Istat, povertà assoluta 2025: 5,4 milioni di persone, tra le famiglie in affitto con figli quasi una su tre

Istat: povertà assoluta 2025 a 5,4 milioni di persone, il 9,3%. In affitto è povera 1 famiglia su 5, con figli quasi 3 su 10. I dati e il nodo del fondo affitti.

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L’Istat, l’istituto nazionale di statistica, ha pubblicato il 15 ottobre 2026 il rapporto sulla povertà assoluta 2025 in Italia. Le persone che non arrivano al minimo per vivere sono 5,4 milioni, il 9,3% dei residenti, in oltre 2,1 milioni di famiglie. Tra chi vive in affitto la quota sale al 20,9%. Se in casa ci sono figli minori, al 28,7%.

I numeri scendono di poco rispetto al 2024, ma l’Istat stesso li definisce stabili. Non c’è nulla da festeggiare: una persona ogni 11 resta sotto la soglia. Il dato che pesa davvero riguarda la casa. In affitto la povertà colpisce quasi 5 volte più che tra i proprietari. Il governo Meloni nel 2023 ha smesso di finanziare il fondo nazionale per gli affitti e nel 2026 ha rimesso solo 2 milioni di euro per gli inquilini morosi senza colpa. Per noi la strada è una sola: un fondo affitti stabile nella legge di bilancio per il 2027 e più case disponibili sul mercato.

Cosa vuol dire povertà assoluta e come la misura l’Istat

Povertà assoluta, per l’Istat, significa non riuscire a spendere il minimo necessario per una vita dignitosa: cibo, casa, bollette, vestiti, cure. La soglia cambia in base al numero dei componenti, alla loro età e alla zona in cui vivono. Una famiglia è povera se la sua spesa mensile reale sta sotto quella soglia.

Qui sta un punto che molti ignorano. L’Istat non guarda i redditi dichiarati né l’Isee, l’indicatore usato per chiedere i bonus. Misura quanto le famiglie spendono davvero, con un’indagine sui consumi. Chi dichiara poco ma spende molto non entra in questo conteggio. I falsi poveri, che esistono e vanno perseguiti, non gonfiano i 5,4 milioni.

Accanto a questa misura c’è la povertà relativa, più larga: confronta la spesa di una famiglia con quella media del Paese. Sotto questa seconda soglia ci sono 2,8 milioni di famiglie e quasi 8,7 milioni di persone, il 14,8% dei residenti.

I numeri del 2025 e il confronto con dieci anni fa

Le famiglie in povertà assoluta sono l’8,0% del totale, contro l’8,4% del 2024. Le persone sono il 9,3%, contro il 9,8%. In cifre, circa 119mila famiglie e 309mila persone in meno. L’Istat però parla di stabilità, perché la differenza rientra nel margine di errore di una stima fatta su un campione.

Il confronto che conta è quello lungo. Nel 2015 la povertà assoluta toccava il 7,4% delle persone, oggi il 9,3%. Tra bambini e ragazzi è passata dal 9,4% al 12,5%. In dieci anni si sono alternati governi di ogni colore, da Renzi a Meloni, e nessuno ha invertito la curva. La responsabilità è condivisa e va detta per intero.

Segnali positivi ci sono nei comuni fino a 50mila abitanti, dove l’incidenza scende al 7,4%. Il Mezzogiorno resta l’area più colpita: ospita il 38,6% delle famiglie povere del Paese. Un altro indicatore Istat, pubblicato a marzo 2026, mostra che le persone a rischio di povertà o esclusione sociale sono scese al 22,6%, circa 13,3 milioni.

L’affitto è il confine della povertà: 999mila famiglie sotto la soglia

Il cuore del rapporto sta in una tabella. Le famiglie in affitto in povertà assoluta sono 999mila, quasi la metà di tutte le famiglie povere, mentre gli affittuari sono solo il 18,1% delle famiglie italiane. L’incidenza tra chi paga un canone è del 20,9%, tra chi vive in casa di proprietà del 4,5%.

Con i figli la forbice si allarga. Tra le famiglie con minori in affitto è povera il 28,7%, quasi 3 su 10. Tra le famiglie con minori proprietarie della casa il 6%. Stesso Paese, stesse spese per crescere un bambino: cambia solo chi incassa il canone ogni mese.

