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Sabato 17 e domenica 18 ottobre 2026 gruppi di ragazzi hanno sfondato vetrine e svuotato negozi nel centro di Milano, tra piazza Duomo, via Torino e largo Cairoli. Dopo gli scontri a Milano la questura ha accompagnato nei suoi uffici 271 giovani: 220 sono minorenni. La Procura di Milano ha chiesto il carcere per 11 maggiorenni. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha parlato di «violenze inaccettabili».
La notizia conta perché mette alla prova due cose insieme: la capacità dello Stato di proteggere la zona più sorvegliata d’Italia e la sua capacità di far pagare chi distrugge. Per noi la risposta giusta è già scritta nelle leggi in vigore. Carcere per chi ha guidato gli assalti, processo rapido e riparazione del danno per i ragazzini trascinati dal gruppo, conto dei negozi a carico delle famiglie. Non serve un decreto nuovo per ottenere tutto questo. Serve invece che prefetto e questore spieghino perché, dopo i 90 agenti feriti di sabato, domenica il centro è stato saccheggiato una seconda volta.
Cosa è successo sabato e domenica nel centro di Milano
Tutto è partito sabato 17 ottobre dalla manifestazione contro il caro vita chiamata Italia in piazza. L’appuntamento, diffuso soprattutto su TikTok, era alle 15 in piazza Duomo. In piazza c’erano in gran parte studenti. Dopo lanci di sassi e bottiglie la polizia ha caricato la testa del corteo, che si è spezzato in più gruppi. Da lì sono cominciati i danneggiamenti: vetrine sfondate, cestini e monopattini scagliati in strada, pensiline del tram distrutte, negozi di catene di abbigliamento saccheggiati.
Domenica 18 ottobre la scena si è ripetuta, senza nemmeno la copertura di una manifestazione. Nel pomeriggio gruppi di ragazzi, molti con il volto coperto, hanno colpito di nuovo tra piazza Duomo, via Torino e largo Cairoli. Altri episodi sono avvenuti tra Brera e corso Buenos Aires. La polizia ha usato lacrimogeni e idranti e ha ripreso il controllo del centro solo dopo diverse ore. Lunedì mattina molti negozi di lusso hanno tenuto le serrande abbassate per paura.
I numeri dei fermi e degli arresti
Il bilancio comunicato dalla questura di Milano per la sola domenica è di 271 persone accompagnate negli uffici. Tra loro 220 minorenni e 60 cittadini stranieri. Vuol dire che quasi 8 fermati su 10 sono italiani. Secondo il Dipartimento della pubblica sicurezza, 174 ragazzi sono stati trattenuti con il fermo preventivo di polizia. Tra i fermati ci sono anche dodicenni, cioè bambini che per legge non possono essere processati.
Gli arresti veri e propri sono di meno. I minorenni arrestati tra sabato e domenica sono 34: 11 il primo giorno, 23 il secondo. I maggiorenni arrestati sono 11, cinque sabato e sei domenica. Quelli di sabato hanno tra 18 e 20 anni. Il primo bilancio dei danni di sabato supera i 500 mila euro, cioè lo stipendio annuo di circa 20 lavoratori. A questo si aggiungono i danni di domenica, ancora da contare, e almeno 90 agenti medicati in ospedale il primo giorno.
Le accuse della Procura e le pene previste
La Procura di Milano ha chiesto la convalida dell’arresto e la custodia in carcere per gli 11 maggiorenni. Le accuse sono devastazione e saccheggio e resistenza pluriaggravata a pubblico ufficiale. Nella richiesta i pubblici ministeri scrivono che i giovani hanno dato prova di «assoluta disinvoltura ad improvvise azioni distruttive e di rara violenza» contro le forze dell’ordine. Per questo, secondo la Procura, il carcere è l’unica misura possibile. Il giudice deciderà nelle prossime ore sulla convalida.
Il reato di devastazione e saccheggio è l’articolo 419 del Codice penale e prevede la reclusione da 8 a 15 anni. È una pena da reato grave, non da bravata. Per i minorenni valgono regole diverse. Sotto i 14 anni nessuno è imputabile. Dai 14 ai 18 anni il ragazzo risponde del reato se il giudice lo ritiene capace di intendere e di volere, con una pena ridotta. I 34 minorenni arrestati sono nelle mani della Procura per i minorenni, che segue un rito separato. Ricordiamo che tutti gli arrestati sono accusati, non condannati: la colpa la stabilisce un processo.
