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Il lavoro nero in Italia è cresciuto nel 2024, primo anno senza reddito di cittadinanza. Lo certifica l’Istat nel rapporto sull’economia non osservata pubblicato il 16 ottobre 2026: le unità di lavoro irregolari sono salite a 3 milioni e 277mila, 145mila in più rispetto al 2023, con un aumento del 4,6%. Il tasso di irregolarità è arrivato al 13,1%.
Il dato pesa perché il governo di Giorgia Meloni ha presentato la cancellazione del sussidio come una spinta verso il lavoro regolare. I numeri dell’Istat dicono un’altra cosa: senza l’assegno il sommerso non è emerso, è aumentato. La nostra posizione è netta. Togliere un sussidio non è una politica contro il lavoro nero. Contro il nero servono ispettori, controlli e sanzioni che arrivano davvero. Il governo smetta di raccontare l’abolizione del reddito come una vittoria sul sommerso e investa dove il sommerso si combatte.
I numeri dell’Istat sul lavoro irregolare nel 2024
L’Istat misura il lavoro nero con le unità di lavoro: traduce tutte le ore lavorate senza contratto in posti a tempo pieno. Nel 2024 queste unità irregolari sono 3 milioni e 277mila. Per capire la misura, è come se tutti gli abitanti di Roma lavorassero senza contratto, senza contributi e senza tutele.
La crescita in un anno è del 4,6%, contro un aumento dell’1,6% del lavoro regolare. Il nero è cresciuto quasi tre volte più veloce del lavoro in regola. Il tasso di irregolarità, cioè la quota di lavoro fuori dalle regole sul totale, è al 13,1%: più di un’unità di lavoro su otto.
Il dettaglio per tipo di lavoro conferma il quadro. Tra i dipendenti il tasso di irregolarità arriva al 13,2%. Tra gli autonomi le unità irregolari crescono del 2,7%, pari a 23mila e 400 in più, con un tasso al 12,7%.
Dove si concentra il nero: colf, campi, bar e ristoranti
Il lavoro irregolare non è distribuito in modo uniforme. L’Istat indica il picco negli altri servizi alle persone, dove il tasso di irregolarità raggiunge il 41,4%: qui pesa soprattutto il lavoro domestico di colf e badanti. Segue l’agricoltura con il 18,4%, poi il blocco di commercio, trasporti, alloggio e ristorazione.
Sono gli stessi settori in cui per anni le associazioni di categoria hanno lamentato la difficoltà di trovare personale, attribuendola al reddito di cittadinanza. Il sussidio non c’è più dal 2024, ma in quei comparti il lavoro senza contratto resta alto. Il problema, dicono i numeri, non era l’assegno: era e resta il nero.
Il valore del sommerso: 218 miliardi, il 9,9% del Pil
Nel 2024 l’intera economia non osservata vale 218,2 miliardi di euro, in aumento dello 0,3% rispetto ai 217,6 miliardi del 2023. Il Pil però è cresciuto di più, il 3,2%, quindi l’incidenza scende dal 10,2% al 9,9%. Dentro questa cifra, il sommerso economico vale 198,4 miliardi e le attività illegali 19,8 miliardi.
Il dettaglio spiega perché il dato sul lavoro è il più preoccupante. La sotto-dichiarazione dei redditi d’impresa, cioè fatturati nascosti e costi gonfiati, cala leggermente a 107,6 miliardi dai 108,2 del 2023. Il valore prodotto con lavoro irregolare invece sale a 80,3 miliardi, con un aumento del 3,9%, pari a 3,1 miliardi in più. Il lavoro nero pesa ora per il 36,8% di tutta l’economia non osservata, contro il 35,5% dell’anno prima. In sintesi: l’evasione da fatture scende un po’, il lavoro senza contratto cresce.
Cosa aveva promesso il governo e cosa dice la serie storica
Il 25 ottobre 2022, nel discorso per la fiducia alla Camera, Giorgia Meloni disse: «Per come è stato pensato e realizzato, il reddito di cittadinanza ha rappresentato una sconfitta per chi era in grado di fare la sua parte per l’Italia, oltre che per se stesso e per la sua famiglia». Il reddito di cittadinanza era nato nel 2019 con il governo Conte I. Il governo Meloni lo ha cancellato con il decreto Lavoro, approvato dal Consiglio dei ministri il 1° maggio 2023.
