Indice dei contenuti
Daniela Millan Parlanti, 40 anni, italo-venezuelana che viveva a Madrid, e Ana Martina Conte Grand, 32 anni, italo-argentina di San Juan, sono le due cittadine italiane morte nello scontro tra due treni ad alta velocità avvenuto il 28 ottobre 2026 a Urda, in provincia di Toledo, in Spagna. Le autorità spagnole le hanno identificate grazie alle impronte digitali e al Dna. La conferma è arrivata il 2 novembre 2026.
Per cinque giorni le famiglie hanno aspettato la notizia che temevano. Alle 8.53 di quel mercoledì un treno AVE della Renfe, la compagnia ferroviaria pubblica spagnola, si è scontrato con un convoglio della società privata Iryo sulla linea dell’alta velocità tra Madrid e Siviglia. Il bilancio provvisorio è di 69 morti. Le due donne risultavano disperse fin dal primo giorno.
Chi era Daniela Millan Parlanti, in viaggio sull’AVE per lavoro
Daniela Millan Parlanti era nata a Caracas, in Venezuela, aveva 40 anni e lavorava nel settore delle tecnologie mediche: era specializzata nelle tecniche cardiopolmonari e nell’ecografia. Dopo alcuni anni di lavoro in Argentina si era trasferita a Madrid, dove si era fatta una famiglia. Il 28 ottobre era salita sull’AVE diretto a Siviglia per un viaggio di lavoro.
Nelle prime ore nessuno sapeva con certezza che fosse a bordo. Lo hanno capito i familiari quando hanno trovato il biglietto nella sua casella di posta elettronica. Una mail di conferma, una di quelle che tutti archiviamo senza nemmeno aprirle, è stata la prima prova che era su quel treno.
La 32enne nata in Argentina viveva in Andalusia e viaggiava con il fratello
Ana Martina Conte Grand aveva 32 anni ed era nata a San Juan, città dell’Argentina occidentale ai piedi delle Ande. Dal 2025 viveva in Andalusia. Doveva la cittadinanza italiana a un bisnonno emigrato dalla provincia di Torino. Sul treno viaggiava con il fratello, che nello scontro è rimasto ferito ed è ricoverato a Toledo. In ospedale lo ha visitato il vice console d’Italia a Madrid. Nei giorni delle ricerche gli aveva parlato al telefono anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Davanti a due cognomi spagnoli e a due città del Sudamerica, c’è chi ha trattato queste vittime come italiane solo sulla carta. Sbaglia.
Erano cittadine italiane, senza asterischi e senza distinzioni.
La cittadinanza per discendenza racconta la storia di tante famiglie partite dal Piemonte, dal Veneto o dal Sud tra Ottocento e Novecento verso l’Argentina e il Venezuela. Nel 2025 una riforma ha reso più difficile trasmetterla a chi nasce all’estero, ma i diritti di chi aveva già il passaporto restano identici: stessa tutela consolare e stessi diritti di chiunque sia nato a Torino o a Bari. Uno Stato serio non fa classifiche tra i suoi morti.
Impronte digitali e Dna per dare un nome a 66 delle 69 vittime
Al 2 novembre 2026 l’Istituto di medicina legale e scienze forensi di Toledo e Ciudad Real ha identificato 66 delle 69 vittime di Urda. Il dato è del Centro integrato dei dati (CID), la struttura che raccoglie e trasmette le informazioni alle famiglie. Le vittime spagnole sono 54. Le altre venivano da Stati Uniti, Argentina, Canada, Repubblica Ceca, Francia, Giappone, Messico, Portogallo, Tunisia e Italia.
Tre corpi non hanno ancora un nome, e sarebbero tutti di stranieri: per confrontare il Dna si aspetta che i familiari arrivino in Spagna. Le salme già restituite alle famiglie sono 47. Secondo la Guardia Civil, che ha finito di raccogliere i loro effetti personali, sui due treni viaggiavano 525 persone. Più di una su otto non è tornata a casa.

Dalle tre disperse alla conferma, i giorni della Farnesina
La sera del 28 ottobre la Farnesina contava tre italiane disperse. Il giorno dopo una di loro ha chiamato il consolato generale d’Italia a Madrid per dire che stava bene. Quanto alle altre due, il ministro Tajani ha spiegato che si trattava di un’italo-argentina e di un’italo-venezuelana. Nello stesso pomeriggio il portavoce della Farnesina ha dovuto rettificare alcune notizie di stampa attribuite al ministro e ha precisato che le due donne non erano ancora state ritrovate. Quello stesso giorno, il 29 ottobre, abbiamo raccontato come l’AVE fosse ripartito dopo il guasto al sistema LZB.
