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La Stampa USA è online da martedì 13 ottobre 2026. Il quotidiano torinese e il suo editore, il Gruppo Sae guidato da Alberto Leonardis, hanno presentato il nuovo portale in inglese al Waldorf Astoria di New York. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha inviato un messaggio di saluto: «Il giornalismo di qualità avvicina le nostre società». Presente anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
La notizia conta per due motivi. Il primo è economico: un editore privato investe per raccontare l’Italia e le sue imprese a un mercato da 16 milioni di americani con origini italiane. Su questo siamo d’accordo senza riserve. Il secondo motivo è politico. Meloni elogia il giornalismo a Manhattan, ma il banco di prova è Roma. I dati sulla libertà di stampa in Italia, dall’indice di Reporters sans frontières ai rapporti della Commissione europea sullo Stato di diritto, dicono che il nostro Paese ha problemi veri. Un capo di governo che crede nel giornalismo di qualità lo dimostra rispondendo alle domande, non con un messaggio di auguri.
Cosa è stato presentato al Waldorf Astoria
La Stampa USA è un sito in lingua inglese che pubblica notizie, analisi e storie sull’Italia pensate per il pubblico americano. L’obiettivo dichiarato dall’editore è raccontare le aziende italiane, la cultura e la politica a chi vive negli Stati Uniti, a partire dalla comunità italo-americana. Leonardis ha definito il progetto una «novità assoluta» per l’editoria italiana. Maurizio Molinari, già direttore della Stampa e di Repubblica e per anni corrispondente dagli Stati Uniti, ha parlato di «una finestra dell’Italia per gli americani».
La scelta del luogo non è casuale. Il Waldorf Astoria, nel cuore di Manhattan, ha riaperto nel 2025 dopo anni di restauro ed è da sempre un simbolo dei rapporti tra Italia e America. Il taglio del nastro è stato digitale: il sito è stato messo online in diretta davanti a imprenditori, diplomatici e giornalisti.
Le parole di Meloni e di Tajani
Nel suo messaggio la premier ha legato il nuovo sito al rapporto tra i due Paesi. «Il legame transatlantico è una pietra miliare della nostra sicurezza e prosperità», ha scritto Meloni. «Rafforzarlo significa garantire che Europa e America possano affrontare insieme le sfide comuni con unità e senso di responsabilità condiviso». La premier ha descritto l’amicizia tra Italia e Stati Uniti come fondata «su libertà e democrazia».
Tajani, intervenuto di persona, ha messo l’accento sull’economia: imprese, cinema, moda e cucina come terreno comune tra le due società. Il ministro ha ricordato due appuntamenti in arrivo. «Per la prima volta il Vinitaly a New York e l’America’s Cup a Napoli», ha detto. La regata più antica del mondo si correrà nel golfo di Napoli nel 2027, la fiera del vino di Verona porterà per la prima volta un’edizione nella città americana.
I numeri: chi può leggere La Stampa USA
Il pubblico potenziale esiste ed è grande. Secondo le stime dello US Census Bureau, circa 16 milioni di americani dichiarano origini italiane. È come se tutta la popolazione di Lombardia e Lazio messe insieme vivesse oltreoceano. La maggior parte non legge l’italiano: un sito in inglese è l’unico modo per raggiungerla.
Gli Stati Uniti sono inoltre il primo mercato di esportazione italiano fuori dall’Unione europea, con oltre 60 miliardi di euro di merci vendute all’anno negli ultimi anni. In questo quadro un giornale che racconta le aziende italiane in inglese è uno strumento utile, anche con i dazi imposti dall’amministrazione Trump che pesano su vino, moda e meccanica. Non sappiamo ancora quanti giornalisti lavoreranno nella redazione americana né quali obiettivi di lettori si sia dato l’editore. Lo chiederemo.
La contraddizione: cosa dicono i dati sulla stampa in Italia
Meloni dice che il giornalismo di qualità avvicina le società. I numeri sullo stato della stampa italiana raccontano un Paese in difficoltà. Nell’indice mondiale della libertà di stampa 2025 di Reporters sans frontières l’Italia è al 49esimo posto su 180 Paesi, dietro Germania, Spagna e Francia. Nel 2024 era al 46esimo. L’organizzazione ha indicato tra le cause le pressioni politiche sulla Rai, le querele contro i giornalisti e la concentrazione della proprietà dei media.
