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Il 4 novembre 2026 il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha commentato le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, che hanno dato il Congresso ai democratici. Ha detto: «Rispettiamo la volontà degli americani, il rapporto con gli Usa non cambia». Il segretario di Forza Italia ha parlato dopo un incontro con il sindacato Confsal sulla manovra e ha promesso che l’Italia resterà leale «a prescindere da governo o Congresso».
Tajani dopo le midterm: «il rapporto con gli Stati Uniti non cambia»
Antonio Tajani ha detto che l’Italia accetta il risultato delle midterm e resta «partner strategico» degli Stati Uniti, chiunque abbia la maggioranza a Washington. Ha aggiunto che gli Stati Uniti sono «la più importante grande democrazia del mondo» e che ogni scelta degli elettori va rispettata, anche quando cambia gli equilibri.
Sul rispetto del voto siamo d’accordo con lui. Il problema è un altro. Una lealtà promessa senza condizioni, proprio mentre le nostre imprese pagano dazi più alti per vendere in America, rischia di trasformarsi in un’occasione persa. Il ministro avrebbe potuto dire che cosa l’Italia chiede alla nuova maggioranza. Non l’ha fatto.
Il silenzio non fa di un Paese un alleato più leale.
I democratici conquistano Camera e Senato, Trump risponde con il «Veto»
Alle elezioni del 3 novembre 2026 i democratici hanno conquistato la maggioranza alla Camera dei rappresentanti. Al Senato, secondo i conteggi ancora provvisori, hanno 54 seggi contro i 43 dei repubblicani. A metà del mandato presidenziale si rinnovano tutti i 435 seggi della Camera e circa un terzo dei 100 senatori.
Alla Casa Bianca il colpo si è sentito. Donald Trump ha detto di accettare il voto, poi ha pubblicato su Truth un cappellino con la scritta «Veto»: il potere che gli resta per bloccare le leggi del nuovo Congresso. Non è una novità che le midterm puniscano il partito del presidente. Nel 2018 i democratici presero 41 seggi in più alla Camera e nel 2010 fu Barack Obama a perderne 63.

Sulle merci europee resta un dazio minimo del 15%
Dall’estate del 2025 quasi tutte le merci europee che entrano negli Stati Uniti pagano un dazio di almeno il 15%. È il risultato dell’intesa annunciata il 27 luglio 2025 a Turnberry, in Scozia, dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e da Trump. I dettagli sono stati messi per iscritto il 21 agosto 2025.
Il meccanismo lo spiega una scheda del Congressional Research Service sull’intesa commerciale tra Stati Uniti e Unione europea, cioè il servizio studi del Congresso americano. Washington applica il valore più alto fra il dazio ordinario e il 15%. Per le auto europee il dazio è sceso dal 27,5% al 15%, ma per la maggior parte delle altre merci il 15% è un aumento rispetto a prima. Ed è proprio il Congresso, secondo l’articolo 1 della Costituzione americana, a poter imporre dazi e imposte. Il commercio non dipende solo dal presidente. I democratici che lo controllano da gennaio potranno pesare anche su questo.
Finora il governo italiano ha puntato quasi tutto sul rapporto diretto con la Casa Bianca. Il 20 gennaio 2025 la premier Giorgia Meloni fu l’unica capo di governo dell’Unione europea presente all’insediamento di Trump. Una scelta legittima, ma che oggi mostra il suo limite: gli interlocutori a Washington sono cambiati.
Italia, Trump e dazi: dall'insediamento 2025 alle midterm 2026
- Giorgia Meloni è l'unica capo di governo Ue presente all'insediamento di Donald Trump
- Von der Leyen e Trump annunciano a Turnberry l'intesa con dazi al 15% sulle merci europee
- Casa Bianca e Commissione europea pubblicano la dichiarazione congiunta sull'intesa
- Salvini non fa gli auguri a Trump per le midterm: «lo faccio agli americani»
- Trump accetta la vittoria dei democratici, poi pubblica su Truth il cappellino «Veto»
- Tajani: rapporto con gli Usa invariato, leali «a prescindere da governo o Congresso»
L’Italia vende negli Stati Uniti quasi 65 miliardi di euro di merci
Gli Stati Uniti assorbono oltre il 10% di tutto l’export italiano e nel 2024 hanno comprato dall’Italia beni per 64,8 miliardi di euro. Sono il nostro secondo mercato estero dopo la Germania. Quella cifra vale più di mille euro per ogni italiano, neonati compresi.
