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Domenica 18 ottobre 2026, poco dopo le 6 del mattino, i radar lituani hanno rilevato un oggetto non identificato in volo verso nord. È scattato l’allarme drone in Lituania: sirene nelle contee di Panevėžys e Šiauliai, popolazione invitata nei rifugi, due Eurofighter italiani della Nato in volo. Verso le 8 l’allarme è cessato. Nel distretto di Pasvalys sono stati trovati frammenti che hanno danneggiato un’auto, ha riferito Vilmantas Vitkauskas, capo del Centro nazionale di gestione delle crisi.
La notizia conta per due motivi. Il primo: nessuno si è fatto male, ma un oggetto volante ha attraversato almeno due Paesi della Nato ed è caduto su una strada pubblica. Il secondo: i caccia sono decollati, hanno fatto il loro dovere, e non sono riusciti nemmeno a vedere il bersaglio per il maltempo. Per noi la posizione è netta. Far alzare i piloti è stato giusto, e chi ride di un allarme con la gente nei rifugi sbaglia. Il problema è che, un anno dopo la promessa di un muro anti-drone europeo, la risposta a un oggetto piccolo e lento resta un aereo da combattimento e una sirena.
Cosa è successo domenica mattina, ora per ora
Secondo l’esercito lituano, l’oggetto è apparso sui radar intorno alle 6 e si muoveva verso nord. Il Centro nazionale di gestione delle crisi ha dichiarato l’allarme aereo di livello rosso, il più alto, nelle contee di Panevėžys e Šiauliai. Anche la vicina Lettonia ha diramato un avviso. L’aeroporto di Kaunas, il secondo del Paese, è stato chiuso per un periodo limitato.
Dalla base di Šiauliai sono decollati i caccia del pattugliamento Nato, ma le condizioni meteo hanno impedito di identificare l’oggetto. Poi la traccia è sparita dagli schermi, i caccia sono rientrati e verso le 8 l’allarme è stato revocato. Secondo Vitkauskas il drone non è stato abbattuto: le circostanze della caduta sono ancora da chiarire.
Poco dopo, dal distretto di Pasvalys, nel nord del Paese vicino al confine lettone, sono arrivate segnalazioni di un forte boato. La polizia ha trovato piccoli frammenti sul ciglio di una strada e nei campi, vicino al villaggio di Juodžionys, lontano dalle case. I detriti hanno colpito un’auto che viaggiava da Biržai verso Pasvalys. Nessun ferito. L’area è stata chiusa in un raggio di circa 5 chilometri, la strada per Biržus interrotta, e le ricerche dei componenti principali continuano da terra e dall’aria. Il punto del ritrovamento, ha spiegato Vitkauskas, coincide con la zona in cui i radar hanno perso il contatto.
Da dove veniva il drone: la pista polacca e l’ipotesi ucraina
Il ministro della Difesa lituano Robertas Kaunas ha detto ai giornalisti che, in via preliminare, l’oggetto è entrato nello spazio aereo lituano dalla Polonia. Ha aggiunto di aver già chiamato il collega polacco per chiedere un’indagine comune. Kaunas ha anche ammesso di non sapere se tutto abbia funzionato a dovere al confine tra Lituania e Polonia. Le autorità polacche non hanno confermato alcuna violazione del proprio spazio aereo, ma hanno inviato una squadra di ricerca nella zona di Lublino.
Vitkauskas, parlando alla radio pubblica lituana, ha indicato come ipotesi più probabile quella di un drone ucraino finito fuori rotta. Sarebbe accaduto durante gli attacchi di Kiev contro la regione di San Pietroburgo. È una valutazione, non una certezza: il governo lituano ha precisato che non si sa ancora se l’oggetto trasportasse esplosivo, e l’origine verrà stabilita solo dopo il recupero di tutte le parti. Nessuna autorità, a oggi, ha attribuito il drone a un Paese preciso.
Questo punto va detto con chiarezza anche a chi pensa che ogni allarme finisca sempre con la colpa data a Mosca. Qui le autorità lituane hanno messo per prime sul tavolo l’ipotesi ucraina. Se verrà confermata, Kiev dovrà spiegare come un suo velivolo abbia sorvolato due alleati fino a cadere su una strada. Un drone amico che danneggia un’auto in un Paese Nato resta un fatto grave.
I due Eurofighter italiani e il pattugliamento dei cieli baltici
Un funzionario della Nato ha confermato che i due caccia decollati erano Eurofighter italiani sotto comando dell’Alleanza. Lo stesso funzionario ha spiegato che è in corso un’indagine. La Nato, ha aggiunto, è pronta a reagire «24 ore su 24, 7 giorni su 7» per proteggere territorio e popolazione.