La Commissione europea, nei rapporti annuali sullo Stato di diritto del 2024 e del 2025, ha raccomandato all’Italia di adottare garanzie per l’indipendenza della Rai, sia nella scelta dei vertici sia nei finanziamenti. Nel rapporto 2025 ha rilevato che su questo punto non ci sono stati progressi. Bruxelles ha anche chiesto una riforma della diffamazione, che in Italia resta un reato punito con il carcere.
C’è poi un caso che riguarda la premier in persona. Il 12 ottobre 2023 il tribunale di Roma ha condannato in primo grado lo scrittore Roberto Saviano a 1.000 euro di multa per diffamazione. La querela era stata presentata da Meloni nel 2020, quando guidava l’opposizione, per una frase pronunciata in televisione. Una querela è un diritto di ogni cittadino. Ma chi governa ha un potere che nessun cittadino ha, e per questo deve usare gli strumenti giudiziari contro chi scrive con una misura maggiore degli altri.
Le regole europee che l’Italia deve applicare
Due atti dell’Unione europea rendono il tema urgente. Il primo è il regolamento 2024/1065, conosciuto come European Media Freedom Act, cioè la legge europea sulla libertà dei media. È in vigore in tutti gli Stati dall’8 agosto 2025 e all’articolo 5 impone che i servizi pubblici siano indipendenti dal governo, con vertici nominati con procedure trasparenti e non discriminatorie.
In Italia la Rai è ancora regolata dalla legge 220 del 2015, voluta dal governo Renzi. Quella legge affida al ministero dell’Economia, cioè al governo, la proposta dell’amministratore delegato e la nomina di 2 consiglieri su 7. Altri 4 li elegge il Parlamento, dove la maggioranza decide. Il risultato è un’azienda pubblica in cui chi governa pesa in modo decisivo. La colpa è di più maggioranze, di centrosinistra e di centrodestra. La responsabilità di cambiarla, oggi, è di chi siede a Palazzo Chigi.
Il secondo atto è la direttiva 2024/1069 contro le cause temerarie, le cosiddette Slapp: azioni legali usate per spaventare chi scrive, non per ottenere giustizia. Il termine per il recepimento negli Stati membri è scaduto il 7 maggio 2026. Il governo deve dire a che punto è l’Italia.
Cosa chiediamo al governo
La redazione di TuttoNotizie chiede tre cose precise.
- Conferenze stampa regolari. La premier incontra i giornalisti con domande libere di fatto una volta l’anno, nella conferenza di fine anno. Chiediamo un appuntamento a cadenza fissa, almeno mensile, con domande senza filtri.
- Una riforma della Rai entro l’anno. Il governo porti in Parlamento un testo che tolga a Palazzo Chigi, chiunque lo occupi, la scelta dei vertici, come chiede il regolamento europeo già in vigore.
- Il recepimento della direttiva anti Slapp. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio riferisca alle Camere sullo stato del recepimento e sui tempi.
Va detto con chiarezza: La Stampa USA non è un’iniziativa del governo. È un editore privato che investe sull’Italia con i propri soldi, e questo merita rispetto. Il giudizio politico riguarda solo chi ha usato quel palco per parlare di giornalismo di qualità.
La libertà di stampa non si esporta con un sito a New York: si pratica a Roma, rispondendo alle domande scomode.
Fonti
- Parlamento europeo e Consiglio (2024). Regolamento (UE) 2024/1065, European Media Freedom Act.
- Parlamento europeo e Consiglio (2024). Direttiva (UE) 2024/1069 sulla protezione dalle azioni legali manifestamente infondate o abusive.
- Normattiva (2015). Legge 28 dicembre 2015, n. 220, Riforma della Rai e del servizio pubblico radiotelevisivo.
- Reporters sans frontières (2025). World Press Freedom Index.
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