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RJ Mitte è morto a 34 anni. L’attore che interpretava Walter White Jr. in Breaking Bad è stato dichiarato deceduto lunedì 12 ottobre 2026 a Brownsville, in Texas. La polizia della città ha confermato il decesso di Roy Frank Mitte III, questo il nome completo, e ha spiegato che causa e modalità della morte restano da accertare. Bryan Cranston, il suo padre sullo schermo, lo ha salutato con un messaggio pubblico.
La notizia conta per una ragione che va oltre il lutto dei fan. Mitte aveva una paralisi cerebrale e per cinque stagioni ha recitato un personaggio con la stessa condizione, davanti a milioni di spettatori in tutto il mondo. Ha dimostrato con i fatti che un attore con disabilità può reggere una serie di successo e vincere premi. La nostra posizione è netta: i personaggi con disabilità vanno affidati ad attori con disabilità, anche in Italia, a partire dalla televisione pubblica che paghiamo con il canone.
Cosa si sa della morte e cosa dice la polizia
Il dipartimento di polizia di Brownsville ha diffuso una nota nel pomeriggio di lunedì 12 ottobre. Conferma la morte dell’attore e precisa che la causa e le circostanze sono ancora oggetto di indagine, in attesa di una determinazione ufficiale. A dichiarare il decesso è stata la giudice di pace della contea di Cameron, Cyndi Hinojosa.
Alcuni siti americani di gossip hanno scritto che si sarebbe trattato di un gesto volontario. Nessuna autorità lo ha confermato. Fino a quando la polizia o il medico legale non comunicano la causa, ogni ricostruzione resta un’ipotesi non verificata. Vale anche per chi, sui social, tira in ballo i vaccini: nessuna fonte ufficiale collega questa morte a un vaccino, e la causa non è stata ancora stabilita da nessuno.
Mitte viveva a Brownsville, città di confine con il Messico dove era cresciuto suo nonno. Era presidente della Roy F. and Joann Cole Mitte Foundation, l’ente di famiglia che finanzia borse di studio e progetti culturali nella zona. Il Mitte Cultural District, il distretto culturale cittadino che porta il nome della famiglia, lo ha ricordato in una nota come un sostenitore dell’accessibilità e dell’inclusione nelle arti.
Chi era RJ Mitte, dalla diagnosi a 3 anni a Breaking Bad
Mitte era nato nel 1992 a Jackson, nel Mississippi. A 3 anni i medici gli diagnosticarono una paralisi cerebrale, un danno al cervello che compromette movimenti e postura. Da bambino ha portato tutori alle gambe e usato le stampelle per anni, tra fisioterapia e prese in giro a scuola.
Nel 2008 ottenne la parte di Walter White Jr., il figlio del professore di chimica diventato produttore di droga interpretato da Bryan Cranston. Il ragazzo, che nella serie si fa chiamare Flynn, ha una paralisi cerebrale più marcata di quella dell’attore. Mitte ha raccontato più volte di aver dovuto reimparare a camminare con le stampelle e a rallentare la parlata per la parte. Breaking Bad è andata in onda negli Stati Uniti dal 2008 al 2013, per 5 stagioni e 62 episodi.
Nel gennaio 2014, alla ventesima edizione degli Screen Actors Guild Awards, il cast della serie ha vinto il premio per il miglior insieme di attori in una serie drammatica. È il riconoscimento del sindacato degli attori americani, assegnato dai colleghi. Nel 2013 Mitte aveva già ricevuto l’Harold Russell Award ai Media Access Awards, il premio che lo stesso sindacato dedica a chi fa crescere la presenza delle persone con disabilità sullo schermo.
