Mattarella e il risparmio: salari «inoperosi» e inflazione, mentre il 37% degli italiani non mette nulla da parte

Salari fermi e risparmi bloccati sul conto: cosa ha scritto Mattarella sul risparmio, cosa dicono Istat e Acri e chi deve rispondere nella manovra.

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Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha collegato il risparmio alla busta paga. Venerdì 30 ottobre 2026 ha inviato un messaggio a Giovanni Azzone, presidente dell’Acri, l’Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio, per la 102ª Giornata mondiale del risparmio. Nel testo il Capo dello Stato scrive che i conflitti, l’inflazione e «una dinamica salariale inoperosa» aggrediscono «il tenore di vita dei cittadini».

Inoperosa vuol dire ferma, che non lavora. Il presidente ha scelto con cura una parola rara per descrivere una cosa che milioni di famiglie conoscono bene: lo stipendio arriva, ma compra meno di prima. Non è un’osservazione generica sullo stato del mondo. È una diagnosi, e chi governa la economia del Paese dovrebbe prenderla come tale.

Il messaggio del Quirinale lega il risparmio a salari e inflazione

Nel messaggio del presidente Mattarella per la 102ª Giornata mondiale del risparmio si legge che il risparmio è «una risorsa vitale per le famiglie» e che va tutelato come prescrive la Costituzione. Il riferimento è all’articolo 47, che lega il risparmio alla disciplina del credito.

Il passaggio sui salari arriva dentro un ragionamento sulla finanza. Il presidente ha scritto che i nuovi strumenti finanziari devono «obbedire agli stessi precetti» di quelli tradizionali, per proteggere le famiglie e portare i loro soldi verso investimenti sicuri e produttivi. La conclusione guarda a Bruxelles: per Mattarella una piena integrazione europea è «lo strumento di difesa migliore contro la finanza meramente speculativa». Pesa anche perché arriva mentre a Francoforte si è aperta la partita per l’addio anticipato di Christine Lagarde alla guida della Bce, la Banca centrale europea che decide i tassi.

Non è la prima volta in pochi giorni che il Quirinale parla di lavoro. Il 21 ottobre, davanti ai Cavalieri del Lavoro, il presidente aveva già messo al centro i giovani che non studiano e non lavorano e le paghe troppo basse. Due interventi a distanza di nove giorni dicono la stessa cosa.

Un risparmio che non cresce comincia da uno stipendio fermo.

La Giornata mondiale del risparmio nasce nel 1924 e cade il 31 ottobre

La Giornata mondiale del risparmio si celebra ogni anno il 31 ottobre e risale al 1924, quando a Milano si riunì il primo congresso internazionale delle casse di risparmio. Quest’anno il 31 ottobre cade di sabato e l’Acri ha anticipato l’evento a venerdì 30, con il titolo «Il risparmio nella società che cambia».

Sul palco sono saliti il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, il presidente dell’Abi, l’Associazione bancaria italiana, Antonio Patuelli, e il presidente di Ipsos Nando Pagnoncelli. È stato presentato anche Generazione Risparmio, un progetto triennale che dall’anno scolastico 2026/2027 porterà l’educazione finanziaria a 100mila studenti delle superiori. Non va confusa con la Giornata nazionale del risparmio energetico, che cade a febbraio e riguarda luce e consumi.

Gli stipendi italiani non hanno ancora recuperato l’inflazione del 2022

Le retribuzioni contrattuali, cioè le paghe fissate dai contratti nazionali, nel 2025 sono cresciute in media del 3,1%, secondo il comunicato Istat del 29 gennaio 2026 sulle retribuzioni contrattuali. Il recupero però è partito da molto in basso: a fine 2025, calcola l’Istat, il potere d’acquisto restava di circa l’8% sotto il livello di gennaio 2021.