Il Rapporto sulla competitività dei settori produttivi 2025 dell’Istat mostra quanto alcune filiere dipendano dall’America. Per navi e imbarcazioni gli Stati Uniti valgono circa il 20% di tutto quello che vendiamo nel mondo. Poi vengono meccanica, farmaci, moda, vino e cibo. Sono questi i settori che pagano ogni punto di dazio. È lo stesso tema che il giorno prima era rimasto fuori dalle parole del leader della Lega, Matteo Salvini, quando ha scelto di non fare gli auguri a Trump e di farli «agli americani».

Chiedere qualcosa a Washington non vuol dire tradire l’alleanza. L’Italia è tra i Paesi fondatori della Nato dal 1949 e governi di ogni colore hanno confermato quella scelta. Al vertice dell’Aia del giugno 2025 ci siamo impegnati a portare la spesa per la difesa al 5% del prodotto interno lordo entro il 2035. La lealtà l’abbiamo dimostrata con i fatti: adesso possiamo chiedere reciprocità.
Chi è Antonio Tajani, segretario di Forza Italia verso il congresso del 2027
Antonio Tajani, 73 anni, è vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri dal 2022. È anche segretario nazionale di Forza Italia, partito che guida dalla morte di Silvio Berlusconi nel 2023. In passato è stato commissario europeo e presidente del Parlamento europeo.
Il partito è in piena stagione congressuale. Il 17 maggio 2026 Tajani ha aperto a Lamezia Terme il primo congresso regionale e ha detto che al congresso nazionale del 2027 chi vuole candidarsi alla guida potrà farlo, perché Forza Italia «non è una caserma». Il 26 settembre 2026 ha partecipato al congresso regionale di Roma.
C’è una sua frase che si adatta bene anche ai rapporti con Washington. Il 30 marzo 2025, a Firenze, parlando degli alleati di governo, disse che Forza Italia è leale con l’esecutivo ma «non piegheremo la testa» quando si tratta di difendere i propri valori. È la regola giusta. Chi la applica nella coalizione dovrebbe applicarla anche con gli alleati più potenti.
Il nuovo Congresso degli Stati Uniti si insedia il 3 gennaio 2027
La nuova maggioranza democratica entrerà in carica il 3 gennaio 2027, la data fissata dal ventesimo emendamento della Costituzione americana per l’avvio di ogni nuovo Congresso. Da qui ad allora ci sono due mesi. È il tempo che l’Italia ha per farsi trovare pronta.
Tajani e la premier Meloni devono usarli per aprire un canale con i leader democratici della Camera e del Senato. Il tema da mettere sul tavolo è la revisione del dazio del 15%. Poi devono riferire in Parlamento su che cosa chiedono e su che cosa ottengono. Le trattative commerciali le conduce la Commissione europea per tutti i 27 Paesi, ma ogni governo può pesare sulle priorità. Un Paese che vende in America quasi 65 miliardi l’anno non può limitarsi a fare gli auguri.
Ora si attendono i risultati definitivi dei seggi ancora aperti al Senato. Il 3 gennaio si insedia il nuovo Congresso, e nel 2027 Forza Italia terrà il suo congresso nazionale. Fino ad allora la linea resta una sola: leali sempre, a prescindere mai.
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- Ultimo aggiornamento: 4 novembre 2026, ore 12:16.
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Fonti
- Congressional Research Service (2025). U.S.-EU Tariffs and Trade Framework Agreement.
- Istat (2025). Rapporto sulla competitività dei settori produttivi, edizione 2025.
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