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La legge di bilancio 2027, approvata a fine ottobre dal Consiglio dei ministri, ha aperto uno scontro tra il governo di Giorgia Meloni e le Regioni sulla sanità. Il governo aumenta il Fondo sanitario nazionale di 3,4 miliardi di euro, mentre le Regioni ne avevano chiesti 6,8. A inizio novembre 2026, a Milano, ha protestato anche la Lombardia di centrodestra: l’assessore al Welfare Guido Bertolaso ha definito i tagli «insostenibili».
Le Regioni avevano chiesto 6,8 miliardi per la sanità nel 2027
La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha chiesto 6,818 miliardi di euro in più per la sanità nel 2027 e 18,023 miliardi nel triennio 2027-2029. La proposta è stata esaminata il 6 ottobre 2026 dalle commissioni Salute e Affari finanziari. Era un elenco di costi, non un libro dei sogni: stipendi, farmaci, innovazione e l’abolizione dei tetti alla spesa per il personale.
Il governo ha dato la metà. E c’è un dettaglio che nei comunicati non si vede. Dei 3,4 miliardi annunciati, uno era già stato messo per il 2027 dalla legge di bilancio dell’anno scorso: le risorse nuove decise in questa manovra sono 2,4 miliardi. Anche il ministero della Salute aveva chiesto di più, 5,5 miliardi. Quindi a giudicare insufficienti le risorse non è solo l’opposizione. È anche il ministero che quei soldi dovrà spenderli.

La presidente del Consiglio ha presentato la cifra in un altro modo. Nella conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri n. 195, Meloni ha detto: «Aumentiamo il Fondo di 3,4 miliardi, portandolo a 146,3 miliardi nel 2027, quindi un altro record». In euro è vero. Ma i reparti pagano energia, contratti e farmaci a prezzi di oggi. Antonio Decaro, presidente della Regione Puglia, lo aveva spiegato prima del via libera del governo: il fondo è cresciuto, ma le risorse restano sotto l’aumento dei costi, che le Regioni non decidono.
Un record in euro non è un letto in più.
Anche la Lombardia di centrodestra contesta i fondi della manovra
Guido Bertolaso, assessore al Welfare della Lombardia, la Regione guidata dal leghista Attilio Fontana, ha detto che i tagli alla sanità sono «davvero insostenibili per tutte le Regioni e anche per noi». Lo ha detto a margine di un evento di Fratelli d’Italia a Palazzo Lombardia. Per la sua Regione, ha calcolato, il 2027 porterebbe quasi mezzo miliardo in meno rispetto al 2026.
Bertolaso ha anche elencato cosa rischia di saltare: il lavoro sulle liste d’attesa, il funzionamento delle case di comunità, cioè gli ambulatori di quartiere finanziati con il Piano nazionale di ripresa e resilienza, e gli incentivi al personale. Sono le tre cose che un paziente nota per prime. Non è un dettaglio da poco che lo dica la Regione più popolosa d’Italia, governata dalla stessa coalizione che ha scritto la manovra. Lo stesso assessore, del resto, ha detto che la manovra «paga il conto di scelte del passato». Ma ha aggiunto che lavorerà perché lo stanziamento venga adeguato.
Il disavanzo sanitario di alcune Regioni riapre lo scontro sul riparto
La Lombardia contesta anche la richiesta di alcune Regioni di rivedere subito i criteri con cui il Fondo sanitario nazionale viene diviso. Secondo Bertolaso, quella revisione toglierebbe alla Lombardia 250 milioni di euro già programmati, per coprire i disavanzi di altre Regioni. «Non accade in nessuna realtà istituzionale o imprenditoriale seria», ha detto l’assessore.
Il disavanzo sanitario è la differenza tra quanto una Regione spende per la salute e quanto incassa. Quando diventa troppo grande, scatta un piano di rientro concordato con lo Stato. Nei casi più gravi arriva il commissariamento: la gestione della sanità passa a un commissario nominato dal governo. Su questo la Lombardia ha ragione. Cambiare le regole a fine ottobre, a bilancio già scritto, punisce chi ha programmato. I buchi devono pagarli le amministrazioni che li hanno creati, con i piani di rientro, e non le Regioni che hanno i conti in ordine. Ma la lite sul riparto nasce da un fondo troppo piccolo: se non basta per tutti, le Regioni finiscono per contendersi le stesse risorse.
