Manifestazione Cgil a Roma, Landini: «La gente non ce la fa più». I salari, i dati Istat e il contratto da 5 euro

Manifestazione Cgil a Roma con Schlein e Conte: le parole di Landini sulla manovra, i dati Istat e Ocse sui salari e perché serve un salario minimo per legge.

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Sabato 17 ottobre 2026 la manifestazione Cgil a Roma, promossa con le oltre cento associazioni della rete La Via Maestra, ha sfilato da piazza della Repubblica a piazza del Popolo. Dal palco il segretario generale Maurizio Landini ha riassunto la giornata così: «Siamo in piazza perché la gente non ce la fa più». Nel corteo anche Elly Schlein, segretaria del Pd, e Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle.

Sui salari Landini ha ragione, e i numeri lo confermano: secondo l’Ocse gli stipendi italiani comprano quasi il 7% in meno rispetto al 2019. Ma la risposta non può fermarsi a un corteo. Serve un salario minimo per legge, con una cifra scritta, che il governo Meloni continua a rinviare dal dicembre 2023. E la Cgil deve rispondere anche di sé: nel 2013 la sua categoria del commercio e dei servizi firmò un contratto con paghe intorno ai 5 euro lordi l’ora. Nel 2023 la Corte di Cassazione ha giudicato quei minimi in contrasto con la Costituzione.

Il corteo da piazza della Repubblica a piazza del Popolo

Il programma era quello annunciato dalla Cgil il 14 ottobre: concentramento alle 13.30 in piazza della Repubblica, corteo fino a piazza del Popolo, interventi dal palco e conclusioni affidate a Landini. Lo slogan scelto è «Lavoro, pace, ambiente, welfare, Costituzione».

La Via Maestra non nasce oggi. È la rete di sindacato e associazioni laiche e cattoliche che il 7 ottobre 2023 aveva già sfilato a Roma in difesa della Costituzione. Stavolta il centro della piattaforma è il portafoglio delle famiglie: salari, precarietà, casa, sanità, fisco. Alla conferenza stampa di presentazione, il 12 ottobre, Landini aveva parlato della necessità di «unire le lotte sociali» e di un futuro diverso da quello «che ci viene prospettato».

Sul numero dei partecipanti non esistono al momento dati verificati e noi non ne pubblichiamo. La presenza di Schlein e Conte conferma però che il corteo è anche un appuntamento politico, oltre che sindacale.

Le parole di Landini sulla manovra e sul governo

Il passaggio più duro ha riguardato la legge di bilancio per il 2027, che il governo sta definendo in queste settimane. Landini ha detto che la manovra, «per quello che vediamo, fa abbastanza schifo». Ha aggiunto che il sindacato è in piazza «per dare voce alla maggioranza di questo Paese che non ne può più e che chiede un cambiamento», e che l’obiettivo è «unire, non dividere».

Sul lavoro il segretario ha chiesto di cancellare «quelle forme di precarietà assurde che stanno colpendo in particolare i giovani e le donne». Al governo ha rivolto un invito secco: imparare ad ascoltare le persone. Sono giudizi politici, e come tali vanno presi. Ma il quadro dei dati che li accompagna è solido, e lo vediamo subito.

I numeri su salari reali e povertà di chi lavora

Il primo argomento sono i salari reali, cioè quello che lo stipendio compra davvero dopo l’inflazione. Nell’Employment Outlook 2024 l’Ocse scrive che l’Italia è il Paese con il calo più forte tra le grandi economie. All’inizio del 2024 i salari reali italiani valevano il 6,9% in meno rispetto alla fine del 2019. Su una busta paga da 1.500 euro netti sono più di 100 euro al mese di potere d’acquisto spariti.

Il secondo argomento è la povertà di chi lavora. Il 15 ottobre 2026 l’Istat ha pubblicato i dati sul 2025: 5,4 milioni di persone in povertà assoluta, pari al 9,3% dei residenti. Sono oltre 2,1 milioni di famiglie, l’8% del totale, in lieve calo rispetto all’8,4% del 2024, quando le persone povere erano 5,7 milioni. Tra le famiglie con a capo un operaio l’incidenza resta al 14,3%: più di una su sette. Vuol dire che lo stipendio c’è, ma non basta a coprire beni e servizi essenziali.