Tradotto: chi a inizio 2021 faceva la spesa con 100 euro, oggi con lo stesso stipendio contrattuale porta a casa merce per circa 92. E il recupero si è inceppato. Nel comunicato del 29 luglio 2026 l’Istat ha registrato che, dopo dieci trimestri consecutivi in cui le paghe erano cresciute più dei prezzi, nel secondo trimestre 2026 la tendenza si è invertita. Nel settore privato l’aumento medio annuo è sceso al 2,3%.

Infografica TuttoNotizie. Salari e risparmio nel 2026: i numeri dietro il messaggio di Mattarella. Crescita media salari contrattuali 2025: 3,1; Potere d'acquisto perso dal 2021: 8; Italiani che consumano tutto il reddito: 37; Risparmiano senza troppe rinunce: 45. Fonte: Istat 2026; Acri-Ipsos Doxa 2026.
Infografica TuttoNotizie. Fonte: Istat 2026; Acri-Ipsos Doxa 2026

Ecco perché la parola del presidente è esatta. Dopo la fiammata dei prezzi del 2022 i salari italiani non hanno mai chiuso il buco, e ora la rincorsa si è di nuovo fermata.

Il 63% degli italiani tiene i risparmi fermi sul conto

L’indagine Acri-Ipsos Doxa 2026 sul risparmio, circa mille interviste telefoniche raccolte tra il 17 settembre e il 1° ottobre, dice che il 63% degli italiani tiene i risparmi liquidi. Il 26% ne investe una piccola parte, l’8% la maggior parte.

Chi riesce a mettere da parte senza troppe rinunce resta fermo al 45%. Il 37% consuma tutto quello che guadagna, mentre chi accantona una parte sale dal 41% al 44%. Scende la quota di chi vede nel risparmio una fonte di tranquillità: dal 38% al 35%. Il dato più netto riguarda le età: i giovani della GenZ hanno un saldo di +55 punti tra chi si aspetta un miglioramento personale e chi un peggioramento, gli over 65 di -12.

Infografica TuttoNotizie. Giornata del risparmio 2026: come gli italiani tengono i loro soldi. Tutto liquido: 63%; Ne investe una piccola parte: 26%; Ne ha investito la maggior parte: 8%. Fonte: Acri-Ipsos Doxa 2026.
Infografica TuttoNotizie. Fonte: Acri-Ipsos Doxa 2026

Soldi fermi sul conto, con l’inflazione che corre, perdono valore ogni mese. È il circolo che il messaggio del Quirinale descrive: stipendi deboli, risparmio impaurito, investimenti che finiscono altrove.

Dalla manovra un taglio alle fondazioni, denuncia il presidente dell’Acri

Proprio alla Giornata del risparmio, il presidente dell’Acri Giovanni Azzone ha sostenuto che la legge di bilancio costringe le fondazioni a rinunciare a progetti di filantropia pari a percorsi per 20mila Neet, i ragazzi che non studiano e non lavorano, oppure di autonomia per 2mila persone con disabilità. Azzone ha detto di aspettarsi prese di posizione da chi vedrà ridursi i benefici.

Il calcolo è dell’Acri e il governo non lo ha ancora contestato con numeri propri. Se è giusto, il contrasto è evidente: lo stesso giorno in cui il Capo dello Stato parla di risparmio come risorsa per la società, la manovra toglie soldi a chi quel risparmio lo trasforma in servizi per i più fragili. Il ministro Giorgetti, seduto allo stesso evento, deve una risposta in Parlamento con le cifre, non con una battuta: o smentisce i conti di Azzone, o la norma va corretta durante l’esame della legge di bilancio.

Il Quirinale non può alzare i salari: la responsabilità è di governo e Parlamento

Il presidente della Repubblica non fissa gli stipendi e non può licenziare un governo per scarsi risultati: secondo l’articolo 94 della Costituzione l’esecutivo risponde alle Camere con la fiducia, e lo scioglimento previsto dall’articolo 88 serve quando in Parlamento non c’è più una maggioranza.