Tajani risponde con il paragone con i governi di centrosinistra
Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, segretario di Forza Italia, ha risposto alle Regioni con un confronto con il passato: «Abbiamo fatto molto più di quanto è stato fatto dai governi di sinistra». La frase è stata riportata dal Fatto Quotidiano. Davanti ai circa 3 miliardi che le Regioni dicono di non trovare in manovra, il vicepremier non ha indicato una cifra né una correzione.
Il confronto con i governi precedenti non paga le bollette di un ospedale nel 2027. La domanda delle Regioni riguarda un numero preciso, e un numero non lo smentisce un paragone. Chi governa da cinque leggi di bilancio risponde dei conti di oggi. È lo stesso schema della scuola: la stessa manovra, secondo la Cgil, taglia 6.974 posti tra docenti e personale Ata. E il governo ha risposto con la stessa difesa d’ufficio.
Il voucher da 300 euro per gli anziani vale 1,6 miliardi
La manovra 2027 mette 1,6 miliardi di euro in un voucher da 300 euro per le spese mediche degli anziani, fuori dal Fondo sanitario nazionale. Sommato ai 3,4 miliardi del fondo, porta ai 5 miliardi per la salute rivendicati da Meloni. È una scelta politica precisa: un bonus a ciascuno, invece di servizi che restano.
Noi stiamo con le Regioni, anche con quelle che votano come il governo. Trecento euro aiutano a pagare una visita privata, ma non accorciano la fila al Cup, il centro unico di prenotazione. Una lista d’attesa si accorcia con medici e infermieri pagati in modo da restare nel pubblico. Quei 1,6 miliardi coprirebbero quasi metà della distanza tra quanto chiesto dalle Regioni e quanto stanziato. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e la maggioranza devono spostarli nel Fondo durante l’esame parlamentare. Oppure devono spiegare con i numeri perché un bonus vale più di un reparto aperto. Come per l’istruzione, dove l’Italia spende il 4% del Pil contro il 4,8% della media europea secondo quanto ricordato da Giovanni Floris nel suo intervento contro i tagli alla scuola, il problema non è l’annuncio. È quello che arriva davvero a chi lavora.
Manovra 2027, lo scontro su sanità e scuola
- La Conferenza delle Regioni chiede 6,8 miliardi in più per la sanità nel 2027
- La Cgil contesta la manovra: tagliati 6.974 posti nella scuola
- Giovanni Floris attacca i tagli alla scuola: l'Italia spende il 4% del Pil
La legge di bilancio passa ora al Parlamento
Il disegno di legge di bilancio 2027 approvato dal Consiglio dei ministri è ora all’esame del Parlamento. Deve essere approvato entro il 31 dicembre 2026, altrimenti scatta l’esercizio provvisorio, cioè la gestione dei conti a dodicesimi. Nelle prossime settimane le commissioni Bilancio esamineranno gli emendamenti: è lì che le cifre per la sanità possono cambiare.

Le Regioni porteranno le loro richieste nelle audizioni. Dopo il voto finale si aprirà la partita del riparto del fondo nella Conferenza Stato-Regioni. Lì si capirà se i conti delle Regioni in disavanzo resteranno un problema di chi li ha creati. I numeri sono già sul tavolo: 6,8 miliardi chiesti, 2,4 davvero nuovi, 1,6 messi in un bonus. Se la maggioranza non sposta quei soldi, a pagare il conto saranno i pazienti in fila agli sportelli.
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- Ultimo aggiornamento: 3 novembre 2026, ore 08:07.
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Fonti
- Presidenza del Consiglio dei ministri (2026). Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 195.
- Presidenza del Consiglio dei ministri (2026). Conferenza stampa del Consiglio dei Ministri 195, l’intervento del Presidente Meloni.