Il saluto di Bryan Cranston e del cast
Bryan Cranston ha pubblicato un messaggio in cui si dice in profonda disperazione per la notizia. Ha scritto di aver sentito Mitte di recente e di avere in programma un pranzo con lui. Il saluto finale è stato: «Mi mancherai, figliolo». Anche Aaron Paul e Dean Norris, compagni di set per cinque stagioni, lo hanno ricordato pubblicamente. L’attrice Marlee Matlin, sorda dalla prima infanzia e premio Oscar nel 1987, ha affidato ai social il suo cordoglio: con Mitte condivideva la battaglia per i ruoli agli attori con disabilità.
La battaglia per i ruoli: il 95% delle parti a chi la disabilità la imita
Finita la serie, Mitte ha usato la sua notorietà per una causa precisa. È stato ambasciatore di United Cerebral Palsy, la principale associazione americana per la paralisi cerebrale, e degli Shriners Hospitals for Children, una rete di ospedali pediatrici con cui ha guidato una campagna contro il bullismo. È stato inoltre portavoce di I AM PWD, la campagna del sindacato degli attori SAG-AFTRA per l’inclusione degli interpreti con disabilità nel cinema e nella tv.
I numeri spiegano perché quella battaglia serviva. Nel 2016 la Ruderman Family Foundation, fondazione americana che si occupa di inclusione, ha esaminato i personaggi con disabilità nelle serie più viste negli Stati Uniti. Risultato: oltre il 95% era interpretato da attori senza disabilità. Su 20 ruoli, 19 andavano a chi la disabilità la recitava per imitazione. Mitte era l’eccezione che dimostrava quanto fosse ingiustificata la regola.
Il suo messaggio era semplice e lo ripeteva in ogni intervista: troppo spesso le persone con disabilità vengono fatte sedere su un divano davanti alla tv, e «questa non è vita». Non chiedeva compassione. Chiedeva una parte da recitare e un lavoro da fare.
I numeri italiani: lavora solo il 31% delle persone con limitazioni gravi
Il problema che Mitte denunciava a Hollywood esiste anche da noi, e in forma più ampia. L’Istat, nel rapporto «Conoscere il mondo della disabilità» del dicembre 2019, ha contato che tra i 15 e i 64 anni lavora il 31,3% delle persone con limitazioni gravi, contro il 57,8% del resto della popolazione. Tra le donne con limitazioni gravi la quota scende al 26,7%. In pratica, lavorano 3 persone su 10 contro quasi 6 su 10.
Questo accade nonostante la legge 68 del 1999 obblighi da oltre 25 anni le aziende con almeno 15 dipendenti ad assumere una quota di lavoratori con disabilità. La regola esiste, il risultato no. E la televisione, che forma l’immagine che il Paese ha di sé, non è esente: nel 2019 Rai1 ha trasmesso «Ognuno è perfetto», con ragazzi con sindrome di Down interpretati da attori con sindrome di Down. Un’esperienza riuscita, rimasta però un caso isolato e non una regola.
Cosa chiediamo alla Rai e ai produttori
La richiesta è concreta. La Rai pubblichi ogni anno quanti attori con disabilità scrittura nelle sue fiction e adotti come regola l’affidamento dei personaggi con disabilità a interpreti che quella condizione la vivono. Le case di produzione private facciano lo stesso, a cominciare dalle serie che ricevono fondi pubblici o crediti d’imposta. Un dato pubblicato ogni anno costa poco e rende impossibile nascondersi dietro le buone intenzioni.
Alla polizia di Brownsville chiediamo quello che le compete: comunicare la causa della morte appena accertata, per chiudere la strada alle ricostruzioni di fantasia che già circolano.
RJ Mitte ha portato la paralisi cerebrale in prima serata in decine di Paesi, senza farne un caso pietoso. Il modo migliore per ricordarlo è dare la parte a chi, come lui, la può recitare davvero.
Fonti
- Ruderman Family Foundation (2016). The Ruderman White Paper on Employment of Actors with Disabilities in Television.
- Istat (2019). Conoscere il mondo della disabilità: persone, relazioni e istituzioni.
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