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La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ottenuto il 16 ottobre 2026, a margine del Consiglio europeo di Bruxelles, l’intesa della Commissione europea sul decreto Bollette. Il governo potrà fissare un tetto al gas per le bollette della luce, con una soglia di 59 euro al megawattora, sul modello concesso a Spagna e Portogallo nel 2022. Meloni l’ha chiamata «eccezione italica».
La notizia conta perché a settembre, secondo l’Istat, l’inflazione è salita al 4,2% e l’energia costa il 22,6% in più di un anno fa. Il risultato è giusto e il governo ha fatto bene a chiederlo a Bruxelles. Ma un tetto senza data di avvio, senza durata e senza una cifra di risparmio per famiglia non vale ancora un euro per nessuno. Palazzo Chigi deve pubblicare subito questi numeri e dire chi paga la differenza tra il prezzo vero del gas e la soglia dei 59 euro.
Cosa prevede l’intesa tra Roma e Bruxelles
Palazzo Chigi ha annunciato l’accordo nel pomeriggio del 16 ottobre con una nota. Il governo e la Commissione hanno raggiunto «un’intesa comune» sulle misure del decreto-legge 21 del 2026, il cosiddetto decreto Bollette, dopo scambi definiti «intensi e costruttivi». L’intesa rientra nel quadro temporaneo europeo sugli aiuti di Stato legato alla crisi in Medio Oriente, chiamato Metsaf, che consente ai governi di sostenere famiglie e imprese colpite dal caro energia.
Il meccanismo funziona così. In Italia il prezzo all’ingrosso dell’elettricità lo fissa ogni ora la centrale più cara accesa in quel momento, e quasi sempre è una centrale a gas. Con il gas sopra i 90 euro al megawattora, cioè per mille chilowattora, anche la luce prodotta da sole, vento e acqua viene pagata a quel prezzo. Il tetto a 59 euro serve a far entrare nel calcolo un gas più economico: la differenza, circa 30 euro, viene rimborsata alle centrali con un fondo apposito.
Il prossimo passo è formale ma decisivo: l’Italia deve notificare le misure alla Commissione, che le valuterà «in via prioritaria». Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha detto che la notifica arriverà «a breve». Nessuna data, però, è stata indicata né per la notifica né per l’avvio dello sconto.
Le parole di Meloni e il nodo della flessibilità
Al termine del vertice Meloni si è detta «molto contenta dell’accordo» e ha spiegato che il meccanismo «consentirà di abbassare i costi». Sul secondo fronte, quello delle regole di bilancio, la premier si è definita «ottimista» dopo un colloquio con la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. L’Italia chiede margini di spesa in più per le misure sull’energia restando dentro le regole attuali. Su questo punto il Consiglio europeo non ha deciso nulla: la risposta è rinviata.
Nelle comunicazioni al Senato del 14 ottobre Meloni aveva definito l’energia «la questione che oggi pesa più di tutto sulla nostra economia», chiedendo all’Europa una risposta «coordinata e rapida». A Bruxelles, secondo quanto riferito dal Corriere della Sera, ha avvertito gli altri leader del rischio di proteste di piazza se i prezzi non scendono. Quel rischio in Italia è già realtà: i blocchi di agricoltori e autotrasportatori nel Centro-Sud vanno avanti da settimane.
I numeri dell’Istat che spiegano la rabbia
I dati definitivi dell’Istat di settembre 2026 raccontano la pressione sulle famiglie. L’inflazione è passata dal 3,3% di agosto al 4,2%, quasi un punto in un solo mese. I beni energetici sono cresciuti del 22,6% in un anno, con le tariffe regolamentate di luce e gas al +25,8%. In concreto: una bolletta che un anno fa costava 100 euro oggi ne costa circa 125.
C’è un dato che pesa ancora di più. Nel terzo trimestre l’Istat ha misurato un’inflazione del 4,4% per le famiglie con spesa più bassa e del 2,9% per quelle con spesa più alta. Il caro energia colpisce di più chi ha meno, perché luce, gas e cibo pesano di più sul suo bilancio. Chi dice di non farcela ha i numeri dalla sua parte.
