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Oggi, 26 ottobre 2026, la Corte d’assise d’appello di Milano ha riconosciuto l’aggravante della premeditazione ad Alessandro Impagnatiello, l’ex barman di 33 anni che il 27 maggio 2023 uccise con 37 coltellate la compagna Giulia Tramontano, 29 anni, incinta di sette mesi, nella loro casa di Senago, alle porte di Milano. È la sentenza dell’appello bis voluto dalla Cassazione.
I giudici dovevano decidere solo questo. L’ergastolo non era più in discussione: era stato inflitto in primo grado e confermato in appello. In gioco c’era una parola, e oggi quella parola è scritta in una sentenza. Alla lettura della decisione i familiari di Giulia hanno applaudito.
La Corte d’assise d’appello di Milano ha scritto che il delitto fu preparato
La Corte d’assise d’appello di Milano ha stabilito che Impagnatiello pianificò l’omicidio di Giulia Tramontano, e la decisione aggiunge all’ergastolo tre mesi di isolamento diurno, cioè un periodo in cui il detenuto sta separato dagli altri durante il giorno. Sulla pena concreta cambia poco. Sul racconto di quello che è successo cambia tutto.
A chiederlo era stata la sostituta procuratrice generale di Milano Maria Pia Gualtieri. In aula ha parlato di «massima intensità del dolo», cioè della volontà di uccidere nella sua forma più piena, e ha detto che dell’imputato non ci si può fidare: «La cifra dell’imputato è la menzogna nella vita e nel processo». La difesa aveva chiesto alla Corte di «valutare la condotta per quello che è stata, senza forzature», sostenendo che le prove non dimostrassero una pianificazione. I giudici le hanno lette in modo opposto.
L’ex barman condannato all’ergastolo finse per giorni la scomparsa della compagna
Alessandro Impagnatiello, 33 anni, lavorava come barman in un hotel di lusso nel centro di Milano quando uccise Giulia Tramontano, con cui conviveva e da cui aspettava un figlio. Dopo il delitto finse per giorni che la compagna fosse scomparsa, poi confessò.
Al processo è emerso che in quei mesi portava avanti una seconda relazione con una collega, che aveva scoperto la gravidanza di Giulia. Le due donne si erano incontrate proprio il giorno del delitto. Giulia è stata uccisa poche ore dopo, tornata a casa. Il bambino che portava in grembo doveva chiamarsi Thiago.
Il veleno per topi nel corpo di Giulia già da dicembre 2022
Il cuore dell’accusa di premeditazione è il topicida: secondo l’autopsia, nel corpo di Giulia Tramontano e del bambino c’erano tracce di veleno per topi, e secondo la procura generale la somministrazione era cominciata già nel dicembre 2022, cinque mesi prima del delitto.
Al processo di primo grado l’accusa aveva documentato anche le ricerche online di Impagnatiello sugli effetti di quel veleno, compresi quelli in gravidanza. Per la pg Gualtieri la volontà omicida comincia da lì, e non c’è solo premeditazione nel giorno del delitto ma una perseveranza nel voler fare del male alla compagna. Noi pensiamo che abbia ragione.
Mesi di veleno non sono un raptus: sono un piano.
La giurisprudenza della Cassazione chiede due elementi per parlare di premeditazione: un tempo apprezzabile tra la decisione e il gesto, e un proposito che in quel tempo non cambia. Qui il tempo si misura in mesi, e il proposito si misura in dosi.
Perché la Cassazione ha rimandato il processo a Milano
Nell’aprile 2026 la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della procura generale di Milano, firmato dalla sostituta procuratrice generale Elisabetta Ceniccola, e ha ordinato un nuovo giudizio d’appello limitato alla sola premeditazione. Tutto il resto della condanna è rimasto fermo.
