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Le ultime notizie da Toledo, in Spagna, parlano di almeno 69 morti e di più di cento feriti. Mercoledì 28 ottobre 2026, poco dopo le 8.30, un treno ad alta velocità AVE delle ferrovie statali Renfe ha tamponato un convoglio della compagnia privata Iryo, fermo vicino alla stazione di Urda, a circa 150 chilometri a sud di Madrid. A bordo c’erano anche alcuni italiani. Due donne risultano ancora disperse.
Sui due treni viaggiavano più di 500 persone. Quattro vagoni sono usciti dai binari e la linea ad alta velocità tra Madrid e l’Andalusia è stata chiusa. Il presidente del governo Pedro Sánchez è andato sul posto e, come risulta dall’annuncio pubblicato dalla Moncloa il 28 ottobre 2026, ha proclamato tre giorni di lutto ufficiale in tutto il Paese. Il bilancio della Protezione civile spagnola resta provvisorio.
Un guasto informatico al sistema LZB e poi l’ordine di riprendere la marcia
Secondo la ricostruzione del ministro dei Trasporti spagnolo Óscar Puente, verso le 8.30 un guasto nella comunicazione tra tre computer ha spento il sistema di sicurezza LZB su circa 63 chilometri di linea, e i treni si sono fermati da soli. L’LZB è il sistema di origine tedesca che controlla in continuo posizione e velocità dei convogli: se qualcosa non va, impone la frenata.
Fin qui la macchina ha funzionato. Poi, sempre secondo il ministro, alle 8.36, sei minuti dopo il guasto, la sala di controllo di Adif, il gestore pubblico della rete ferroviaria, nella stazione madrilena di Atocha ha autorizzato l’AVE 2080 a ripartire a velocità normale. Davanti c’era l’Iryo fermo, e il segnale era rosso. In questi casi le regole prevedono la marcia a vista: andare abbastanza piano da potersi fermare davanti a qualsiasi ostacolo. Puente ha definito quella decisione «inexplicable», cioè inspiegabile. Ha anche aggiunto: «No quiero atribuir responsabilidades a nadie, sólo he narrado los hechos constatados», non voglio dare la colpa a nessuno, ho solo raccontato i fatti accertati. L’audio arrivato in Italia riporta l’ordine al macchinista: «Riprenda la marcia normale».
Il sistema aveva fermato i treni, un ordine li ha fatti ripartire.
Qui la versione del ministro non basta. Se una sola sala di controllo può rimandare un treno ad alta velocità alla marcia normale con un altro convoglio fermo davanti, sei minuti dopo che la rete di sicurezza è saltata, il problema non è soltanto chi ha premuto il tasto. È di chi scrive e controlla quelle procedure, cioè Adif, che dipende proprio dal ministero di Puente. Fermarsi all’operatore vuol dire raccontare metà della storia. C’è poi un altro fatto: la Madrid-Siviglia, inaugurata nel 1992, usa ancora l’LZB installato all’apertura, mentre le linee più recenti hanno l’ERTMS, il sistema europeo di controllo dei treni.

Due disastri in un anno sull’alta velocità spagnola
Quello di Urda è il secondo disastro ferroviario con decine di morti in Spagna nel 2026: il 18 gennaio ad Adamuz, in provincia di Cordova, un Iryo era deragliato ed era stato travolto da un treno Alvia, con più di 40 vittime. Lo ha ammesso lo stesso Sánchez, il 28 ottobre a Urda: «hemos sufrido dos terribles tragedias en un mismo año en la alta velocidad», abbiamo subito due tragedie terribili nello stesso anno sull’alta velocità. E ha promesso: «si ha habido negligencias se sabrá», se ci sono state negligenze si saprà.
Il premier ha detto che con ogni probabilità le due tragedie hanno cause diverse, lasciando però la parola alla Commissione d’inchiesta sugli incidenti ferroviari e ai giudici. La storia spagnola dice che queste inchieste arrivano anche in alto. Il 24 luglio 2013 ad Angrois, vicino a Santiago de Compostela, un Alvia entrò in curva a 179 chilometri orari invece di 80: morirono 80 persone. Quella curva non era protetta dall’ERTMS. Nel 2024 il tribunale ha condannato il macchinista e l’ex responsabile della sicurezza di Adif.
Alta velocità spagnola, da Angrois a Urda
- Ad Angrois un Alvia entra in curva a 179 km/h invece di 80: 80 morti
- Ad Adamuz (Cordova) un Iryo deraglia e viene travolto da un Alvia: più di 40 morti
- A Urda (Toledo) un AVE di Renfe tampona un Iryo fermo: almeno 69 morti
Chi era Julieta Gallego, l’atleta morta a 24 anni nello scontro
Julieta Gallego era una saltatrice in lungo madrilena di 24 anni, tesserata con il club AD Sprint di Madrid, che ne ha annunciato la morte il 29 ottobre. Aveva compiuto gli anni il 9 ottobre, viveva in Germania ed era tornata in Spagna per qualche giorno.
Gareggiava con regolarità nei campionati spagnoli per club. È una dei 69 nomi che le famiglie stanno ancora riconoscendo, uno per uno, negli ospedali della Castiglia-La Mancia.
Antonio Narciso, lo studente di Foggia rimasto ad aiutare i soccorritori
Antonio Narciso, 21 anni, studente di Foggia e volontario della Protezione civile, viaggiava su uno dei due treni ed è uscito vivo dallo scontro; subito dopo si è messo a disposizione dei soccorritori. «Sto bene, voglio aiutare», ha detto.
