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A Pachino, in provincia di Siracusa, domenica 11 ottobre 2026 un giovane tunisino, Jawher Haddaji, insieme a due connazionali ha salvato due anziani disabili da un incendio in un appartamento di via dei Mille. Dopo i controlli della polizia è risultato destinatario di un decreto di espulsione e ora si trova nel centro per i rimpatri di Milo, a Trapani. Lo racconta il suo avvocato, Salvatore Di Fede.
La notizia conta perché mette in fila due pezzi della stessa legge. Il Testo unico sull’immigrazione prevede l’espulsione di chi è irregolare, e lo Stato l’ha applicata in poche ore. Lo stesso Testo unico, all’articolo 42-bis, prevede un permesso di soggiorno per chi compie atti di particolare valore civile, e quella parte, a cinque giorni dai fatti, non risulta nemmeno avviata. La nostra posizione è semplice: il prefetto di Siracusa deve aprire l’istruttoria e mandare la proposta al ministro dell’Interno, e il rimpatrio va fermato finché il Viminale non decide. Uno Stato che vuole essere severo è credibile solo se applica tutte le regole, comprese quelle che premiano.
Cosa è successo in via dei Mille l’11 ottobre
Nel pomeriggio di domenica 11 ottobre un incendio scoppia in un appartamento al primo piano di via dei Mille, nel centro di Pachino. In casa ci sono due anziani che non possono mettersi in salvo da soli: un uomo allettato e il fratello, anziano e disabile. Tre giovani tunisini entrano nel fumo e li portano fuori. Poi, secondo il legale, rientrano per mettere in sicurezza una bombola del gas.
Di Fede dice di aver visto un filmato girato da persone presenti, nel quale si vedono i tre «entrare dentro casa e portare fuori in braccio il pensionato allettato e il disabile». La messa in sicurezza della bombola non si vede nel video, ma secondo l’avvocato è stata confermata dagli agenti. Sul posto sono arrivati i vigili del fuoco del distaccamento di Noto e la polizia del commissariato di Pachino.
Alcune ricostruzioni parlano di tre persone salvate anziché due. La versione del legale, che ha visto il video, parla di due fratelli. Un terzo occupante, se c’era, non risulta tra chi aveva bisogno di essere trasportato fuori.
Il decreto di espulsione di luglio e il trasferimento nel Cpr
Durante l’identificazione, uno dei tre soccorritori risulta senza documenti. Dai controlli emerge un decreto di espulsione emesso a luglio 2026, che secondo l’avvocato porta la firma della Questura di Mantova. Da lì scatta la procedura prevista dalla legge: verifica dei posti disponibili e trasferimento in un centro di permanenza per i rimpatri. Haddaji è stato portato nel Cpr di Milo, in provincia di Trapani.
Due dettagli vanno chiariti perché circolano versioni diverse. L’età del giovane non è stata accertata con documenti: il suo avvocato stima tra i 25 e i 30 anni, altre fonti parlano di 20 o 25. E Pachino si trova nel Siracusano, all’estremo sud-est della Sicilia, non nel Palermitano come scritto da qualche notiziario.
Il motivo del decreto di luglio non è noto. Nessun atto pubblico lo spiega e l’avvocato non lo ha indicato. In Italia l’espulsione amministrativa scatta nella grande maggioranza dei casi per la semplice presenza irregolare, cioè senza permesso di soggiorno. Ma può anche essere motivata da ragioni di pericolosità sociale. La differenza, in questa storia, è decisiva, e la vedremo tra poco.
Cosa dice l’articolo 42-bis e chi deve muoversi
L’articolo 42-bis del decreto legislativo 286 del 1998 è stato inserito dal decreto-legge 113 del 2018, il primo decreto sicurezza, convertito nella legge 132 del 2018. Il ministro dell’Interno di allora era Matteo Salvini. La norma dice che il ministro dell’Interno, su proposta del prefetto competente, può autorizzare uno speciale permesso di soggiorno allo straniero che ha compiuto atti di particolare valore civile. Il permesso dura 2 anni, è rinnovabile, consente di studiare e lavorare e può essere convertito in un permesso per lavoro.
C’è un limite scritto nero su bianco: il permesso non si dà se ci sono motivi per ritenere lo straniero pericoloso per l’ordine e la sicurezza pubblica. Ecco perché il contenuto del decreto di Mantova pesa. Se l’espulsione è stata disposta solo perché il giovane era senza permesso, il 42-bis è pensato esattamente per casi come questo. Se invece ci sono ragioni di sicurezza, lo Stato deve dirlo e motivare il no.