Il lavoro da solo non basta a uscirne. Tra le famiglie con a capo un operaio la povertà assoluta è al 14,3%, in calo dal 15,6% ma doppia rispetto alla media degli occupati, ferma al 7,7%. Lo stipendio entra, poi affitto e spesa se lo prendono quasi tutto. Anche l’istruzione pesa: con almeno il diploma l’incidenza è del 4,4%, con la sola licenza media sale all’11,9%.

Minori e stranieri: i più colpiti, con i numeri veri

I minori in povertà assoluta sono 1 milione e 136mila, il 12,5% di tutti i bambini e ragazzi residenti. È la fascia d’età più colpita, davanti ai giovani tra 18 e 34 anni. Un bambino povero oggi ha meno probabilità di studiare e più probabilità di restare povero da adulto: è il costo più alto di tutto il rapporto.

Sulla cittadinanza i dati Istat sono netti e vanno letti senza forzature. Gli stranieri in povertà assoluta sono oltre 1,5 milioni, con un’incidenza del 29,8%, contro il 7,3% degli italiani. Tra le famiglie composte solo da stranieri la quota è del 29,4%, tra quelle con almeno uno straniero del 26,7%, tra quelle di soli italiani del 5,9%.

Chi sostiene che 3,5 milioni di poveri siano extracomunitari dice una cosa che i dati smentiscono. Gli stranieri poveri sono circa 1,5 milioni, non 3,5. Le famiglie povere composte solo da italiani sono oltre 1 milione e 411mila, i due terzi del totale. La povertà in Italia ha soprattutto un passaporto italiano.

Il fondo affitti: azzerato nel 2023, 2 milioni nel 2026

Lo Stato aveva due strumenti per chi non ce la fa con il canone. Il fondo nazionale per il sostegno alle locazioni, nato con la legge 431 del 1998, e il fondo per la morosità incolpevole, per chi non paga perché ha perso il lavoro o il reddito. Nel 2022 il primo valeva circa 330 milioni di euro.

La legge di bilancio per il 2023, la 197 del 29 dicembre 2022, prima manovra del governo Meloni, non ha finanziato nessuno dei due fondi. Il 16 dicembre 2022 Cgil e Sunia, il sindacato degli inquilini, denunciarono la bocciatura degli emendamenti che chiedevano di ripristinarli. Lo stesso allarme arrivò dai consigli regionali e da molti comuni, che gestivano le domande sul territorio.

La legge di bilancio per il 2026, la 199 del 30 dicembre 2025, ha rifinanziato il fondo per la morosità incolpevole con 2 milioni di euro l’anno per il 2026 e il 2027. Ha creato anche un fondo da 20 milioni per i genitori separati con figli, regolato da un decreto del 14 settembre 2026. Sono cifre che non reggono il confronto: 2 milioni contro i 330 del 2022 vuol dire 165 volte meno, per quasi un milione di famiglie povere in affitto.

Il governo ha promesso in cambio un Piano Casa Italia, con nuovi alloggi. È la direzione giusta nel lungo periodo: quando le case in affitto sono poche, i prezzi salgono e pagano i più deboli. Ma le case nuove arrivano tra anni e gli affitti si pagano ogni mese.

Cosa deve fare il governo adesso

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti deve rimettere nella legge di bilancio per il 2027 un fondo nazionale per gli affitti con una dotazione stabile e pluriennale, non un contributo una tantum. La ministra del Lavoro Marina Calderone deve pubblicare quante famiglie con figli minori in affitto ricevono l’Assegno di inclusione, il sussidio che dal 1° gennaio 2024 ha sostituito il Reddito di cittadinanza.

Quel sussidio è riservato in gran parte a famiglie con minori, disabili o persone sopra i 60 anni. Le famiglie con bambini sono quindi il suo bersaglio dichiarato. Se quasi 3 su 10 di quelle in affitto restano sotto la soglia, il Parlamento deve sapere se l’aiuto arriva e quanto copre del canone. Senza quel numero ogni dibattito sulla povertà resta a vuoto.

Serve anche la parte di mercato: più alloggi, pubblici e privati, e regole che non scoraggino i proprietari dal mettere case in affitto lungo. Sussidi e bonus tamponano, solo l’offerta abbassa davvero i prezzi.

Il calo di 309mila persone è vero e va riconosciuto. Ma oggi, in Italia, la povertà abita in affitto e lo Stato le ha tolto l’unico aiuto dedicato.

Fonti

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