Al suo posto sono arrivate due misure. Il Supporto per la formazione e il lavoro, 350 euro al mese per chi segue corsi, è partito a settembre 2023. L’Assegno di inclusione, riservato alle famiglie con minori, disabili, anziani o persone seguite dai servizi sociali, è partito a gennaio 2024. Il 2024 è quindi il primo anno pieno senza il vecchio sussidio.
In quello stesso anno le unità di lavoro irregolari passano da 3 milioni e 132mila a 3 milioni e 277mila. Rispetto al 2022, anno dell’insediamento del governo, il tasso di irregolarità passa dal 12,5% al 13,1% e gli irregolari sono 298mila in più. Va detto per onestà che la risalita non comincia nel 2024: il sommerso del lavoro era crollato con la pandemia e risale ogni anno da allora. Ma proprio questo smonta la tesi del governo. Se il nero cresceva con il reddito e continua a crescere senza il reddito, il sussidio non era la causa.
L’Istat non misura quanti ex percettori siano finiti nel nero. Un legame diretto tra abolizione del sussidio e aumento degli irregolari non è dimostrato, in nessuna direzione. Ciò che è dimostrato è che l’abolizione non ha fatto emergere il lavoro sommerso, come invece la maggioranza aveva lasciato intendere.
Il record degli occupati e il conto che manca
Il governo rivendica il record di occupati sopra i 24 milioni, registrato dall’Istat nel 2024. Il dato è vero e i posti regolari in più ci sono: lo stesso rapporto sull’economia non osservata registra la crescita dei dipendenti regolari. Ma i numeri dell’Istat valgono sempre, non solo quando fanno comodo. Chi si prende il merito dei 24 milioni di occupati deve prendersi anche il conto dei 3,27 milioni di unità in nero.
C’è un argomento che per noi conta più di tutti, ed è un argomento di mercato. L’impresa che paga in nero fa concorrenza sleale all’impresa che versa stipendi, tasse e contributi. Ogni ora irregolare è un’ora che manca all’Inps oggi e che peserà domani, quando quei lavoratori chiederanno una pensione mai versata. Difendere la concorrenza leale significa colpire il nero, non i poveri.
Una convinzione diffusa va corretta con un fatto. È vero che il reddito aveva una falla seria: chi lavorava in nero poteva incassarlo lo stesso, e oggi questo doppio incasso non c’è più. Ma il nero è cresciuto comunque. Chiudere una falla del sussidio non ha ridotto di un’ora il lavoro irregolare.
I controlli: 7 ispezioni su 10 trovano irregolarità
L’Ispettorato nazionale del lavoro, nel rapporto annuale 2024, indica 90.831 ispezioni definite nell’anno. In 65.096 casi sono emerse irregolarità: il 71,7%, in aumento rispetto al 69,8% del 2023. Vuol dire che quando un ispettore entra in un’azienda, in più di 7 casi su 10 trova qualcosa che non va.
Il dato dice due cose. La prima: i controlli funzionano e i bersagli sono scelti bene. La seconda: con 3,27 milioni di unità irregolari, 90mila ispezioni l’anno sono una goccia. È qui che un governo serio contro il nero mette i soldi e le persone.
Cosa chiediamo al governo
Chiediamo al ministero del Lavoro di pubblicare quanti ex percettori del reddito di cittadinanza hanno firmato un contratto regolare dal 2024 a oggi. L’Inps pubblica ogni sei mesi i dati su Assegno di inclusione e Supporto per la formazione e il lavoro: a dicembre 2025 i beneficiari del Supporto in pagamento erano 84.815. Manca il dato che conta, cioè quanti sono usciti dall’assistenza verso un lavoro con contratto.
Chiediamo al governo di rafforzare l’Ispettorato nazionale del lavoro con assunzioni e mezzi, e di misurare la lotta al nero con un solo indicatore: il tasso di irregolarità dell’Istat, che deve scendere. Chiediamo infine a chi ha dato per anni al reddito di cittadinanza la colpa del lavoro nero di spiegare questi numeri, con la stessa voce usata per i record.
I record si contano tutti, anche quelli scomodi: nel 2024 il nero è cresciuto quasi tre volte più del lavoro in regola.
Fonti
- Istat (2025). Economia non osservata nei conti nazionali, anni 2020-2023.
- Ispettorato nazionale del lavoro (2025). Rapporto annuale dell’attività di vigilanza 2024.
- Inps (2026). Osservatorio ADI e SFL: i dati aggiornati al 31 dicembre 2025.
- Inps (2026). Comunicato stampa sull’Osservatorio Assegno di inclusione e Supporto formazione e lavoro.
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