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Giovedì 22 ottobre 2026 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha respinto all’unanimità il ricorso di Silvio Berlusconi contro l’Italia sul processo Mediaset. Per i giudici di Strasburgo la Cassazione che il 1° agosto 2013 condannò l’ex presidente del Consiglio per frode fiscale fu imparziale. Berlusconi, ricorso Cedu: la causa, avviata nel dicembre 2013 e proseguita dagli eredi dopo la morte del fondatore di Forza Italia, si chiude dopo quasi 13 anni.
La notizia conta perché chiude, con un atto ufficiale e non con un’opinione, la lunga discussione sulla presunta persecuzione giudiziaria. Per anni dirigenti di Forza Italia hanno raccontato quella condanna come un’ingiustizia politica. Oggi una corte internazionale, composta da giudici di Paesi diversi, dice il contrario senza una sola voce contraria. La nostra posizione è netta: la condanna è legittima e il processo fu giusto. Si può rimpiangere il leader politico, ma su questa sentenza la parola persecuzione non regge più.
Cosa ha deciso la Corte di Strasburgo
La Corte ha esaminato nel merito un solo punto del ricorso numero 8683/14: la presunta mancanza di imparzialità del collegio della Cassazione, in particolare del presidente della sezione che decise il caso, Antonio Esposito. Secondo la decisione, Berlusconi non ha dimostrato che quei giudici fossero prevenuti. Tutti gli altri motivi sono stati dichiarati irricevibili perché manifestamente infondati o presentati fuori tempo. In pratica non sono neppure arrivati a un esame nel merito.
Il ricorso puntava su un’intervista che Esposito rilasciò a un quotidiano pochi giorni dopo la lettura della sentenza, prima del deposito delle motivazioni, e su alcune frasi ostili verso Berlusconi che terzi gli attribuivano. La Corte ha valutato questi elementi uno per uno e li ha giudicati insufficienti a provare una violazione dell’articolo 6 della Convenzione, quello che garantisce il diritto a un processo equo. Lo stesso Esposito, oggi in pensione, aveva chiesto nel 2021 di poter partecipare al giudizio europeo.
La condanna del 2013 e la pena scontata
Il caso riguarda la compravendita dei diritti televisivi del gruppo Mediaset. Secondo i giudici italiani, i diritti venivano acquistati tramite società estere e rivenduti alle società italiane del gruppo a prezzi gonfiati, con costi fittizi che abbassavano le tasse dovute. La condanna definitiva è per concorso in frode fiscale, per gli anni d’imposta 2002 e 2003.
La pena fu di 4 anni di reclusione. Tre furono cancellati dall’indulto del 2006, la legge che condonò fino a tre anni di pena a chi aveva commesso reati prima di maggio 2006. L’anno restante Berlusconi lo scontò in affidamento ai servizi sociali, concesso dal Tribunale di sorveglianza di Milano il 10 aprile 2014, presso una casa di riposo di Cesano Boscone, tra il 2014 e il 2015. Nessun giorno di carcere, quindi, ma una condanna piena e definitiva.
La decadenza dal Senato e il secondo ricorso ritirato
Le conseguenze politiche arrivarono in pochi mesi. Il 27 novembre 2013 il Senato votò la decadenza di Berlusconi da senatore, in applicazione della legge Severino, il decreto legislativo del 2012 che vieta la candidatura a chi è condannato in via definitiva a più di 2 anni. Contro quella decadenza Berlusconi presentò un secondo ricorso a Strasburgo, discusso davanti alla Grande Camera il 22 novembre 2017.
Quel secondo ricorso non arrivò mai a sentenza. Nel maggio 2018 il Tribunale di sorveglianza di Milano concesse a Berlusconi la riabilitazione, cancellando gli effetti della Severino. Lui rinunciò al ricorso e il 27 novembre 2018 la Grande Camera cancellò il caso dal ruolo. Nel 2019 fu eletto al Parlamento europeo e nel 2022 tornò al Senato. Un sistema che perseguita non restituisce la candidabilità a chi dice di perseguitare: lo Stato italiano applicò le regole e poi, scaduti i termini, le applicò di nuovo a suo favore.
Le tappe del ricorso europeo in 13 anni
- 1° agosto 2013: la Cassazione rende definitiva la condanna a 4 anni.
