Hegseth dopo le midterm, Massie forzerà l’impeachment: l’ultimo ministro della Guerra accusato risale al 1876

Otto articoli di accusa, un voto forse già la prossima settimana e un precedente del 1876: cosa rischia Hegseth dopo le midterm e cosa decide il Congresso.

In tempo reale

Cronaca, politica, giustizia ed esteri. Articoli costruiti con un sistema proprietario di intelligenza artificiale su fonti primarie, con controlli umani di verifica prima della pubblicazione.

Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti Pete Hegseth rischia l’impeachment dopo le midterm del 3 novembre 2026, perse dai repubblicani. Mercoledì 4 novembre Thomas Massie, deputato repubblicano del Kentucky, ha annunciato che la prossima settimana, quando il Congresso tornerà a riunirsi a Washington, costringerà la Camera a votare la messa in stato d’accusa del capo del Pentagono. Rinuncerà solo se Hegseth si dimette.

Massie lo ha scritto su X: «C’è un solo caso in cui non ripresenterò gli articoli di impeachment: Hegseth si dimette». Diverse fonti repubblicane sentite dalla rete americana Cnn si aspettano che la proposta passi. Il presidente Donald Trump ha smentito di voler sostituire il suo ministro e ai giornalisti ha detto che sta facendo «un ottimo lavoro». Il portavoce del Pentagono Sean Parnell ha fatto sapere che Hegseth non si farà fermare da «politici che cercano di segnare punti di parte».

Perché i repubblicani ora accusano Hegseth della sconfitta

Molti parlamentari repubblicani, che parlano in forma anonima, accusano Pete Hegseth di aver convinto Trump ad attaccare l’Iran senza una strategia di uscita e di aver promesso una vittoria rapida che non è arrivata. Sono accuse riferite da fonti interne al partito, non fatti accertati.

I fatti accertati sono altri. La guerra dura da nove mesi e, dopo il fallimento dei colloqui di Islamabad, è stato il vicepresidente JD Vance a attribuire la sconfitta alle midterm alla guerra in Iran, proprio lui che a febbraio escludeva un conflitto lungo. Gli elettori hanno dato ai democratici la maggioranza in entrambe le Camere: secondo le proiezioni delle reti americane, almeno 245 seggi su 435 alla Camera e almeno 54 su 100 al Senato.

E poi c’è la frase dello stesso Trump, detta dopo il voto: «Se dovessi rifarlo, dovrei rifarlo».

La guerra l’ha decisa Trump, non il suo ministro.

Questo non assolve Hegseth: un ministro che promette una guerra facile e non la vince deve rispondere delle sue promesse. Però i senatori repubblicani avevano già espresso dubbi sull’assenza di un piano di uscita a luglio, dopo un’audizione dello stesso Hegseth. Lo sapevano da mesi e hanno taciuto finché non sono arrivati i risultati. Sacrificare un ministro adesso permette al partito di non fare i conti con chi la guerra l’ha voluta davvero.

Gli otto articoli di impeachment depositati da Massie a settembre

Thomas Massie ha depositato otto articoli di impeachment contro Hegseth il 15 settembre 2026. Il principale lo accusa di condurre la guerra in Iran violando la War Powers Resolution del 1973, la legge che impone al presidente di ottenere il via libera del Congresso entro 60 giorni dall’inizio di un’operazione militare.

Gli altri articoli lo accusano, fra le altre cose, di ignorare le norme che servono a limitare le vittime civili e di usare i poteri del dipartimento per colpire la libertà di parola. Sono accuse politiche di un deputato: nessun tribunale si è pronunciato. Quella volta la Camera non votò. Lo speaker Mike Johnson chiuse in anticipo l’ultima sessione prima del voto e liquidò l’iniziativa come una «trovata». Massie ha perso le primarie repubblicane e gli resta solo la sessione di fine legislatura, fino a gennaio.

La storia fin qui

Hegseth, dalle accuse di Massie al voto sull'impeachment

  1. Thomas Massie deposita otto articoli di impeachment contro Pete Hegseth per la guerra in Iran
  2. Hegseth firma il memo che affida al Cyber Command la difesa delle midterm dalle interferenze
  3. Hegseth ordina un giorno di pausa ai militari per votare, entro il 15 ottobre
  4. I democratici conquistano Camera e Senato alle elezioni di metà mandato
  5. Trump accetta la vittoria democratica e pubblica su Truth il cappellino «Veto»
  6. Massie annuncia che forzerà il voto sull'impeachment di Hegseth se non si dimette

Il memo di Hegseth sulle midterm affidava al Cyber Command la difesa del voto

Con un memorandum datato 22 settembre 2026 e reso pubblico il 28 settembre, Pete Hegseth ha ordinato al Cyber Command, il comando militare per la guerra informatica, e all’intelligence della Difesa di usare «ogni mezzo autorizzato» contro le interferenze straniere nelle midterm.

