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Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha chiuso il 12 ottobre 2026, alle 18, le audizioni sul Documento programmatico di finanza pubblica davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato. Ha detto che la manovra 2027 e gli aiuti bollette per le famiglie dipendono dal via libera europeo sulla clausola di salvaguardia nazionale per energia e difesa, ancora da completare.
La notizia conta perché a 8 giorni dalla scadenza del 20 ottobre il governo non ha ancora scritto cifre, platea e coperture della sua legge più importante. Per noi è una scelta sbagliata: Bruxelles può autorizzare l’uso del deficit, ma decidere chi aiutare e con quali soldi spetta al governo e al Parlamento italiano. Rinviare tutto alla risposta europea significa presentarsi alle Camere con la casella principale vuota, nell’anno che precede le elezioni politiche.
Cosa ha detto Giorgetti in audizione il 12 ottobre
Il ministro ha spiegato che la composizione della manovra sarà definita solo dopo il completamento della procedura europea sulla clausola di salvaguardia. La richiesta italiana, ha ricordato, attende ancora l’approvazione formale del Consiglio dell’Unione europea. Poi ha aggiunto la novità politica: il governo vuole usare parte dei soldi della clausola, pensati per la sicurezza energetica, anche per le famiglie colpite dai rincari.
Le sue parole, davanti alle commissioni, sono state queste: «Vorremmo che ci sia la possibilità di utilizzare la Nec anche per andare incontro alle esigenze delle famiglie che hanno avuto questo tipo di shock». E ancora: «Se in Europa dicono no, non c’è problema, le famiglie sopportino; ecco secondo me è una scelta sbagliata». Nec è la sigla inglese della clausola di salvaguardia nazionale, cioè la deroga alle regole di bilancio europee.
Sui tempi, parlando con i giornalisti, Giorgetti è stato chiaro: «Cercheremo di arrivare in Parlamento con la manovra entro il 20 ottobre, ma questo ci condiziona e potrebbe andare oltre». Ha detto di avere «un piano B, un piano C e un piano D» a seconda della risposta europea. E ha ammesso la difficoltà: «Io vorrei presentare una legge di bilancio che abbia dei contorni definiti. Se non so dove muovermi è un po’ più complicato».
I numeri del Dpfp: crescita, deficit e lo scostamento da 28 miliardi
Il Documento programmatico di finanza pubblica, approvato dal Consiglio dei ministri il 2 ottobre, stima una crescita del Pil dell’1% nel 2026, dello 0,8% nel 2027 e dello 0,9% nel 2028. Il deficit scende al 2,9% del Pil nel 2026, appena sotto la soglia europea del 3%. Poi risale al 3,4% nel 2027 e al 3,2% nel 2028, per effetto delle spese coperte dalla clausola.
Insieme al documento, il governo chiede alle Camere di votare uno scostamento di bilancio da circa 28 miliardi in 2 anni: 14 miliardi nel 2027 e 14 nel 2028, divisi a metà tra energia e difesa, circa 7 miliardi l’anno per ciascuna voce. Il voto richiede la maggioranza assoluta e l’esame in Aula è fissato per il 13 ottobre. Per dare un’idea: 7 miliardi equivalgono a circa 270 euro per ogni famiglia italiana, se fossero distribuiti a tutte allo stesso modo.
Il punto che conta per le bollette è questo: i 7 miliardi dell’energia sono stati chiesti a Bruxelles come spesa per la sicurezza energetica, in buona parte investimenti. Spostarne una quota verso aiuti diretti alle famiglie richiede un’interpretazione diversa delle regole. Giorgetti si è detto fiducioso di trovarla con «gli opportuni approfondimenti tecnici», ma al momento quell’interpretazione non esiste su carta.
La clausola di salvaguardia e il via libera che manca da Bruxelles
La clausola di salvaguardia nazionale è lo strumento del nuovo Patto di stabilità che consente a uno Stato di spendere oltre i limiti per obiettivi riconosciuti, come la difesa. L’Italia ha scelto di usarla anche per l’energia. Secondo il ministro, la Commissione europea ha dato una prima risposta positiva, ma il passaggio formale del Consiglio non è ancora arrivato.
In parallelo il governo tratta con gli uffici della Commissione su un altro fronte: tenere conto dell’inflazione nel calcolo della spesa netta, cioè il tetto alla crescita della spesa che l’Italia deve rispettare. Giorgetti ha precisato che non si tratta di una richiesta di nuova flessibilità. Resta il fatto che la manovra è appesa a 2 trattative aperte contemporaneamente.
Extraprofitti: la frase del ministro e il precedente del 2022
Alla domanda sui guadagni eccezionali di banche, assicurazioni e società energetiche, Giorgetti ha risposto con un appello: «Chi potrà contribuire, contribuirà». Nessuna aliquota, nessuna base di calcolo, nessun importo. Il ministro ha confermato che il governo chiederà un contributo a banche e assicurazioni e che rinnoverà la tassa piatta al 5% sugli aumenti dei rinnovi contrattuali.