Urda, dallo scontro tra treni all'identificazione delle due italiane
- Un AVE della Renfe e un treno Iryo si scontrano a Urda, in provincia di Toledo: 69 morti
- La Farnesina: una delle tre italiane disperse sta bene, mancano un'italo-argentina e un'italo-venezuelana
- Le autorità spagnole identificano Daniela Millan Parlanti e Ana Martina Conte Grand
Non è stato l’unico dato sbagliato di quei giorni. Sempre il 29 ottobre la Commissione spagnola d’inchiesta sugli incidenti ferroviari (CIAF) ha pubblicato sul proprio sito un bilancio di 74 morti e, pochi minuti dopo, lo ha corretto a 69. Intanto il CID avvertiva le famiglie che stavano circolando falsi messaggi di identificazione. Per chi aspetta notizie di una figlia o di una sorella, una cifra sbagliata fa male come una notizia vera.
La rete consolare italiana ha fatto la sua parte: un vice console in corsia, il consolato accanto ai parenti, l’ambasciata in contatto continuo con le autorità spagnole. Ma che in poche ore un portavoce abbia dovuto correggere notizie attribuite al ministro dimostra quanto fosse fragile la catena delle informazioni. Davanti a una lista di dispersi, un dato si comunica quando è verificato, non prima.
Il guasto al sistema LZB e la seconda strage dell’alta velocità spagnola in un anno
L’inchiesta tecnica sullo scontro di Urda è affidata alla CIAF, l’organismo del ministero dei Trasporti spagnolo che ha aperto il fascicolo 146/2026 sull’incidente di Urda. All’origine c’è il guasto all’LZB, il sistema automatico che controlla a distanza la velocità dei treni e la distanza tra un convoglio e l’altro. Secondo il ministro dei Trasporti Óscar Puente, il sistema si è fermato verso le 8.30, circa venti minuti prima dello scontro.
Dopo la tragedia la Renfe ha dato una nuova regola ai macchinisti: se l’LZB si blocca, si riparte al massimo a 40 chilometri orari. Una regola di prudenza che arriva dopo 69 morti è arrivata tardi. Del resto lo ha ammesso, con parole sue, il presidente del governo spagnolo Pedro Sánchez nelle ore successive alla sciagura: «non è ammissibile, in un Paese come il nostro, soffrire due incidenti mortali nell’alta velocità in un anno». Il primo è quello di Adamuz, in provincia di Cordova, su cui la stessa Commissione d’inchiesta sugli incidenti ferroviari ha aperto un fascicolo a inizio 2026.
Rimpatrio, aiuti alle vittime e inchiesta nelle prossime settimane
Per le famiglie di Daniela Millan Parlanti e Ana Martina Conte Grand comincia ora la parte più dura delle pratiche: la restituzione delle salme, seguita dal consolato generale di Madrid per conto dell’ambasciata e della Farnesina, e la scelta del luogo della sepoltura, tra la Spagna, il Venezuela e l’Argentina. Il governo spagnolo ha annunciato che martedì 3 novembre 2026 approverà gli aiuti economici per le vittime di Urda.
Da qui il lavoro dell’Italia diventa concreto. Due cittadine sono morte e un terzo connazionale è ancora in ospedale: al consolato spetta dare alle famiglie l’assistenza legale e linguistica per ottenere gli aiuti spagnoli e seguire l’inchiesta fino alla relazione finale. Sono persone che vivono tra tre continenti e rischiano di perdersi tra uffici e moduli di un Paese che non è il loro.

I prossimi passi sono già fissati. Martedì il governo di Madrid approverà gli aiuti. L’istituto di medicina legale completerà le ultime tre identificazioni quando arriveranno i familiari. La CIAF pubblicherà gli atti dell’indagine nella pagina del fascicolo. Due nomi, finalmente. Adesso l’inchiesta deve spiegare perché quel treno è ripartito senza la sua rete di sicurezza, e il nostro consolato deve restare accanto alle famiglie fino all’ultimo documento.
Come abbiamo lavorato
- Abbiamo consultato 2 documenti e fonti ufficiali, elencati in fondo all’articolo.
- Distinguiamo i fatti accertati da quello che è solo sostenuto dalle parti, e lo diciamo nel testo.
- Ultimo aggiornamento: 2 novembre 2026, ore 11:09.
Hai notato un errore? Scrivici a info@tuttonotizie.eu: verifichiamo ogni segnalazione e, se l’errore è confermato, correggiamo dando conto della modifica. I nostri standard editoriali.
Fonti
- Ministerio de Transportes y Movilidad Sostenible, CIAF (2026). Accidente ferroviario en Urda (Toledo), expediente 146/2026.
- Ministerio de Transportes y Movilidad Sostenible (2026). Comisión de Investigación de Accidentes Ferroviarios: novedades e investigaciones en curso.