Lo stesso rapporto Istat mostra che la povertà colpisce il 5,9% delle famiglie composte solo da italiani e il 26,7% di quelle con almeno uno straniero. Il problema, quindi, non è chi lavora poco: è quanto viene pagato chi lavora.

Il contratto da 5 euro e la sentenza della Cassazione

Qui sta la contraddizione che la Cgil non può aggirare. Il 1° febbraio 2013 Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs firmarono con le associazioni datoriali il contratto nazionale della vigilanza privata e dei servizi fiduciari. I servizi fiduciari sono portierato, reception, controllo accessi. Per i livelli più bassi la paga base girava intorno ai 5 euro lordi l’ora.

Il 2 ottobre 2023 la Corte di Cassazione, sezione lavoro, con le sentenze n. 27711 e n. 27769, ha dato ragione ai lavoratori che avevano fatto causa. Il caso principale riguardava un dipendente di una cooperativa di servizi fiduciari inquadrato al livello D di quel contratto. La Corte ha stabilito che il giudice deve partire dal contratto collettivo, ma può discostarsene, anche d’ufficio, quando i minimi violano i criteri di proporzionalità e sufficienza dell’articolo 36 della Costituzione. L’articolo 36 è la norma che garantisce una retribuzione sufficiente a una vita libera e dignitosa.

Il contratto è stato poi rinnovato, ma il punto resta. Se perfino il sindacato più grande d’Italia ha messo la firma su paghe giudicate incostituzionali, la contrattazione da sola non basta a proteggere tutti. Questo è l’argomento più forte a favore di una soglia fissata dalla legge, e viene proprio dalla storia della Cgil.

Il salario minimo in Europa e lo stop del Parlamento italiano

Secondo Eurostat, 22 Paesi dell’Unione europea su 27 hanno un salario minimo stabilito per legge. Ne sono privi solo Italia, Austria, Danimarca, Finlandia e Svezia. Nei Paesi nordici la copertura dei contratti collettivi è altissima e i minimi sono alti. In Italia la copertura è alta sulla carta, ma convivono contratti firmati da sigle minori con paghe bassissime e, come visto, minimi insufficienti anche nei contratti firmati dai sindacati maggiori. La Germania ha introdotto il salario minimo per legge nel 2015 e la direttiva europea 2022/2041 sui salari minimi adeguati è in vigore dall’ottobre 2022.

In Italia la strada si è fermata a dicembre 2023. Alla Camera la maggioranza sostituì la proposta delle opposizioni, che fissava la soglia a 9 euro lordi l’ora, con una delega al governo senza alcuna cifra. Da allora nessuna legge con un numero scritto è arrivata in aula.

A chi sostiene che la Cgil scenda in piazza solo con la destra al governo ricordiamo un fatto: il 12 dicembre 2014 il sindacato proclamò lo sciopero generale contro il Jobs Act del governo Renzi. E il 25 ottobre 2025 era già in piazza contro la manovra per il 2026. La critica da fare alla Cgil non è di parzialità politica, ma di coerenza contrattuale.

Cosa devono fare il governo e la Cgil

Il governo Meloni porti in Parlamento una proposta di salario minimo con una soglia oraria scritta, e la maggioranza la voti entro questa legislatura. La delega del 2023 senza cifra non è una risposta, è un rinvio. Il Parlamento ha davanti i dati Istat e Ocse: ha tutto quello che serve per decidere.

La Cgil, con Filcams in testa, rinegozi ogni contratto nazionale che oggi prevede minimi sotto la soglia dei 9 euro che il sindacato stesso sostiene. Non si può chiedere una legge sui salari dignitosi e tenere la firma su tabelle che un giudice può disapplicare perché incostituzionali.

Cinque euro lordi l’ora non bastano a vivere, chiunque li abbia firmati. La dignità del salario va scritta nella legge.

Fonti

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