Gli atti di valore civile sono quelli elencati dall’articolo 3 della legge 13 del 1958, la norma sulle ricompense al valor civile. Il primo caso dell’elenco è salvare persone esposte a un grave e imminente pericolo. Un appartamento in fiamme, due persone che non possono camminare e una bombola del gas rientrano in quella descrizione senza bisogno di forzature.
La Pec senza risposta e il titolo sul permesso negato
Di Fede ha inviato una Pec all’Ufficio immigrazione della Questura di Siracusa per chiedere l’apertura della procedura del 42-bis. Secondo il legale, al momento in cui ha parlato con la stampa non aveva ricevuto risposta. Ha poi annunciato un’istanza formale al prefetto di Siracusa, che è l’unico a poter inviare la proposta al ministero.
Qui va corretta una convinzione che circola: non esiste, a oggi, un atto di diniego. Un titolo di una testata locale ha parlato di permesso premio non ottenuto, ma nessuna fonte riferisce di un provvedimento che lo rifiuti. La situazione documentata è un’altra, e per noi è più grave: la richiesta non ha ancora avuto una risposta. La legge che espelle ha funzionato in 48 ore, quella che premia non si è ancora messa in moto.
Intanto la procedura di trattenimento va avanti con i suoi tempi. Il trattenimento in un Cpr deve essere convalidato da un giudice entro 48 ore dalla comunicazione e il rimpatrio verso la Tunisia, Paese con cui l’Italia ha accordi di riammissione, può essere rapido. Per questo la proposta del prefetto non può aspettare settimane.
I precedenti: Padova nel 2019, Ramy e Adam, Gassama in Francia
Il 42-bis non è una norma mai usata. Nel 2019 la Questura di Padova ha comunicato il rilascio del permesso per atti di particolare valore civile a due cittadini stranieri, citando proprio il decreto 113 del 2018. Lo strumento esiste, è stato applicato e non ha creato scandali.
Il 20 marzo 2019 un autista sequestrò un autobus con una cinquantina di studenti a San Donato Milanese e gli diede fuoco. Ramy Shehata, 13 anni, figlio di genitori egiziani, chiamò i carabinieri da un telefono nascosto. Insieme al compagno Adam El Hamami ricevette la cittadinanza italiana per meriti speciali: la proposta fu portata in Consiglio dei ministri l’11 giugno 2019 dallo stesso Salvini, che parlò di eminenti servizi resi al Paese. Un governo con la linea più dura sull’immigrazione degli ultimi anni scelse di premiare il merito.
In Francia, il 26 maggio 2018, il maliano Mamoudou Gassama, allora senza documenti, scalò quattro piani di un palazzo a Parigi per afferrare un bambino appeso a un balcone. Due giorni dopo il presidente Emmanuel Macron lo ricevette all’Eliseo, annunciò la naturalizzazione e un posto tra i vigili del fuoco. A settembre 2018 Gassama era cittadino francese.
Chi deve fare cosa adesso
La richiesta è precisa e si rivolge a chi ha il potere di decidere.
- Il prefetto di Siracusa deve aprire subito l’istruttoria prevista dall’articolo 42-bis e trasmettere la proposta al ministro dell’Interno, acquisendo il video, il rapporto della polizia e quello dei vigili del fuoco di Noto.
- Il ministro dell’Interno deve decidere prima che il rimpatrio venga eseguito. Il permesso è una scelta discrezionale, ma una scelta va presa e motivata, non lasciata cadere per scadenza dei tempi.
- La Questura di Siracusa deve rispondere alla Pec del legale e chiarire su quale base è stato emesso il decreto di luglio: presenza irregolare o ragioni di sicurezza.
- Se la risposta sarà un no, il Viminale deve spiegare pubblicamente il motivo, perché la norma è stata scritta per proteggere la collettività, non per restare nel cassetto.
Nessuno chiede di cancellare l’espulsione con un colpo di spugna. Chiediamo che lo Stato legga tutta la pagina della legge, non solo la riga che gli fa comodo in quel momento.
Chi dice che la legge è uguale per tutti ha ragione, e proprio per questo l’articolo 42-bis va applicato a Pachino come è stato applicato a Padova.
Fonti
- Normattiva (1998). Decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, Testo unico sull’immigrazione, articolo 42-bis.
- Normattiva (2018). Decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, convertito dalla legge 1 dicembre 2018, n. 132.
- Normattiva (1958). Legge 2 gennaio 1958, n. 13, Norme per la concessione di ricompense al valore civile.
- Questura di Padova (2019). Rilascio a due stranieri del permesso di soggiorno per aver compiuto atti di particolare valore civile.
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