Hegseth l’ha definita una missione «che non può fallire». Nella sostanza, però, il memo confermava un lavoro che il Cyber Command e la National Security Agency, l’agenzia per la sicurezza nazionale, svolgevano già dalle elezioni del 2018. Non prevedeva personale in più, fondi nuovi o scadenze. Soprattutto, non autorizzava militari ai seggi, cosa che negli Stati Uniti una legge federale vieta, salvo il caso di nemici armati da respingere. Chi ha creduto ai soldati mandati a sorvegliare le urne ha creduto a una cosa che non è successa.

Ai militari un giorno di pausa per votare entro il 15 ottobre

Il 2 ottobre 2026 Hegseth ha ordinato a tutte le forze armate di fermare le attività per un giorno, entro il 15 ottobre, per permettere ai militari di registrarsi e votare. La pausa si ripeterà in ogni anno di elezioni.

«Non vi diciamo per chi votare, ma vi daremo ogni occasione per farlo», ha detto in un video pubblicato su X. Per spiegare la decisione, il segretario ha ricordato che due anni fa circa 300.000 militari non si erano registrati per votare. I critici hanno ricordato che quest’anno Hegseth aveva fatto campagna elettorale in Kentucky e in Iowa. Invitare i soldati a votare è giusto. Sono quei soldati, però, a combattere da nove mesi una guerra che il Congresso non ha mai autorizzato con un voto. E le accuse contro il segretario nascono da lì, non dal giorno di pausa.

Alla Camera basta la maggioranza, al Senato servono 67 voti

Per mettere Hegseth in stato d’accusa basta la maggioranza semplice della Camera, 218 voti su 435 quando tutti i seggi sono occupati. Per rimuoverlo serve una condanna votata dai due terzi del Senato, cioè 67 senatori su 100. Lo prevede l’articolo II, sezione 4, della Costituzione degli Stati Uniti.

Infografica TuttoNotizie. Impeachment di Hegseth: i voti che servono e la nuova Camera. Articoli di accusa depositati da Massie: 8; Voti alla Camera per l'impeachment: 218; Voti al Senato per rimuoverlo: 67; Seggi democratici alla nuova Camera (minimo): 245. Fonte: Costituzione degli Stati Uniti; proiezioni delle reti americane, 2026.
Infografica TuttoNotizie. Fonte: Costituzione degli Stati Uniti; proiezioni delle reti americane, 2026

La storia americana offre due precedenti. Nel 1876 la Camera votò l’impeachment del segretario alla Guerra William Belknap anche se lui si era dimesso poche ore prima. Il Senato lo assolse perché i voti a favore della condanna non arrivarono ai due terzi. Il 13 febbraio 2024 toccò al segretario alla Sicurezza interna Alejandro Mayorkas, messo in stato d’accusa con 214 voti contro 213. Il Senato archiviò il caso il 17 aprile senza processo. Hegseth guida il dipartimento che Trump ha ribattezzato della Guerra nel settembre 2025. Se si votasse il suo impeachment, sarebbe il primo segretario alla Guerra a subirlo dopo Belknap.

Il calendario conta. Fino al 3 gennaio 2027 resta in carica il Congresso uscente, con la maggioranza repubblicana. I vertici del partito possono ancora bloccare la proposta di Massie con una mozione per accantonarla, senza votare nel merito. Dopo, toccherà alle nuove maggioranze democratiche. I senatori democratici hanno già chiesto al Pentagono di conservare i documenti, in vista delle indagini annunciate. Come avevamo scritto raccontando Trump che accetta la vittoria democratica e risponde con il cappellino «Veto», la Casa Bianca si prepara a due anni di scontro con il Congresso.

Infografica TuttoNotizie. Impeachment Hegseth: i prossimi passi. 1. Massie ripresenta gli articoli; 2. Voto o mozione per archiviare; 3. Processo, condanna con 67 voti; 4. Si insedia il Congresso democratico. Fonte: Costituzione Usa; dichiarazioni di Massie, 2026.
Infografica TuttoNotizie. Fonte: Costituzione Usa; dichiarazioni di Massie, 2026

L’impeachment di Hegseth ha senso se riguarda il motivo indicato negli articoli: una guerra combattuta senza l’autorizzazione del Congresso, come richiede una legge in vigore dal 1973. Se diventa soltanto il modo di trovare un colpevole per la sconfitta, allora i repubblicani rimasti in silenzio per nove mesi lo usano per mettersi a posto la coscienza. La prossima settimana Massie ripresenterà gli articoli, e la Camera dovrà scegliere fra votare nel merito e accantonarli.

Come abbiamo lavorato

  • Abbiamo consultato un documento ufficiale, citato in fondo all’articolo.
  • Distinguiamo i fatti accertati da quello che è solo sostenuto dalle parti, e lo diciamo nel testo.
  • Ultimo aggiornamento: 5 novembre 2026, ore 10:08.

Hai notato un errore? Scrivici a info@tuttonotizie.eu: verifichiamo ogni segnalazione e, se l’errore è confermato, correggiamo dando conto della modifica. I nostri standard editoriali.

Fonti

Tag:Stati Uniti