Molti lettori se la sono presa proprio con il Colle. Nello studio sui commenti, il 41% accusa Mattarella di parlare senza agire. La rabbia per le paghe ferme è fondata sui dati Istat, ma il bersaglio è sbagliato. Il presidente ha usato l’unico strumento che ha: la parola pubblica, scritta e firmata. Chi ha gli strumenti veri sono il governo di Giorgia Meloni, la maggioranza che vota la manovra, e le imprese e i sindacati che firmano i contratti.

Studio TuttoNotizie

Cosa pensano i lettori: Mattarella e il risparmio

Abbiamo letto e classificato uno per uno 22 commenti pubblici. Ogni commento conta una volta sola.

22commenti letti
2testate su Facebook

  • Mattarella parla ma non agisce41%
  • Governo e politica sprecano risorse23%
  • Spese per armi e guerre14%
  • Costituzione e salari vanno rispettati4%
  • Fuori tema o senza opinione18%

Le tesi più sostenute

  • 18%Mattarella dice ovvietà e non fa nulla di concreto
  • 14%Si spende in armi e lusso invece di aiutare i cittadini

Le convinzioni dei lettori, verificate

  • In parte veroLa scala mobile dei salari fu abolita definitivamente dal governo Amato nel 1992

    Il protocollo del 31 luglio 1992, firmato dal governo Amato con Cgil, Cisl, Uil e Confindustria, chiuse la scala mobile. Il nuovo sistema di contrattazione fu poi fissato dal protocollo del 23 luglio 1993 del governo Ciampi, sottoscritto anch'esso dai sindacati.

    Fonte: Governo Amato, Protocollo sulla politica dei redditi del 31 luglio 1992; Governo Ciampi, Protocollo del 23 luglio 1993

  • In parte veroMario Draghi ha dichiarato che il calo del tenore di vita dipende da scelte consapevoli della politica

    Nell'aprile 2024, a La Hulpe, Draghi ha detto che l'Europa ha perseguito una strategia di contenimento dei costi salariali per competere, deprimendo la domanda interna. Non ha parlato di una scelta di ridurre il tenore di vita dei cittadini.

    Fonte: Mario Draghi, intervento alla conferenza di alto livello sul Pilastro europeo dei diritti sociali, La Hulpe, 16 aprile 2024

Come abbiamo fatto lo studio

Commenti pubblici sotto i post Facebook di ANSA.it, Sky tg24. Un sistema di intelligenza artificiale ha assegnato ogni commento a una sola categoria; le percentuali le calcoliamo noi sul totale. Nessun commento è citato o attribuito.

Una parte dei commenti richiama l’articolo 36 della Costituzione, quello sulla retribuzione «sufficiente ad assicurare» una vita dignitosa. Il richiamo è giusto. È il metro con cui giudicare la legge di bilancio, voce per voce: quanto lascia in busta paga, quanto spinge i rinnovi dei contratti scaduti, quanto toglie a chi aiuta i più deboli.

Il governo ha avuto tre anni di ripresa dell’occupazione e un’inflazione tornata bassa nel 2025 per recuperare il terreno perso. Il recupero si è fermato a metà. Davanti a un messaggio così diretto del Capo dello Stato, il ministero dell’Economia deve presentare al Parlamento una stima chiara dell’effetto della manovra sui salari reali. La legge di bilancio va approvata entro il 31 dicembre 2026: è lì, nelle prossime settimane di emendamenti e voti, che le parole del Quirinale diventano soldi o restano un messaggio.

Come abbiamo lavorato

  • Abbiamo consultato 4 documenti e fonti ufficiali, elencati in fondo all’articolo.
  • Abbiamo letto e classificato 22 commenti pubblici dei lettori per capire dubbi e domande a cui rispondere.
  • Distinguiamo i fatti accertati da quello che è solo sostenuto dalle parti, e lo diciamo nel testo.
  • Ultimo aggiornamento: 30 ottobre 2026, ore 13:06.

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Fonti

Tag:Risparmio