Protesta autotrasportatori, A1 bloccata a Caserta Sud e scaffali vuoti: domani Salvini incontra i camionisti a Milano

Protesta autotrasportatori: A1 bloccata a Caserta Sud e Caianello, scaffali vuoti al Sud. Prezzi del gasolio, accise e cosa porta Salvini all'incontro di Milano.

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La protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio ha bloccato da mezzanotte l’autostrada A1 a Caserta Sud e a Caianello, con il nodo con la A30 Caserta-Salerno chiuso e code alla barriera di Napoli Nord. Lunedì 19 ottobre 2026 i tir hanno rallentato anche l’A2 e l’accesso al porto di Napoli. Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini riceve i camionisti domani, 20 ottobre, nella prefettura di Milano.

La notizia conta perché il gasolio costa oggi più della benzina e quasi metà del prezzo alla pompa va allo Stato tra accise e Iva. Per questo la nostra posizione è netta: il governo ha torto sulle accise, perché ha fatto il contrario di quanto prometteva all’opposizione, e domani deve portare un calendario scritto di riduzione, non un bonus una tantum. I camionisti hanno ragione nel merito, ma bloccare le autostrade e lasciare vuoti gli scaffali è il modo sbagliato di averla.

Cosa è successo nella notte tra A1, A30 e A2

I blocchi sono partiti verso mezzanotte nella zona di Caianello, in provincia di Caserta. Verso le 3 la società autostradale ha chiuso temporaneamente un tratto dell’A1 Milano-Napoli. All’alba la situazione più pesante era alla barriera di Napoli Nord, nel territorio di Marcianise, con auto e mezzi pesanti fermi in coda. Rallentamenti e presidi anche sulla A30 tra Nola, Sarno e Nocera-Pagani, e sulla A2 del Mediterraneo nell’area di Eboli e Battipaglia.

Nelle stesse ore i tir hanno rallentato l’ingresso del porto di Napoli. In alcuni supermercati della Campania mancano già merci fresche, perché i camion che riforniscono i magazzini sono fermi da venerdì in diverse regioni del Sud. Il fermo del comitato degli autotrasportatori siciliani va avanti dalle 00.01 del 16 ottobre fino alla mezzanotte del 20: i camion restano nei piazzali e i semirimorchi non vengono ritirati dai porti.

Da dove nasce la protesta e chi la guida

La mobilitazione è nata la settimana scorsa in Puglia e in Calabria, con camionisti e agricoltori insieme. Dal 16 ottobre si è allargata a Sicilia, Basilicata e Campania. Non è uno sciopero proclamato dalle sigle nazionali. Il presidente di Conftrasporto Pasquale Russo, il 15 ottobre, ha parlato di «proteste spontanee, non governate e non proclamate dalle associazioni di categoria», lette come il segno della disperazione degli imprenditori.

I delegati di Calabria, Basilicata e Puglia, in una nota congiunta del 18 ottobre, hanno confermato la prosecuzione dei blocchi con la formula «senza garanzie nessun passo indietro». Le richieste che circolano nei presidi sono tre: un taglio stabile delle accise sul gasolio, un prezzo calmierato per il trasporto professionale e una tassa sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere. Le imprese siciliane aggiungono un costo in più: gli armatori scaricano su di loro la tassa europea sulle emissioni delle navi, chiamata Ets.

I numeri del gasolio secondo il ministero delle Imprese

L’Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese e del Made in Italy fotografa il problema. Il 6 ottobre il gasolio self costava in media 2,244 euro al litro, la benzina 2,043. Il 16 ottobre il gasolio era salito a 2,256 euro, la benzina scesa a 2,034. In autostrada il diesel ha toccato 2,298 euro il 18 ottobre, a un passo dai 2,3.

Un tir porta spesso un serbatoio da 600 litri: un pieno a questi prezzi costa circa 1.350 euro, quanto uno stipendio medio. Dieci centesimi in più al litro valgono 60 euro a ogni pieno. Per una ditta con tre camion che fanno il pieno due volte a settimana, a fine mese sono oltre 1.400 euro di costo aggiuntivo. È la differenza tra chiudere in pari e lavorare in perdita.