L’Aeronautica militare italiana è schierata a Šiauliai nell’ambito del pattugliamento aereo del Baltico, la missione Nato attiva dal 2004. Lituania, Lettonia ed Estonia non hanno caccia propri e gli alleati si alternano per difendere i loro cieli. Non è la prima volta che i piloti italiani entrano in azione in questo turno. Nella notte del 15 settembre 2026 due Eurofighter italiani hanno abbattuto un drone entrato in Lituania dalla Bielorussia: il primo abbattimento nello spazio aereo lituano. Il 14 agosto 2026 i caccia del pattugliamento Nato avevano fatto lo stesso sopra la Lettonia.
Le obiezioni sui costi hanno un fondo di verità, ma colpiscono il bersaglio sbagliato. Un caccia è lo strumento più caro possibile contro un drone che vale una frazione del suo missile. Il piano di volo di domenica, però, non lo decidono i piloti: lo impone l’assenza di alternative. Finché il fianco est non avrà sensori, intercettori a basso costo e sistemi anti-drone a terra, l’unica cosa che si può alzare in volo resta un Eurofighter.
I precedenti: un anno di droni sul fianco est della Nato
Chi considera tutto un allarme gonfiato dimentica la sequenza degli ultimi tredici mesi. Nella notte tra il 9 e il 10 settembre 2025 la Polonia contò 19 violazioni del proprio spazio aereo da parte di droni. Varsavia chiese consultazioni urgenti agli alleati con l’articolo 4 del Trattato Nato. Il 19 settembre 2025 tre caccia russi MiG-31 rimasero per 12 minuti nel cielo dell’Estonia, e Tallinn fece lo stesso.
La Lituania conosce il rischio da prima. Nell’estate 2025 le sue autorità recuperarono un drone militare di tipo Gerbera, carico di esplosivo, caduto vicino a un poligono dell’esercito. Nel 2026 gli allarmi si sono fatti frequenti: il 3 ottobre un avviso di livello giallo è durato circa 40 minuti nella contea di Vilnius e a Ukmergė, poi la traccia è sparita senza entrare nel Paese. Il pericolo, quindi, è concreto e documentato dalle stesse autorità baltiche. Lo spreco sta nello strumento, non nella prudenza.
Il muro di droni promesso da Bruxelles e la scadenza del 2026
Il 10 settembre 2025, nel discorso sullo stato dell’Unione, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen parlò di un «muro di droni». Doveva sorgere sul fianco orientale. Il 16 ottobre 2025 la Commissione presentò la tabella di marcia per la difesa al 2030: l’iniziativa europea di difesa anti-drone doveva raggiungere una prima capacità operativa entro la fine del 2026 e quella piena entro la fine del 2027.
Mancano poco più di due mesi alla prima scadenza. Domenica, in uno dei Paesi più esposti d’Europa, un oggetto non identificato ha volato per circa due ore. I caccia non lo hanno visto e la popolazione è scesa nei rifugi. I frammenti sono stati trovati dalla polizia, non da un sistema di difesa. Questa è la contraddizione tra la promessa e il risultato, e la Commissione deve renderne conto con date e numeri, non con slogan.
L’Ucraina, colpita ogni notte, ha imparato a fermare i droni con intercettori economici e mitragliatrici montate sui mezzi a terra. L’Europa ha più soldi, più industria e più tempo. Ciò che le manca è la fretta.
Cosa succede adesso e cosa chiediamo
Le ricerche a Pasvalys proseguono per recuperare i componenti principali e stabilire tipo e origine del velivolo. La Lituania ha chiesto alla Polonia di partecipare all’indagine e la Nato segue il caso. Il ministro Kaunas ha detto che l’esercito potrà rivedere le procedure di risposta a incidenti simili, ricordando però che il compito principale, rilevare l’oggetto, è stato assolto.
Le nostre richieste sono quattro. Le autorità lituane e polacche rendano pubblici in pochi giorni tipo, origine e rotta del drone, compreso il punto in cui ha attraversato il confine. Se l’origine ucraina verrà confermata, Kiev spieghi l’accaduto e coordini le rotte con gli alleati che la sostengono. La Commissione europea dica a che punto è la difesa anti-drone promessa per fine 2026, con i sistemi già consegnati e quelli in ritardo. Il ministro della Difesa Guido Crosetto riferisca in Parlamento su quanti interventi hanno fatto i nostri Eurofighter nel Baltico in questo turno e quanto costano.
I piloti italiani hanno risposto in pochi minuti. I governi che hanno promesso il muro rispondono da tredici mesi con le sirene.
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