Chi paga i danni: la responsabilità dei genitori
Qui la legge è già chiara e non serve aspettare nessun decreto. L’articolo 2048 del Codice civile rende i genitori responsabili dei danni causati dai figli minorenni che vivono con loro. Per evitarlo devono dimostrare di non aver potuto impedire il fatto, e i tribunali lo riconoscono di rado. Funziona come quando un ragazzino rompe il vetro del condominio: il conto arriva a casa.
Il negoziante che ha trovato la vetrina sfondata può chiedere il risarcimento sia nel processo penale, costituendosi parte civile, sia con una causa civile separata. Il problema non è la norma, ma i tempi e i costi. Un piccolo commerciante spesso rinuncia perché la causa dura anni. Per questo chiediamo al Comune di Milano di assistere i negozianti colpiti nelle richieste di risarcimento contro le famiglie dei responsabili, con un servizio legale dedicato.
Il processo per i minorenni: messa alla prova e riparazione
Il processo minorile è regolato da un decreto del 1988 e prevede la messa alla prova. Il giudice sospende il processo e affida al ragazzo un programma: studio, lavoro, attività utili, riparazione del danno fatto. Se il programma riesce, il reato si estingue. Se fallisce, il ragazzo torna davanti al giudice e il processo riprende. Il decreto Caivano del 2023 ha già reso più facile la custodia cautelare per i minori accusati di reati gravi.
Per chi ha guidato gli assalti e colpito gli agenti il carcere è la risposta corretta, come chiede la Procura. Per il quindicenne che ha seguito il gruppo, sei mesi passati a riparare le vetrine che ha rotto insegnano più di qualsiasi cella. I lavori forzati non esistono nel nostro ordinamento, ma la riparazione obbligatoria del danno sì, e va usata. Chiediamo alla Procura per i minorenni di portare questi casi a giudizio in settimane, non in anni.
Il punto debole: due giorni di saccheggi nella zona più sorvegliata
Mattarella, parlando lunedì all’assemblea nazionale delle Province, ha espresso «piena solidarietà» alle forze dell’ordine e ha ricordato i quasi 200 agenti feriti negli ultimi giorni nelle piazze italiane. Ha chiesto un’analisi approfondita e ha definito questi giovani «soggetti inediti». La parola inediti a Milano regge poco. La notte di Capodanno 2022 piazza Duomo è stata teatro di violenze di gruppo contro alcune ragazze. Nel novembre 2024 il quartiere Corvetto ha vissuto più notti di scontri dopo la morte del diciannovenne Ramy Elgaml durante un inseguimento dei carabinieri.
La contraddizione più pesante però sta nelle date. Sabato sera il bilancio era già di 90 agenti feriti e mezzo milione di danni. Domenica pomeriggio, a poche centinaia di metri dalla questura e dalla prefettura, il centro è stato saccheggiato di nuovo. Le chiamate sui social erano pubbliche. Il sindaco Giuseppe Sala ha detto lunedì di avere la sensazione che non sia finita. Chi doveva prevenire il secondo giorno deve spiegare che cosa non ha funzionato.
Cosa succede adesso: il decreto del governo e la nuova chiamata per sabato
Lunedì la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha riunito a Palazzo Chigi un vertice sull’ordine pubblico. Per martedì 20 ottobre è convocato il Consiglio dei ministri, dove è atteso un decreto legge con nuove misure contro i disordini di piazza. Intanto nelle chat social circola già un nuovo appuntamento per sabato prossimo, ancora in piazza Duomo e in altre piazze italiane.
Le nostre richieste sono tre. Il prefetto e il questore di Milano riferiscano in consiglio comunale su come è stato gestito l’ordine pubblico sabato e domenica. Il Comune di Milano apra uno sportello legale per i negozianti che vogliono il risarcimento dalle famiglie. La Procura per i minorenni fissi i processi in tempi rapidi, con messa alla prova e riparazione obbligatoria del danno. Sul passaporto dei fermati aggiungiamo un fatto: l’articolo 19 del Testo unico sull’immigrazione vieta di espellere i minori stranieri. La risposta resta la stessa per tutti, italiani e non: processo e risarcimento.
Una vetrina rotta si paga, a qualunque età, e chi doveva proteggerla risponde di come l’ha protetta.
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