Il confronto con la Spagna del 2022
Il precedente è l’«eccezione iberica». Nel giugno 2022 la Commissione autorizzò Spagna e Portogallo a limitare per 12 mesi il prezzo del gas usato dalle centrali elettriche. La soglia partiva da 40 euro al megawattora e saliva ogni mese, fino a una media di circa 48,8 euro nell’intero anno. L’Italia parte da 59 euro, cioè quasi 20 euro sopra il livello iniziale spagnolo.
Proprio su questo punto si è espresso il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, che ha riconosciuto l’impegno del governo ma ha aggiunto: «se fossero stati 40 euro sarebbe stato un vero aiuto per le imprese». Il tetto a 59 euro riduce il rincaro, non lo cancella: il gas a quel prezzo resta comunque più caro di quanto costava prima della crisi.
Il caso spagnolo insegna anche un’altra cosa. Il rimborso alle centrali non era gratis: lo pagavano i consumatori con una voce aggiuntiva in bolletta. Lo sconto netto era quindi inferiore a quello annunciato, anche se il saldo per le famiglie restò positivo.
I tre punti deboli: chi paga, da quando, quanto
Il primo punto debole riguarda il conto. La nota di Palazzo Chigi non dice chi copre la differenza tra il prezzo di mercato e i 59 euro. Il Fatto Quotidiano scrive che la pagheranno gli stessi beneficiari, cioè i clienti, come in Spagna; altre ricostruzioni parlano di risorse pubbliche. Le due versioni non possono essere vere insieme. Se paga lo Stato, paghiamo con le tasse; se pagano i clienti, una parte dello sconto non arriva mai in bolletta.
Il secondo punto riguarda la data. Il decreto-legge 21 del 2026 è in vigore da mesi, ma le misure sul gas aspettavano il via libera europeo sugli aiuti di Stato. Ora serve la notifica, poi la decisione della Commissione, poi le regole operative. Nessuna di queste tappe ha una scadenza dichiarata.
Il terzo punto riguarda l’Ets, il sistema con cui le centrali pagano i permessi per emettere anidride carbonica. Il governo chiedeva di compensare anche quel costo. La Commissione ha detto no: l’intesa «coprirà l’aumento del gas, ma non i costi del sistema Ets», come ha ammesso la stessa Meloni. Una parte della richiesta italiana è quindi stata respinta, e il comunicato di vittoria non lo mette in evidenza.
La correzione a una convinzione sbagliata
Circola l’idea che il governo si contraddica: prima diceva che non si poteva intervenire perché il prezzo del gas si forma alla borsa di Amsterdam, ora annuncia un tetto. Il fatto è diverso. Il prezzo del gas sul mercato non cambia e resta sopra i 90 euro. Il tetto non impone un prezzo: paga alle centrali la differenza, con soldi che qualcuno deve mettere. È un sussidio al costo del gas, non un calmiere. Per questo serviva l’autorizzazione europea sugli aiuti di Stato, e per questo la domanda su chi paga è la più importante di tutte.
Vale anche per chi irride il ricorso a Bruxelles: questo risultato esiste solo perché lo ha concesso la Commissione europea. Senza quel via libera il decreto sarebbe rimasto carta.
Cosa chiediamo al governo e all’Arera
Il governo pubblichi entro pochi giorni quattro numeri: la data di avvio dello sconto, la durata del meccanismo, il risparmio stimato per una famiglia tipo e per un’impresa, e chi paga la compensazione alle centrali. Il ministro Pichetto Fratin indichi il giorno della notifica a Bruxelles. L’Arera, l’autorità che vigila su luce e gas, verifichi poi bolletta per bolletta che lo sconto arrivi davvero ai clienti e certifichi quanto vale.
Il tetto sul gas resta comunque una toppa a tempo. Finché il gas produrrà circa quattro chilowattora su dieci dell’elettricità italiana, ogni crisi del gas tornerà a essere una crisi della luce. La via d’uscita stabile sono più rinnovabili, più collegamenti con l’estero e più concorrenza tra fornitori.
Gli sconti si misurano in bolletta, non nei comunicati.
Fonti
- Istat (2026). Prezzi al consumo, dati definitivi settembre 2026.
- Presidenza del Consiglio dei ministri (2026). Consiglio europeo del 15-16 ottobre, comunicazioni del Presidente Meloni al Senato.
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