Tetto prezzi Eni fino a fine anno: gasolio a 2,25 euro, appena 1 centesimo sotto la media nazionale

Tetto prezzi Eni confermato fino a fine anno: gasolio a 2,25, benzina a 1,99. Quanto si risparmia davvero e cosa può fare il governo con le accise.

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L’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, ha annunciato venerdì 23 ottobre 2026 che il tetto prezzi Eni su benzina e gasolio resterà in vigore fino al 31 dicembre nei distributori Enilive. Oggi il limite è di 2,25 euro al litro per il gasolio e di 1,99 euro per la benzina. La cifra però non è garantita fino a fine anno: Eni la rivedrà ogni mese.

La notizia conta perché milioni di automobilisti la leggeranno come un aiuto. Secondo noi non lo è, o lo è molto poco. Il tetto sul gasolio è salito da 2,19 a 2,25 euro in un mese. Oggi sta quasi alla pari con la media nazionale. Un prezzo massimo che coincide con il prezzo medio non abbassa il conto: lo blocca in alto. Chi può davvero far scendere il prezzo è il governo, perché più di 1 euro su 2,25 se ne va in tasse. Lo strumento per farlo, l’accisa mobile, esiste e il governo Meloni lo ha già usato nel 2026. Deve tornare a usarlo adesso.

Cosa ha annunciato Descalzi e cosa resta in sospeso

Descalzi ha dato la notizia in un colloquio telefonico con diversi quotidiani, nel giorno dei conti trimestrali del gruppo. La frase chiave è questa: «Confermiamo che manterremo il concetto di price cap fino a fine anno». Price cap vuol dire prezzo massimo: la soglia che Eni si impegna a non superare nei suoi impianti.

Subito dopo, però, l’amministratore delegato ha aggiunto che sul livello del tetto Eni monitorerà «le dinamiche di mercato e di prezzo», oltre alle forniture disponibili per la sua rete logistica. La verifica avverrà ogni mese. Tradotto: fino a dicembre è garantita l’idea del tetto, non il numero. Descalzi ha anche detto che la misura è costata «tantissimo» ma che è giusto andare incontro ai clienti.

Una precisazione utile, perché circola una cifra sbagliata. Il tetto non è a 1,90 euro. Per il gasolio è a 2,25 euro, per la benzina a 1,99 euro.

Quanto si risparmia davvero: da 15 centesimi a 1

Il tetto è stato annunciato il 25 settembre ed è partito il 28 settembre, con il gasolio a 2,19 euro e la benzina a 1,99. Doveva durare 30 giorni, con possibile proroga. A inizio ottobre Eni ha alzato la soglia del gasolio a 2,25 euro.

Il conto lo ha fatto Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori. Al lancio il gasolio costava in media 2,338 euro sulla rete ordinaria e 2,421 in autostrada. Il tetto valeva quindi uno sconto di 14,8 e di 23,1 centesimi. Oggi, con il tetto a 2,25 e medie intorno a 2,26 e 2,30 euro, lo sconto scende a circa 1 e 5 centesimi.

I dati dell’Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese lo confermano. Il 21 ottobre il gasolio self costava in media 2,259 euro sulla rete stradale, la benzina 2,026. Su un pieno da 50 litri di gasolio il tetto fa risparmiare meno di 50 centesimi. Un mese fa, sullo stesso pieno, il risparmio superava i 7 euro.

Lo stesso giorno, utile più che raddoppiato e dividendo extra

L’annuncio è arrivato insieme ai conti del terzo trimestre. Tra luglio e settembre Eni ha registrato un utile netto rettificato di 2,8 miliardi di euro, il 125% in più rispetto a 1,25 miliardi dello stesso periodo del 2025. L’utile contabile è salito a 3,2 miliardi, contro 803 milioni di un anno prima.

Il consiglio di amministrazione ha deciso un dividendo straordinario di 46 centesimi per azione, circa 1,3 miliardi, da pagare a dicembre. Si aggiunge al dividendo ordinario di 1,10 euro. Il riacquisto di azioni proprie sale a 3,8 miliardi.

Fare utili non è una colpa: un’azienda quotata esiste per questo. Il punto è un altro. Uno sforzo che oggi vale 1 centesimo al litro sul gasolio pesa poco accanto a 2,8 miliardi di utile in tre mesi. Presentarlo come un grande sacrificio non regge ai numeri.

Eni non è un’azienda qualunque: lo Stato è il primo azionista

Lo Stato controlla circa il 30% di Eni, tra la quota del ministero dell’Economia e quella di Cassa depositi e prestiti. Con una quota di questo livello, al settore pubblico spetta una fetta del dividendo straordinario nell’ordine dei 390 milioni di euro.

C’è poi l’Iva. Su un litro di gasolio a 2,25 euro, l’Iva al 22% vale circa 40 centesimi. Le accise aggiungono oltre 60 centesimi. In tutto, più di 1 euro ogni 2,25 va allo Stato: quasi metà di quello che paghiamo alla pompa. E l’Iva è una percentuale: più sale il prezzo, più incassa l’Erario. Lo Stato quindi guadagna dai rincari due volte, con l’Iva sui carburanti e con i dividendi del suo gruppo energetico.

L’accisa mobile esiste e il governo l’ha già usata nel 2026

L’accisa mobile funziona così: quando il petrolio rincara e lo Stato incassa più Iva del previsto, il governo può usare quei soldi per ridurre le accise con un decreto. Non serve una legge nuova. Il governo Meloni l’ha rimessa in funzione con il decreto carburanti del gennaio 2023.

Nel 2026 l’ha usata davvero. Il decreto interministeriale del 2 aprile ha coperto 219,6 milioni di taglio delle accise con l’Iva in più incassata. Il decreto del 5 giugno ha ridotto benzina e gasolio di 5 centesimi, 6,1 con l’Iva, dal 7 giugno al 3 luglio, per compensare le maggiori entrate Iva. A fine luglio un decreto-legge ha tagliato di 17 centesimi l’accisa sul gasolio, ma solo dal 30 luglio al 6 agosto.

Poi la direzione è cambiata. Il decreto-legge pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 17 settembre 2026 prevede, tra le altre misure, un aumento dell’accisa sul gasolio da autotrazione. Dona sostiene che il governo stia tradendo gli impegni sull’accisa mobile presi il 16 settembre, che lui stesso giudica già insufficienti. E avverte che il tetto di Eni non deve diventare un alibi per l’esecutivo.

Il precedente dimostra che si può agire in pochi giorni. Nel marzo 2022, con i prezzi oltre i 2 euro, il governo Draghi tagliò le accise di 25 centesimi al litro, oltre 30 con l’Iva. Il governo Meloni ridusse lo sconto a dicembre 2022 e lo lasciò scadere il primo gennaio 2023. L’accisa mobile ha un vantaggio in più: restituisce soldi già incassati, senza nuovo deficit.

Cosa devono fare governo ed Eni

Le richieste sono due, e sono precise.

  • Il governo Meloni e il ministero dell’Economia attivino subito l’accisa mobile e restituiscano agli automobilisti l’Iva in più incassata con i rincari di questi mesi, come hanno già fatto ad aprile e a giugno.
  • Eni, che ha lo Stato come primo azionista, indichi una cifra fissa e garantita fino al 31 dicembre, invece di un tetto da rivedere ogni mese.

Un tetto che oggi fa risparmiare meno di un centesimo al litro sul gasolio protegge il listino, non il portafoglio. I centesimi veri li può restituire solo lo Stato, e ha già in mano lo strumento per farlo.

Fonti

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Tag:Economia