Claudio Marchesi e gli altri caduti in Bosnia, funerali a Roma: a Brčko un monumento, racconta Crosetto

Quattro bare, tre indagini contro ignoti e un monumento promesso a Brčko: chi era Claudio Marchesi, caduto in Bosnia, e cosa succede ora

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Claudio Marchesi, sergente dell’Aviazione dell’Esercito di 35 anni originario di Orvieto, è stato salutato oggi, 3 novembre 2026, a Roma insieme agli altri tre militari morti in Bosnia: il sergente Simone Ruggia, il tenente Franco Adriano Zecchillo e la sergente Laura Procacci. I funerali solenni si sono celebrati nella basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, davanti al presidente Sergio Mattarella e alla premier Giorgia Meloni.

Erano a bordo del CH-47 Chinook dell’Esercito italiano caduto nel tardo pomeriggio del 29 ottobre nel distretto di Brčko, nel nord-est della Bosnia-Erzegovina, durante l’operazione europea Eufor Althea. Quella sera il ministero della Difesa, con il comunicato stampa n. 44 del 29 ottobre 2026, ha annunciato la morte di due militari dell’Esercito e di due del Corpo militare volontario della Croce Rossa Italiana. A bordo c’erano quindici italiani. Gli altri undici sono rimasti feriti.

Infografica TuttoNotizie. Elicottero caduto in Bosnia: il bilancio del Chinook di Eufor Althea. Persone a bordo: 15; Militari morti: 4; Feriti: 11; Indagini aperte (Italia e Bosnia): 3. Fonte: Ministero della Difesa e Procura di Roma, 2026.
Infografica TuttoNotizie. Fonte: Ministero della Difesa e Procura di Roma, 2026

Lo Stato al completo nella basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri

La basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, in piazza della Repubblica a Roma, ha accolto le quattro bare avvolte nel tricolore con le massime cariche dello Stato, i presidenti di Camera e Senato e i leader dell’opposizione Elly Schlein e Giuseppe Conte. È la chiesa in cui la Repubblica celebra da decenni i funerali di Stato dei suoi caduti.

Le salme sono entrate tra due ali del picchetto d’onore delle forze armate, al grido «Onore ai caduti». Il rito l’ha officiato monsignor Gian Franco Saba, ordinario militare per l’Italia, che nell’omelia ha detto: «Simone, Claudio, Franco Adriano e Laura erano seminatori di germogli di pace». Mattarella, a fine cerimonia, si è fermato a parlare con i familiari. Fuori, la madre di Laura Procacci ha salutato la figlia con un grido rimasto in testa a chi c’era: «Folgore, amore di mamma, folgore sempre».

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha preso la parola dopo l’omelia. «La Repubblica è qui a questo funerale, lo Stato unito è qui senza divisioni per rendere omaggio a questi quattro fratelli», ha detto, rivolgendosi poi alle famiglie: quei ragazzi, ha aggiunto, sono «diventati dei simboli, dell’orgoglio e della gioia di servire». E ancora: «L’Italia migliore va difesa sempre».

Chi era Claudio Marchesi, il sergente di Orvieto caduto in Bosnia

Claudio Marchesi era un sergente di 35 anni dell’Aviazione dell’Esercito, in servizio al 1° reggimento «Antares» del Comando aviazione dell’Esercito di Viterbo, lo stesso reparto da cui il Chinook era partito per la Bosnia. Con Simone Ruggia formava, secondo le prime ricostruzioni, la coppia di pilota e specialista di bordo.

La sua famiglia vive a Orvieto, dove il Comune ha proclamato due giorni di lutto cittadino per i funerali. Insieme a lui sono morti Ruggia, suo collega di reparto, e due volontari della Croce Rossa militare: il tenente Zecchillo e la sergente Procacci, 32 anni, pugliese, che aveva giurato il 28 marzo ed era alla prima missione. Quattro vite diverse, la stessa scelta di servire.

Il percorso di questi giorni è stato lineare e rapido: le salme sono atterrate a Ciampino il 2 novembre, accolte da Mattarella, Meloni, Crosetto e dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, poi la camera ardente al Celio e oggi l’ultimo saluto.

