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La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per Daniela Santanchè, senatrice di Fratelli d’Italia ed ex ministra del Turismo, con l’accusa di bancarotta fraudolenta, falso in bilancio e truffa aggravata ai danni dello Stato. La richiesta, depositata il 22 ottobre 2026, riguarda anche altre 14 persone e una società. Al centro ci sono i fallimenti di Ki Group, Ki Group Holding, Bioera e Umbria srl.
Non è una condanna e nessuno può dire oggi che Santanchè sia colpevole. Ma una parlamentare che ha governato per anni, con tre procedimenti aperti nella stessa città, deve farsi giudicare in fretta e senza scudi. La nostra posizione è netta: la legge che il governo invoca per i reati di strada vale anche per i reati contestati nei consigli di amministrazione. Chi ha votato pene più dure per i furti nei negozi non può accettare che un processo per truffa allo Stato resti fermo per anni.
Cosa ha chiesto la Procura di Milano il 22 ottobre
La richiesta porta la firma dei pubblici ministeri Luigi Luzi e Guido Schininà e del procuratore aggiunto Roberto Pellicano. Le indagini erano state affidate al Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza e si erano chiuse a metà luglio 2026, quando la Procura aveva notificato l’avviso di conclusione a 15 persone e a una società. Oggi le persone per cui si chiede il processo sono 14, più la società.
Le ipotesi di reato sono tre. La bancarotta fraudolenta, cioè l’accusa di aver svuotato o danneggiato aziende poi fallite a scapito dei creditori. Il falso in bilancio, cioè conti presentati in modo non veritiero. La truffa aggravata ai danni dello Stato, cioè l’accusa di aver ottenuto denaro pubblico senza averne diritto. Le condotte precise contestate a ciascun imputato non sono ancora state rese pubbliche dalla Procura. Tra gli indagati della fase precedente, secondo quanto emerso a luglio, figuravano anche la sorella della senatrice, Fiorella Garnero, e l’ex compagno Canio Mazzaro.
Ora il fascicolo passa al giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Milano. È il magistrato che decide se le accuse reggono abbastanza da arrivare in aula. La data dell’udienza non è ancora fissata.
Le aziende al centro del caso: Ki Group e Bioera
Prima di entrare in politica Santanchè ha fatto l’imprenditrice. Ha fondato Visibilia, gruppo di pubblicità ed editoria che pubblica riviste come Novella 2000 e Visto, e ha guidato per anni Ki Group, azienda di alimenti biologici controllata da Bioera. Entrambe le società sono finite in fallimento davanti al Tribunale di Milano. Da quei crac nasce il procedimento di oggi, il terzo aperto a Milano sul suo conto.
Per capire la scala dei fatti basta un confronto: Bioera era quotata in Borsa, con soci e creditori che hanno perso denaro. Una bancarotta non è un affare privato. Quando un’azienda fallisce, a pagare sono fornitori, dipendenti e, spesso, lo Stato con i suoi crediti fiscali e contributivi.
Gli altri due processi: Visibilia e la cassa integrazione Covid
Il primo fronte è quello del falso in bilancio su Visibilia. Il 17 gennaio 2025 la giudice dell’udienza preliminare Anna Magelli ha rinviato a giudizio Santanchè, allora ministra del Turismo, insieme ad altre persone. Quel processo è in corso davanti al Tribunale di Milano. Lei ha sempre respinto le accuse e ha detto, quel giorno, di andare avanti tranquilla e di non partecipare ai processi mediatici.
Il secondo fronte è quello politicamente più pesante. Secondo la Procura di Milano, tra il 2020 e il 2021 Visibilia Editore e Visibilia Concessionaria avrebbero chiesto e ottenuto la cassa integrazione Covid per 13 dipendenti che continuavano a lavorare, per circa 126mila euro pagati dall’Inps. È un’accusa da dimostrare. Ma parliamo degli stessi soldi che in quei mesi tenevano in piedi milioni di famiglie italiane senza lavoro.