Qui sta la contraddizione documentata. Questo stesso governo, con la legge di bilancio per il 2023, ha imposto alle imprese energetiche un contributo di solidarietà obbligatorio del 50% sulla parte del reddito 2022 che superava di oltre il 10% la media del periodo 2018-2021. Aliquota, base e scadenza erano scritte nella legge. Nell’agosto 2023 il governo ha invece annunciato un prelievo sui margini delle banche, poi modificato: gli istituti hanno potuto scegliere di accantonare a riserva 2,5 volte l’importo invece di versarlo allo Stato. Quasi tutte le grandi banche hanno scelto la riserva e l’incasso pubblico è stato minimo.
La lezione del 2023 è semplice: un contributo che si può evitare non porta soldi. Se il governo vuole davvero far partecipare chi ha guadagnato dai rincari, lo strumento lo conosce già, perché lo ha scritto lui alla fine del 2022.
Cosa dicono Banca d’Italia, Ufficio parlamentare di bilancio e Corte dei conti
Le istituzioni ascoltate lo stesso giorno hanno dato indicazioni precise. Andrea Brandolini, capo del Dipartimento economia e statistica della Banca d’Italia, ha detto che l’economia italiana ha mostrato una tenuta superiore alle attese e che il rincaro dell’energia è finora molto più contenuto rispetto alla crisi del 2021-2022, senza segnali di trasmissione agli altri prezzi. Ha chiesto attenzione alla composizione della spesa pubblica. Già in aprile, sul Documento di finanza pubblica, la Banca d’Italia aveva indicato la strada: interventi contro il caro energia mirati, di entità e durata contenute, senza cancellare i segnali di prezzo che guidano i consumi.
Lilia Cavallari, presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, ha validato le previsioni del governo, ma ha segnalato elementi di ottimismo nel biennio finale e rischi al ribasso. La spesa per interessi salirà al 4,6% del Pil nel 2028-2029. L’Upb ha anche chiesto che il Dpfp contenga già i dettagli sulla spesa netta programmatica, per permettere al Parlamento di valutare il rispetto delle regole prima della manovra. Dopo il 2028, secondo l’Upb, servirà un miglioramento del saldo primario strutturale di circa 0,75 punti di Pil l’anno per 4 anni, oppure 0,45 punti per 7 anni.
Vincenzo Palomba, presidente di sezione della Corte dei conti, ha parlato di rischi significativi sullo scenario e di un quadro incompleto per valutare la tenuta dei conti, con il documento che assume ancora una volta un carattere interlocutorio. L’Istat ha chiesto di monitorare gli effetti dei rincari dell’energia su Pil e famiglie. Nessuna di queste istituzioni ha chiesto aiuti a pioggia.
Le scadenze: 15 ottobre per Bruxelles, 20 ottobre per le Camere
Il calendario è fissato da norme precise. Il regolamento europeo 473 del 2013 chiede ai Paesi dell’euro di inviare alla Commissione il Documento programmatico di bilancio entro il 15 ottobre. La legge italiana di contabilità, la 196 del 2009, fissa al 20 ottobre la presentazione del disegno di legge di bilancio alle Camere. Giorgetti ha già messo in conto di poter sforare la seconda data.
Il contesto aggrava il ritardo. Il debito pubblico resta sopra il 135% del Pil: per ogni 100 euro prodotti in un anno, l’Italia ne deve più di 135. Ogni euro di aiuto preso in deficit si somma a quel conto. E la spesa per interessi, come ricordano Upb e Corte dei conti, cresce fino al 4,6% del Pil, più di quanto lo Stato spende per l’istruzione.
La richiesta di TuttoNotizie
Giorgetti porti alle Camere entro il 20 ottobre, con o senza la risposta europea, le cifre degli aiuti sulle bollette: quanti soldi, per quali famiglie, con quali coperture. I piani B, C e D vanno scritti e depositati, non evocati in conferenza stampa.
Il governo concentri gli aiuti sulle famiglie con Isee basso, usando il bonus sociale già gestito dall’Arera, come indicano Banca d’Italia e le istituzioni internazionali dalla crisi del 2022. Uno sconto uguale per tutti premia chi consuma di più e costa il doppio.
Se vuole un contributo da banche, assicurazioni ed energetiche, lo scriva in legge con un’aliquota e una base di calcolo, come fece con la legge di bilancio per il 2023. Un prelievo volontario non è una tassa e non è una copertura.
Le famiglie pagano le bollette per obbligo, non per possibilità: lo stesso criterio vale per chi ha guadagnato dai rincari.
Fonti
- Camera dei deputati (2026). Comunicato stampa n. 6520, Audizioni su Dpfp, 12 ottobre 2026.
- Banca d’Italia (2026). Audizione di Andrea Brandolini sul Documento programmatico di finanza pubblica 2026.
- Banca d’Italia (2026). Audizione preliminare all’esame del Documento di finanza pubblica 2026, 28 aprile 2026.
- Ufficio parlamentare di bilancio (2026). Audizione nell’ambito dell’esame del DPFP 2026.
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