Una parte di questo prezzo la decide Roma. L’accisa sul gasolio vale circa 63 centesimi al litro e sopra si applica l’Iva al 22 per cento, che pesa anche sull’accisa stessa. Il risultato è che su 2,25 euro circa 1,04 vanno allo Stato. Le imprese di autotrasporto con mezzi pesanti recuperano ogni trimestre una parte dell’accisa, poco più di 21 centesimi al litro, ma il rimborso arriva mesi dopo il pagamento.

La contraddizione del governo sulle accise, con le date

Qui sta il punto politico. Nel gennaio 2019 Giorgia Meloni, allora leader di Fratelli d’Italia all’opposizione, pubblicò un video girato davanti a un distributore per chiedere l’abolizione graduale delle accise sui carburanti. Nel marzo 2022 il governo Draghi tagliò le accise di 25 centesimi al litro per far fronte alla guerra in Ucraina. Il governo Meloni, insediato in ottobre, ridusse lo sconto a 15 centesimi a dicembre 2022 e lo lasciò scadere il 1° gennaio 2023.

La premier difese la scelta spiegando che quei soldi servivano ad altro, a partire dal taglio del cuneo fiscale sul lavoro. È una posizione legittima, ma è il contrario della promessa. Poi, nel maggio 2025, l’esecutivo ha avviato il riallineamento tra benzina e gasolio: 1,5 centesimi in più di accisa sul diesel, 1,5 in meno sulla benzina, con l’obiettivo di proseguire negli anni. Per chi vive di gasolio, cioè i camionisti, la direzione è quella opposta a quanto annunciato dal distributore.

C’è un secondo nodo, segnalato dalle associazioni. Unatras, il coordinamento delle sigle dell’autotrasporto, denuncia da mesi la mancata erogazione di risorse già stanziate per il settore, comprese quelle per il rinnovo dei mezzi. Soldi scritti in bilancio ma non arrivati alle imprese: è il tipo di promessa che pesa più di un’accisa.

Cosa ha detto Salvini e cosa succede domani a Milano

Il ministero dei Trasporti aveva convocato il 15 ottobre un tavolo per il 27 ottobre a Roma, a Porta Pia, con Palazzo Chigi, ministero dell’Economia e ministero delle Imprese. Sotto la pressione dei blocchi la data è stata anticipata. Domani, martedì 20 ottobre, Salvini vede alle 10 nella prefettura di Milano le associazioni nazionali e i sindacati, e alle 15 i gruppi spontanei di Puglia, Calabria, Sicilia e Campania.

Il ministro, intervistato da Rds il 18 ottobre, ha confermato l’incontro con un «assolutamente sì» e ha aggiunto: «A tutti ho chiesto buonsenso e rispetto per il lavoro degli altri: alcuni blocchi stanno danneggiando il lavoro di tanti altri loro colleghi». Sulle misure si è limitato a dire «faremo tutto quello che è possibile fare». Nessuna cifra, nessuna data. Il tavolo nazionale del 27 ottobre resta in calendario.

Le regole che valgono anche per chi protesta

Il fermo dell’autotrasporto è un diritto, ma ha regole precise fissate dalla Commissione di garanzia sugli scioperi: preavviso, durata massima e servizi minimi per merci deperibili, farmaci e carburanti. Un blocco spontaneo nato nei piazzali non le rispetta per definizione. Occupare un’autostrada con i mezzi, poi, è un reato previsto dall’articolo 1 del decreto legislativo 66 del 1948, punito con la reclusione da 1 a 6 anni. Le prefetture lo sanno e finora hanno scelto la mediazione: il prefetto di Catanzaro Clemente Di Nuzzo ha convocato le parti già il 18 ottobre.

Chiediamo quindi due cose. Al governo: domani Salvini porti a Milano un calendario scritto di riduzione dell’accisa sul gasolio, con date e cifre, coperto da tagli di spesa e non da nuovo debito, e sblocchi subito i fondi già stanziati per il settore. Agli autotrasportatori: una volta aperto il tavolo, liberino le corsie, lascino passare alimentari e farmaci e portino il fermo dentro le regole, perché un’autostrada chiusa colpisce prima di tutto le famiglie che stanno dalla loro parte.

Il prezzo del gasolio è una scelta politica, e le promesse fatte davanti a un distributore si pagano davanti a un distributore.

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