Su questo filone l’udienza preliminare è iniziata il 9 ottobre 2024 e non è mai arrivata a una decisione. Il Senato ha sollevato un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale, cioè ha chiesto alla Consulta di stabilire se i giudici di Milano abbiano invaso le competenze del Parlamento. La Corte ha dichiarato ammissibile il ricorso nel 2026 e deve ancora decidere nel merito. Nel frattempo la giudice ha sospeso tutto: il 14 ottobre 2026 ha rinviato l’udienza al febbraio 2027. Due anni di attesa, e la prescrizione si avvicina.
La contraddizione: 5 luglio 2023, l’informativa al Senato
C’è un passaggio che pesa sulla credibilità politica della senatrice. Il 5 luglio 2023, parlando in aula al Senato sul caso Visibilia, Santanchè disse di non aver ricevuto alcun avviso di garanzia. Nelle settimane seguenti è emerso che il suo nome era iscritto nel registro degli indagati della Procura di Milano già da mesi.
Le due cose, sul piano tecnico, possono convivere: l’iscrizione può restare riservata e l’avviso di garanzia arriva solo in alcuni casi. Ma il Parlamento ascoltò una versione rassicurante che i fatti hanno superato. Da allora la maggioranza l’ha difesa compatta: il Senato nel luglio 2023 e la Camera nell’aprile 2024 hanno respinto le mozioni di sfiducia presentate dalle opposizioni. Santanchè ha lasciato il ministero del Turismo nel corso del 2026, ma resta senatrice e dirigente di Fratelli d’Italia.
Perché i due pesi e due misure sono un problema reale
Il governo Meloni ha fatto della sicurezza una bandiera. Il decreto sicurezza del 2025 ha introdotto nuovi reati e pene più dure per chi commette reati di strada, e la maggioranza ha ripetuto per anni la formula della certezza della pena. Quella fermezza è legittima. Ma diventa poco credibile se lo stesso Parlamento usa i propri strumenti per rallentare un processo che riguarda una sua componente.
Il punto non è se Santanchè sia colpevole. Il punto è il tempo. La truffa contestata riguarda fatti del 2020 e 2021. Ogni rinvio avvicina il momento in cui lo Stato non potrà più giudicare, e nessuno saprà mai la verità. Per i reati di bancarotta i termini sono più lunghi, ma il meccanismo è lo stesso: più un processo dura, più chi ha potere e buoni avvocati ne esce senza una sentenza.
Chi legge e pensa alla galera corre troppo: oggi esiste solo una richiesta dei pubblici ministeri, e solo un giudice può condannare, dopo tre gradi di giudizio. Chi invece denuncia che per i colletti bianchi la giustizia cammina con un passo diverso ha dalla sua parte un calendario preciso: due anni di udienza preliminare senza una decisione.
Cosa chiediamo a Santanchè e a Fratelli d’Italia
La Costituzione ci dà il criterio. L’articolo 27 dice che nessuno è colpevole fino alla condanna definitiva. L’articolo 54 chiede a chi ha funzioni pubbliche di esercitarle «con disciplina ed onore». La prima regola protegge la persona, la seconda protegge le istituzioni. Non si scontrano.
Per questo le nostre richieste sono concrete. Santanchè rinunci a ogni incarico di partito fino alla sentenza e dichiari per iscritto la rinuncia alla prescrizione, come la legge le consente. Così dimostrerebbe di voler essere giudicata, non di voler aspettare che il tempo cancelli le accuse. Il gruppo di Fratelli d’Italia al Senato smetta di usare il conflitto di attribuzione come freno e chieda esso stesso che l’udienza sull’Inps riparta. Giorgia Meloni dica pubblicamente quale regola vale per chi, nel suo partito, viene mandato a processo per truffa allo Stato. Il giudice dell’udienza preliminare di Milano fissi in tempi brevi la data per decidere sui fallimenti di Ki Group e Bioera.
La presunzione d’innocenza è un diritto di ogni cittadino, anche di una senatrice. Non è uno scudo politico, e non è un permesso per far scadere il tempo della giustizia.
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