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La protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio è al nono giorno e domani, martedì 20 ottobre, arriva al tavolo del ministro dei Trasporti Matteo Salvini a Milano. Michele Perrotti, titolare di una ditta di trasporti di Lucera, in provincia di Foggia, e tra i punti di riferimento dei presidi pugliesi, calcola che il carburante gli costi oggi 1.400 euro a settimana in più, cioè 6.400 euro al mese.
La notizia conta perché il conto di Perrotti è il conto di migliaia di piccole imprese, e perché i suoi effetti sono già sui banchi dei supermercati del Sud e del Lazio. La nostra posizione è netta: i camionisti hanno ragione sul merito, e il governo che prometteva di tagliare le accise ha il potere di farlo sul gasolio di chi lavora. Deve farlo con una norma scritta, coperta e con date. Ma i blocchi delle autostrade e dei porti vanno sciolti, perché i banchi vuoti li pagano le famiglie, non i ministri.
Il conto di Perrotti: 700 litri a pieno, tre pieni a settimana
L’azienda di Perrotti è alla terza generazione e, dice lui, oggi lavora in perdita. Il calcolo che ha esposto è semplice. Un camion fa il pieno circa tre volte a settimana, e ogni pieno vale circa 700 litri. Con un rincaro che lui stima tra 65 e 70 centesimi al litro, sono circa 2.100 litri a settimana per quasi 1.400 euro in più. In un mese fanno 6.400 euro, cioè quattro stipendi netti da 1.600 euro.
Un altro autotrasportatore in presidio al casello di Poggio Imperiale, nel Foggiano, ha spiegato al ministro per telefono che un pieno oggi costa 2.500 euro e basta per circa 2.500 chilometri, mentre un mezzo industriale ne percorre tra 15.000 e 20.000 al mese. Sono cifre dichiarate dai protagonisti, non verificate su fatture, ma coerenti tra loro e con i prezzi alla pompa di queste settimane.
Perrotti non è nuovo a queste battaglie. Già nel marzo 2022, durante il precedente picco del gasolio, guidò i presidi dei camionisti sulla Statale 16 tra Foggia e San Severo, con centinaia di tir fermi a Cerignola. La differenza, oggi, è che la protesta è partita da piccoli focolai e si è saldata in sei regioni.
Nove giorni di blocchi tra Sicilia, Calabria, Puglia e Campania
La mobilitazione è cominciata domenica 11 ottobre e si è allargata giorno dopo giorno. In Sicilia i camion sono rimasti nei piazzali e i semirimorchi non sono stati ritirati dalle navi nei porti. Il Comitato trasporti siciliani, guidato da Salvatore Bella, parla di adesione totale e condiziona la fine del fermo alla firma di un protocollo con il governo.
In Calabria e in Puglia mezzi pesanti e trattori presidiano gli snodi stradali, e nel Foggiano protestano anche gli olivicoltori. Nella notte tra il 18 e il 19 ottobre i tir hanno bloccato l’autostrada A1 a Caserta Sud e a Caianello, con il nodo con la A30 chiuso e code alla barriera di Napoli Nord. Nella giornata di oggi i rallentamenti hanno toccato anche la A2 e l’accesso al porto di Napoli. In diverse province del Sud i distributori hanno esposto il cartello di carburante esaurito per la corsa ai rifornimenti.
La protesta è spontanea e in gran parte rifiuta la rappresentanza delle sigle nazionali. Le richieste che circolano nei presidi sono tre: un taglio stabile delle accise sul gasolio, un prezzo calmierato per il carburante professionale, considerato bene di prima necessità, e una tassa sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere. Le imprese siciliane aggiungono un costo che nessun altro paga: gli armatori scaricano sui loro noli la tassa europea sulle emissioni delle navi, chiamata Ets.
Gli scaffali vuoti documentati da Consumerismo il 17 e il 18 ottobre
Gli effetti sulla spesa sono stati fotografati da Consumerismo No Profit, associazione indipendente dei consumatori. Tra il 17 e il 18 ottobre i suoi delegati hanno documentato con foto e video nove punti vendita e mercati in sette regioni. A Catania, Scalea, Cerignola, Mercogliano e nel Lazio a Sora, Cassino e Fabrica di Roma hanno trovato banchi vuoti o semivuoti di frutta e verdura fresche, carne, salumi e latticini, e in un caso del pesce.
Il presidente dell’associazione, Luigi Gabriele, nel comunicato del 18 ottobre ha avvertito che il problema «non riguarda più solo il Sud» e che al Nord comincia a farsi sentire sui prezzi. Nello stesso comunicato Consumerismo chiede al governo un intervento urgente, invita i consumatori a non fare scorte e annuncia che dal 22 ottobre si fermano anche i pescatori. Le segnalazioni da singoli negozi arrivano anche da Messina, Trapani, Palermo, Agrigento, Napoli, Caserta, Salerno, Vibo Valentia e Campobasso, ma il quadro resta a macchia di leopardo: non è una carestia, è una catena di consegne che si inceppa.