Si era arrivati lì per una contraddizione evidente. Il 25 novembre 2024 la Corte d’assise di Milano aveva condannato Impagnatiello all’ergastolo riconoscendo la premeditazione. Nel giugno 2025 la Corte d’assise d’appello aveva confermato l’ergastolo ma aveva tolto quell’aggravante. Stesse prove, stesse ricerche online, stesso veleno: due conclusioni opposte.
Il processo per l'omicidio di Giulia Tramontano, dal 2023 a oggi
- Alessandro Impagnatiello uccide Giulia Tramontano, incinta di sette mesi, a Senago
- La Corte d'assise di Milano condanna Impagnatiello all'ergastolo con la premeditazione
- La Corte d'assise d'appello conferma l'ergastolo ma esclude la premeditazione
- Nell'appello bis la Corte d'assise d'appello di Milano riconosce la premeditazione
Quella lettura dell’appello era sbagliata, e la Cassazione lo ha riconosciuto rimandando il fascicolo a Milano. Ci sono voluti quasi tre anni e mezzo dal delitto per mettere per iscritto quello che i fatti dicevano dall’inizio.
La sorella Chiara Tramontano in aula fino all’ultima udienza
Chiara Tramontano, sorella di Giulia, era in aula anche oggi, come in ogni passaggio del processo, e prima della sentenza ha chiesto che Impagnatiello resti in carcere: «Marcisca in galera». La famiglia ha seguito ogni udienza dal 2023.
La sua richiesta trova una risposta nella legge, e serve a sgombrare un timore molto diffuso, quello che l’ergastolo in Italia sia solo una parola. Non è così. Nessuna uscita è automatica: per chi è condannato all’ergastolo l’ordinamento penitenziario prevede i primi permessi premio solo dopo almeno 10 anni di detenzione, e sempre su decisione di un giudice che valuta la condotta. Ed è proprio lì che una sentenza con la parola premeditazione pesa: resta agli atti per sempre, davanti a chiunque dovrà valutare quel percorso.
Ergastolo e premeditazione, cosa resta da decidere
Dopo la sentenza di oggi la Corte d’assise d’appello di Milano dovrà depositare le motivazioni, cioè il testo che spiega perché ha riconosciuto la premeditazione; la difesa potrà poi valutare un nuovo ricorso in Cassazione.

Il caso di Giulia non è un’eccezione statistica. Secondo il rapporto Istat sulle vittime di omicidio nel 2024, l’anno scorso in Italia ci sono stati 327 omicidi: 116 vittime erano donne, e 62 di loro sono state uccise da un partner o da un ex partner. Più di una donna a settimana, uccisa da chi diceva di amarla.

Il Parlamento ha risposto con la legge 2 dicembre 2025, n. 181, che ha introdotto nel codice penale il reato autonomo di femminicidio, l’articolo 577-bis, punito con l’ergastolo. Una legge però vale quanto le sentenze che la applicano. E il caso Tramontano dimostra che anche davanti a mesi di veleno una corte può non vedere la preparazione di un omicidio.
Per questo chiediamo due cose precise. Alla Corte d’assise d’appello di Milano, motivazioni depositate in tempi rapidi e scritte senza ambiguità: avvelenare per mesi una compagna incinta è premeditazione. Al ministero della Giustizia, la pubblicazione ogni anno del numero di sentenze per l’uccisione di donne in cui la premeditazione è stata esclusa, con i motivi. Sono dati che oggi nessuno rende pubblici.
Giulia e Thiago meritavano questa parola dal primo giorno. Oggi, finalmente, è scritta.
Come abbiamo lavorato
- Abbiamo consultato 2 documenti e fonti ufficiali, elencati in fondo all’articolo.
- Distinguiamo i fatti accertati da quello che è solo sostenuto dalle parti, e lo diciamo nel testo.
- Ultimo aggiornamento: 26 ottobre 2026, ore 13:16.
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Fonti
- Normattiva (2025). Legge 2 dicembre 2025, n. 181, introduzione del delitto di femminicidio.
- Istat (2025). Le vittime di omicidio, anno 2024.
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