La storia fin qui

Elicottero caduto in Bosnia: dalla missione ai funerali di Stato

  1. Laura Procacci giura nel Corpo militare volontario della Croce Rossa Italiana
  2. Il Chinook CH-47 dell'Esercito cade a Brčko: muoiono 4 militari italiani, 11 feriti
  3. Le salme arrivano a Ciampino, accolte da Mattarella, Meloni e Crosetto
  4. Funerali solenni a Roma nella basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri

Il monumento che le autorità bosniache hanno promesso a Crosetto

Le autorità della Bosnia-Erzegovina costruiranno un monumento ai quattro italiani vicino al luogo dell’incidente: lo ha raccontato Guido Crosetto durante la cerimonia, riferendo un colloquio avuto venerdì 30 ottobre sul posto, dove era andato a vedere i resti dell’elicottero.

Il ministro ha descritto la scena così: al momento di ripartire gli si sono avvicinati un musulmano, un ortodosso e un cattolico, rappresentanti di comunità che, nelle sue parole, «si odiano da generazioni». E gli hanno detto: «Non riusciamo mai a trovare l’accordo su nulla, ma ci siamo messi d’accordo in un secondo oggi». In un Paese ancora diviso per linee etniche e religiose trent’anni dopo la guerra, è la misura di cosa facevano quei soldati lì.

La missione Eufor Althea presidia la pace in Bosnia dal 2004

Eufor Althea è la missione militare dell’Unione europea in Bosnia-Erzegovina, avviata nel dicembre 2004 al posto della forza Nato, con il mandato del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di garantire il rispetto degli accordi di pace di Dayton. Non è una missione di combattimento: è sorveglianza, addestramento, prevenzione.

Lo diciamo chiaro a chi in questi giorni parla di soldati mandati a morire per una guerra altrui. Ruggia, Marchesi, Zecchillo e Procacci non sono caduti in battaglia e non servivano una causa di parte: erano in Bosnia perché in Europa non si torni a sparare, e sono morti in un incidente di volo. Chiamarli morti per nulla offende loro e falsifica i fatti.

Anche per questo la frase di Crosetto sullo Stato unito ha retto alla prova della basilica. Maggioranza e opposizione erano sedute negli stessi banchi. È giusto così.

Il cordoglio si misura sulle risposte, non sulle corone.

Tre indagini aperte sul Chinook caduto vicino a Brčko

Sull’incidente del 29 ottobre sono aperte tre indagini: due a Roma, entrambe contro ignoti, e una delle autorità bosniache. La Procura militare procede per il reato militare di perdita colposa, la Procura ordinaria ipotizza disastro e omicidio colposo.

Il pubblico ministero Francesco Musolino ha disposto l’autopsia sulla sergente Procacci, morta dopo il trasferimento in ospedale, eseguita al Policlinico Tor Vergata. Per gli altri tre un esame esterno in Bosnia ha indicato come causa lo schiacciamento nell’impatto. Gli investigatori lavorano sui rottami e sulla scatola nera: l’avaria del mezzo è, per ora, la pista più accreditata tra gli inquirenti, ma nessuna causa è accertata. Anche sul tipo di volo, nelle prime ore, sono circolate due versioni diverse, addestramento o missione di routine.

Lo Stato che oggi si è inchinato a quei quattro ragazzi ha un debito preciso con le loro famiglie e con i colleghi che continuano a volare sugli stessi elicotteri. Il ministro Crosetto deve riferire in Parlamento, appena gli accertamenti tecnici lo consentiranno, su cosa è successo a quel Chinook e sullo stato della flotta CH-47. Se emergeranno responsabilità, dovranno avere un nome. L’unità della basilica vale se dura fino a lì.

I prossimi passi sono già scritti: l’esito dell’autopsia, l’analisi della scatola nera e dei rottami, il lavoro delle due procure romane e degli inquirenti bosniaci. E, a Brčko, un monumento che tre comunità divise hanno deciso di costruire insieme per quattro italiani.

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  • Distinguiamo i fatti accertati da quello che è solo sostenuto dalle parti, e lo diciamo nel testo.
  • Ultimo aggiornamento: 3 novembre 2026, ore 13:36.

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