- 28 dicembre 2013: Berlusconi presenta il ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo.
- 26 aprile 2021: la Corte comunica il caso al governo italiano e pone dieci domande sull’equità del processo.
- 12 giugno 2023: Berlusconi muore; gli eredi decidono di proseguire la causa.
- 15 ottobre 2026: la Corte annuncia che la sentenza sarà pubblicata il 22 ottobre.
- 22 ottobre 2026: la prima sezione decide all’unanimità che non c’è stata violazione.
Il ricorso invocava diversi articoli della Convenzione: oltre al 6, anche il 7, che vieta le pene senza legge, e il 13, sul diritto a un rimedio effettivo. Su tutti questi punti la Corte non è entrata nel merito. Nel giudizio il giudice italiano si è astenuto e al suo posto ha preso parte un giudice ad hoc, il professor Enzo Cannizzaro, docente di diritto internazionale.
Perché l’accusa di persecuzione non regge: la contraddizione
La sera del 1° agosto 2013 Berlusconi, in un videomessaggio, definì la condanna frutto di un accanimento giudiziario contro di lui. Nel 2020 una trasmissione televisiva diffuse audio attribuiti ad Amedeo Franco, giudice relatore di quella sentenza morto nel 2019, con giudizi critici sul verdetto che lui stesso aveva firmato. Da allora quelle registrazioni sono state usate come prova della tesi del processo politico.
Proprio l’imparzialità di quel collegio era il cuore del ricorso europeo. E proprio su quel punto la Corte, dopo averlo esaminato nel dettaglio, ha escluso ogni violazione. Non si tratta di una corte compiacente verso l’Italia. L’8 gennaio 2013, con la sentenza Torreggiani, Strasburgo condannò il nostro Paese per il sovraffollamento delle carceri. E l’8 gennaio 2026, in un’altra causa di Berlusconi e di Fininvest contro l’Italia, la stessa Corte ha riconosciuto una violazione, sia pure limitata alla mancata motivazione della Cassazione sulle spese processuali. Quando trova un errore, Strasburgo lo scrive. Questa volta ha scritto che non c’è stato.
Il reato e le tasse di tutti
La frode fiscale non è una questione privata tra un imprenditore e l’Agenzia delle Entrate. Secondo le stime ufficiali del ministero dell’Economia, l’evasione sottrae ogni anno allo Stato decine di miliardi di euro, cioè risorse per ospedali, scuole e pensioni. Chi non paga fa anche concorrenza sleale a chi le tasse le versa ogni mese. Per questo una condanna per frode fiscale confermata da tre gradi di giudizio e ora da una corte internazionale non può essere raccontata come un incidente di percorso.
Nel 2024 l’aeroporto di Milano Malpensa è stato intitolato a Berlusconi. È una scelta politica, legittima e discutibile come tutte le scelte politiche. La sentenza è un’altra cosa: resta accertata e oggi ha il bollino europeo. Una condanna giusta non diventa ingiusta perché il condannato è popolare.
Cosa deve succedere adesso
La decisione di oggi è di una camera della Corte. Entro tre mesi le parti possono chiedere il rinvio alla Grande Camera, ma il rinvio viene accettato solo in casi eccezionali e una decisione unanime lo rende molto improbabile. Nel frattempo tocca alla politica fare la sua parte. Antonio Tajani, segretario di Forza Italia, vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, riconosca pubblicamente la sentenza e chiuda la stagione delle accuse ai giudici su questo processo. Le istituzioni si rispettano anche quando danno torto alla propria parte.
Il processo fu equo. Lo dicevano tre gradi di giudizio italiani, adesso lo dice all’unanimità anche l’Europa.
Fonti
- Corte europea dei diritti dell’uomo (2026). Forthcoming judgments and decisions 20-22 October 2026, Berlusconi v. Italy no. 8683/14.
- Corte europea dei diritti dell’uomo (2018). Grand Chamber decision in the case of Berlusconi v. Italy, application no. 58428/13.
- Corte europea dei diritti dell’uomo (2026). Judgment concerning Italy, Finanziaria d’Investimento Fininvest S.p.A. and Berlusconi v. Italy.
- Corte europea dei diritti dell’uomo (2026). Press country profile: Italy.
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