Gli altri italiani hanno avuto meno fortuna. Dopo il ritrovamento in vita di una connazionale, due donne risultano ancora disperse, un uomo è ricoverato ma fuori pericolo e altri cinque stanno bene. Alla Farnesina e al consolato generale a Madrid adesso tocca un compito preciso: dare ogni giorno alle due famiglie notizie certe, prima che arrivino dai telegiornali.
A Madrid la piazza chiede le dimissioni di Sánchez, gli alleati vogliono Puente in Parlamento
Giovedì 29 ottobre ERC, Podemos e Sumar hanno chiesto che Puente riferisca davanti alla Diputación Permanente del Congresso, l’organo che fa le veci della Camera quando non è riunita, mentre a Madrid la polizia ha disperso con cariche manifestanti della destra radicale che chiedevano le dimissioni di Sánchez. Sumar, che governa con i socialisti, chiede anche una verifica indipendente sullo stato della rete ferroviaria.
Su questo Sumar ha ragione, e lo diciamo con il governo spagnolo già in difficoltà per diversi casi di corruzione. Le dimissioni pretese in piazza a poche ore dai fatti non provano niente. Le registrazioni della sala di Atocha, i registri di manutenzione e le procedure scritte di Adif sì. Un ministro risponde di quello che succede sulla rete che governa, non solo del racconto che ne fa in conferenza stampa.
Tra i nostri lettori molti la vedono diversamente: il 19 per cento pensa che sul dolore delle vittime non si debba fare politica. Ma chiedere perché sono morte 69 persone è rispetto per quelle persone, non sciacallaggio. Va corretta anche un’altra convinzione: in Serbia, dopo il crollo della pensilina della stazione di Novi Sad del 1 novembre 2024, si è dimesso il primo ministro Miloš Vučević, ma il presidente Aleksandar Vučić è rimasto al suo posto.
Cosa pensano i lettori: Lo scontro tra treni di Urda
Abbiamo letto e classificato uno per uno 21 commenti pubblici. Ogni commento conta una volta sola.
- Lutto e preghiere per vittime29%
- Vergogna: sciacalli politici sulle vittime19%
- Sanchez e governo vanno chiamati a rispondere19%
- Sanchez va difeso, destra strumentalizza14%
- Fuori tema o senza opinione19%
Le tesi più sostenute
- 19%Sul dolore delle vittime non si deve fare politica
- 14%Chi chiede la testa di Sanchez è fascista e lo attacca per ideologia
- 10%Il governo spagnolo ha responsabilità e deve risponderne anche politicamente
Le convinzioni dei lettori, verificate
- In parte vero
In Serbia il crollo della pensilina di Novi Sad ha fatto cadere il presidente Vučić
Dopo il crollo del 1 novembre 2024 e le proteste si è dimesso a gennaio 2025 il primo ministro Miloš Vučević. Il presidente Aleksandar Vučić è rimasto in carica.
Fonte: Governo della Repubblica di Serbia, 2025
- Non verificabile
In Spagna si vota tra un mese esatto
Nei comunicati ufficiali della Moncloa sul disastro di Urda non compare alcuna data del voto. Non abbiamo trovato un atto ufficiale che la fissi.
Come abbiamo fatto lo studio
Commenti pubblici sotto i post Facebook di Fanpage.it, Sky tg24, Tgcom24. Un sistema di intelligenza artificiale ha assegnato ogni commento a una sola categoria; le percentuali le calcoliamo noi sul totale. Nessun commento è citato o attribuito.
Lutto fino al 31 ottobre, poi le indagini della commissione e dei giudici
Il lutto ufficiale proclamato dal governo spagnolo dura dalla mezzanotte del 29 ottobre alle 24 di sabato 31 ottobre, con le bandiere a mezz’asta su tutti gli edifici pubblici, nelle sedi diplomatiche all’estero e sulle navi della Marina. Intanto lavorano la Commissione d’inchiesta sugli incidenti ferroviari e la magistratura.
Anche noi italiani sappiamo quanto può durare l’attesa. Dopo la strage di Viareggio del 29 giugno 2009, 32 morti, ci sono voluti più di dieci anni di processi. Per questo i dati tecnici della tratta devono diventare pubblici prima delle sentenze.

Nei prossimi giorni continueranno le ricerche delle due italiane, la Diputación Permanente dovrà decidere quando ascoltare il ministro e la commissione tecnica comincerà a leggere i dati della scatola nera e delle comunicazioni con la sala di controllo. Il sistema di sicurezza ha fatto il suo dovere. Adesso devono rispondere le persone che lo governano.
Come abbiamo lavorato
- Abbiamo consultato 2 documenti e fonti ufficiali, elencati in fondo all’articolo.
- Abbiamo letto e classificato 21 commenti pubblici dei lettori per capire dubbi e domande a cui rispondere.
- Distinguiamo i fatti accertati da quello che è solo sostenuto dalle parti, e lo diciamo nel testo.
- Ultimo aggiornamento: 29 ottobre 2026, ore 14:53.
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Fonti
- La Moncloa (2026). El presidente del Gobierno anuncia tres días de luto oficial por el accidente de Urda.
- La Moncloa (2026). El presidente del Gobierno visita el lugar del accidente ferroviario de Urda (Toledo).
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