Cosa ha detto Salvini e cosa mette sul tavolo
L’incontro era previsto per il 27 ottobre ed è stato anticipato. Domani alle 10 in prefettura a Milano Salvini vede le associazioni nazionali e i sindacati. Nel pomeriggio, alle 15, nella sede del Provveditorato alle opere pubbliche della Lombardia, riceve le delegazioni spontanee di Puglia, Calabria e Sicilia, dopo le telefonate con i presidi e con il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani.
In un’intervista radiofonica del 18 ottobre il ministro ha detto che il governo intende «sbloccare risorse già finanziate, rallentate per motivi burocratici, e aggiungerne di altre visto il caro gasolio». Ha chiesto ai manifestanti «buonsenso e rispetto per il lavoro degli altri», perché alcuni blocchi danneggiano i colleghi che lavorano. Dall’entourage del ministro circola una cifra di circa 80 milioni di euro da rendere disponibili subito. Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha aggiunto che manifestare è lecito, ma bloccare le strade per impedire la distribuzione dei prodotti è un reato.
Qui sta il punto debole. Fondi già stanziati e fermi per burocrazia sono soldi dovuti, non una risposta al rincaro. E 80 milioni, divisi tra le decine di migliaia di imprese di autotrasporto italiane, valgono poche centinaia di euro a testa: meno di una settimana del rincaro che Perrotti calcola per un solo camion.
Le accise: la promessa del 2019 e il decreto del 2025
La questione politica è documentata. Nel 2019 Giorgia Meloni, allora all’opposizione, registrò un video davanti a un distributore per chiedere il taglio delle accise sui carburanti. Da presidente del Consiglio, il suo governo ha lasciato scadere a fine dicembre 2022 lo sconto sulle accise introdotto dal governo Draghi nel marzo 2022. E nel 2025 un decreto legislativo del governo ha avviato il riallineamento tra benzina e gasolio: 1,5 centesimi in più al litro sul gasolio, 1,5 in meno sulla benzina. Sul gasolio oggi pesano oltre 60 centesimi al litro di accisa, e sopra si paga l’IVA al 22 per cento, cioè una tassa calcolata anche sulla tassa.
Esiste già uno strumento mirato: il rimborso trimestrale di una parte dell’accisa per i mezzi pesanti dalle 7,5 tonnellate in su, gestito dall’Agenzia delle Dogane. È lo strumento giusto perché va solo a chi lavora, e non a tutti i serbatoi come lo sconto generalizzato del 2022, che costò miliardi e premiò anche chi non ne aveva bisogno. Oggi però arriva con mesi di ritardo e copre solo una parte del costo. Rafforzarlo, pagarlo in tempi certi ed estenderlo è la misura che ha senso, e non richiede slogan.
Una cosa va detta a chi divide il Paese tra Sud che protesta e Nord che tace: le accise sono identiche da Trapani a Bolzano. Il Sud si è mosso prima perché le sue imprese sono più piccole, più lontane dai mercati e, nelle isole, pagano anche la tassa Ets sulle navi. Il rincaro al Nord arriva lo stesso, e Consumerismo lo vede già nei prezzi.
Cosa succede ora: il tavolo del 20 ottobre e il fermo dei pescatori
Il Comitato siciliano ha legato la revoca del fermo alla firma di un protocollo. Perrotti ha fissato la stessa condizione: se da Milano non arrivano «cose certe, fatti nero su bianco», i presidi continuano. Dal 22 ottobre è annunciato il fermo dei pescatori, che toglierebbe anche il pesce dai banchi. Se il tavolo fallisce, la seconda settimana di blocchi colpisce le consegne del fresco in tutto il Centro-Sud e i prezzi in tutta Italia.
La richiesta di TuttoNotizie
Chiediamo a Salvini di presentarsi domani con una misura scritta: riduzione dell’accisa sul gasolio professionale con cifre e date, rimborso trimestrale pagato entro tempi fissi, copertura certificata dal ministero dell’Economia. Chiediamo a Meloni di dire che cosa resta della richiesta che fece nel 2019. Ai manifestanti chiediamo di far passare subito latte, carne, frutta e verdura e di liberare le autostrade: la protesta è fondata, il blocco che svuota i banchi no, e la legge lo dice.
Il serbatoio di Perrotti non si riempie con gli annunci, e il carrello delle famiglie nemmeno.
Fonti
- Consumerismo No Profit (2026). Scaffali vuoti, in tutta Italia si segnalano gravi mancanze. Comunicato del 18 ottobre 2026.
- Consumerismo No Profit (2026). Scaffali vuoti: l’appello di Consumerismo.
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