Papa Leone come sta: seconda notte tranquilla al Gemelli, cammina e aspetta l’esame istologico

Papa Leone come sta: notte tranquilla al Gemelli, cammina, fa fisioterapia e attende l'istologico definitivo. I bollettini, l'intervento e i tempi d'attesa in Italia.

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Papa Leone come sta: la Sala Stampa della Santa Sede ha fatto sapere giovedì 15 ottobre che Leone XIV «ha trascorso bene la notte in ospedale, si è alzato e ha fatto colazione». Il Pontefice, Robert Francis Prevost, 71 anni, è ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma dal 13 ottobre, dopo l’asportazione di un tumore al polmone destro.

La notizia conta per due motivi. Il primo: il capo della Chiesa cattolica e dello Stato della Città del Vaticano ha scelto di dire la verità sulla sua malattia, dal nome del tumore ai bollettini quotidiani. È la scelta giusta e va riconosciuta. Il secondo: molti italiani leggono questa storia e pensano alle proprie attese per una Tac o una risonanza. Quella rabbia è fondata, ma ha un indirizzo preciso. Non è la stanza di un uomo appena operato, è il Ministero della Salute e le Regioni che da anni promettono tempi massimi e non li fanno rispettare.

Il bollettino del 15 ottobre e il decorso dopo l’intervento

L’aggiornamento di oggi è breve e dice l’essenziale: notte buona, Papa in piedi, colazione regolare. Segue il bollettino medico di mercoledì 14 ottobre, firmato dal dottor Luigi Carbone e dal professor Stefano Margaritora. Quel testo parlava di esami del sangue e radiografia del torace «previsti dopo l’intervento», con esiti che «confermano un decorso post-operatorio regolare».

Sempre il 14 ottobre il Papa ha svolto la fisioterapia respiratoria, ha camminato nella stanza e ha mangiato a colazione e a pranzo. Nel pomeriggio ha concelebrato la messa in una cappellina del Gemelli. Il direttore della Sala Stampa, Matteo Bruni, ha descritto ai giornalisti un umore buono e ha indicato una degenza di circa una settimana. Le udienze restano sospese fino al 20 ottobre.

Cosa è stato tolto: adenocarcinoma e lobo inferiore del polmone destro

L’operazione si è svolta nel pomeriggio di martedì 13 ottobre. Il Papa è rimasto in sala operatoria circa 3 ore, con un intervento effettivo di circa 90 minuti. L’équipe di chirurgia toracica guidata da Margaritora ha asportato il lobo inferiore del polmone destro. Il polmone destro ha 3 lobi: toglierne uno è un intervento frequente in questi casi.

Il bollettino serale, diffuso alle 21.53, ha spiegato che l’esame istologico estemporaneo ha confermato la diagnosi di adenocarcinoma polmonare. L’esame estemporaneo è l’analisi rapida fatta durante l’operazione sul tessuto tolto. Manca ancora l’esame istologico definitivo, quello che richiede giorni e che dice con precisione stadio e caratteristiche del tumore. È questo il risultato che il Papa aspetta in ospedale.

L’annuncio all’Angelus dell’11 ottobre

Tutto è iniziato in pubblico domenica 11 ottobre. Al termine dell’Angelus in piazza San Pietro, Leone XIV ha detto ai fedeli di doversi operare nei giorni seguenti per un nodulo «circoscritto al polmone», «in una fase molto iniziale» e «ben localizzato». Il nodulo era emerso durante alcuni controlli. Il Papa ha chiesto la preghiera di tutti e ha indicato il Gemelli come luogo dell’intervento.

È un passaggio che pesa. Un uomo che guida oltre un miliardo di cattolici ha scelto di non far passare in silenzio un ricovero che nessuno avrebbe potuto nascondere a lungo. Ha anticipato la notizia, l’ha spiegata con parole semplici e ha lasciato che i medici comunicassero i dettagli. Questo è il modo corretto di trattare la salute di chi ha potere.

I precedenti: Giovanni Paolo II e Francesco nello stesso ospedale

Il Gemelli ha già ospitato due Papi più volte. Giovanni Paolo II vi fu ricoverato così spesso, dal 1981 in poi, da chiamarlo scherzando il terzo Vaticano. Papa Francesco vi è rimasto 38 giorni, dal 14 febbraio al 23 marzo 2025, per una polmonite bilaterale, con bollettini quotidiani della Sala Stampa.

La differenza rispetto al passato sta nei tempi. Leone XIV ha annunciato la malattia domenica ed è stato operato martedì. Questa rapidità è normale per un capo di Stato e sarebbe normale per chiunque, se le regole italiane fossero rispettate. Il problema è che non lo sono.

I numeri delle liste d’attesa in Italia

Le regole esistono. Il Piano nazionale di governo delle liste d’attesa 2019-2021 fissa tempi massimi per classe di priorità: 72 ore per le prestazioni urgenti, 10 giorni per quelle brevi, 30 giorni per le visite differibili e 60 per gli esami. Il decreto legge 73 del 7 giugno 2024 ha poi istituito una piattaforma nazionale, affidata ad Agenas, per controllare i tempi reali ospedale per ospedale.

I risultati, per ora, non ci sono. Secondo l’Istat, nel 2024 il 9,9% della popolazione ha rinunciato a visite o esami di cui aveva bisogno: 5,8 milioni di persone, più o meno quante ne vivono in tutto il Lazio. Nel 2023 erano il 7,6%. Per il 6,8% il motivo erano le attese troppo lunghe, per il 5,3% i costi. Per la prima volta le liste hanno superato i soldi come prima causa di rinuncia. Il divario tra territori è enorme: in Sardegna rinuncia quasi una persona su 5, nella provincia di Bolzano una su 20.

C’è poi un diritto che quasi nessuno conosce. Il decreto legislativo 124 del 1998, all’articolo 3, comma 13, stabilisce che se l’azienda sanitaria non rispetta il tempo massimo, il cittadino può chiedere la prestazione in libera professione pagando solo il ticket. La differenza la paga l’azienda. La norma ha 28 anni, ma va chiesta per iscritto e i Cup non la segnalano a nessuno.

Chi ha potere e chi ne risponde

Qui sta la contraddizione. Lo Stato italiano scrive nei propri atti che un esame urgente si fa entro 3 giorni. Poi lascia che milioni di persone rinuncino, e non pubblica in modo leggibile i tempi reali struttura per struttura. Un decreto del giugno 2024 prometteva la svolta, e l’ultimo dato Istat consolidato mostra una rinuncia in crescita.

A chi scrive che il Papa riceve cure da monarca rispondiamo con un fatto: lo è, perché è il sovrano dello Stato della Città del Vaticano. Il Gemelli, inoltre, è un ospedale privato dell’Università Cattolica, convenzionato con il Servizio sanitario nazionale. Il Papa non ha scavalcato nessuno in una lista pubblica. Il punto non è abbassare lui, ma alzare tutti gli altri.

Chiediamo quindi tre cose. Alla Santa Sede, di pubblicare l’esito dell’esame istologico definitivo appena disponibile, con la stessa chiarezza mostrata finora. Al Ministero della Salute, di rendere pubblici e consultabili i tempi di attesa reali di ogni ospedale, come prevede il decreto del 2024. Alle Regioni, di obbligare ogni Cup a informare per iscritto il cittadino del diritto previsto dalla legge del 1998 quando il tempo massimo viene superato.

Il Papa guarisca presto. E la sua velocità diventi la regola, non l’eccezione.

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Tag:Roma