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Dal 12 ottobre 2026 agricoltori, olivicoltori e autotrasportatori presidiano il casello di Poggio Imperiale, sull’autostrada A14, nel Foggiano. La protesta agricoltori Foggia contesta il caro gasolio, i costi di produzione e alcune regole ambientali della Regione Puglia. I blocchi si sono allargati a Candela e Cerignola. Rocco Romagnolo, del comitato olivicoltori di Carpino, il 17 ottobre ha annunciato: «Stiamo pensando di recarci su Roma».
La notizia conta perché mette insieme un disagio vero e una richiesta sbagliata. Il disagio è documentato: gasolio alle stelle, prezzi pagati dalla grande distribuzione troppo bassi, committenti che pagano a 120 giorni. La richiesta sbagliata è chiedere alla Regione di allentare i divieti su sterpaglie e letame. Noi stiamo con chi lavora, ma diciamo che quei divieti vanno mantenuti, che nessun nuovo bonus risolve il problema e che la vera cura è far crescere aziende troppo piccole per reggere il mercato.
Cosa succede ai presìdi di Poggio Imperiale, Candela e Cerignola
Il presidio di Poggio Imperiale è attivo da lunedì 12 ottobre. I manifestanti fermano i camion in uscita dal casello e li invitano a parcheggiare o a tornare indietro. A Candela, circa 100 chilometri più a sud, un secondo blocco ferma gli arrivi dalla Campania. Qui ci sono molti piccoli agricoltori e più trattori che altrove.
A Cerignola la mobilitazione è arrivata al quarto giorno il 14 ottobre, con un corteo di agricoltori, autotrasportatori e commercianti. Il 16 ottobre, sempre a Cerignola, hanno sfilato migliaia di persone. Lo stesso giorno a Manfredonia camionisti, agricoltori e marinai hanno manifestato nella zona industriale. Con loro il sindaco Domenico La Marca e l’assessore regionale ai trasporti Raffaele Piemontese.
I sindaci di Mattinata, Monte Sant’Angelo e Manfredonia hanno annunciato delibere per chiedere lo stato di crisi per olivicoltori e autotrasportatori. Il presidente della Provincia di Foggia, Giuseppe Nobiletti, il 17 ottobre ha detto: «Roma deve fare la sua parte e anche la Regione». Al presidio era presente anche il vescovo di San Severo, Giuseppe Mengoli. Proteste simili sono in corso in Calabria e in Sicilia.
Le richieste: gasolio, prezzi, pagamenti e regole ambientali
Il primo bersaglio è il prezzo del carburante. L’autotrasportatore Antonio Scarano racconta che «per andare a fare una consegna al Nord ci vogliono mille euro di gasolio all’andata e altrettanti al ritorno». Altri camionisti spiegano che in 6 mesi sono aumentati anche assicurazioni e manutenzione. E che i committenti pagano dopo 60, 90 e a volte 120 giorni.
Il secondo bersaglio è il mercato. Gli agricoltori accusano i grandi produttori e i supermercati di pagare troppo poco grano, pomodori e olive. Claudio Delia, agricoltore di San Marco in Lamis, ha portato al presidio l’asinella Susy: «Forse lei sarà il nostro futuro», ha detto, perché costa meno del gasolio. Denis Petronzi, che ha una cava di marmo, racconta che 10 anni fa vendeva a 600 euro a tonnellata «perché lo compravano i cinesi». Ora la Cina produce da sola e il prezzo è crollato a meno di un terzo.
Il terzo bersaglio sono le regole ambientali. I manifestanti attribuiscono il caro gasolio ai vincoli dell’Unione europea e a una tassa sulle emissioni che, secondo loro, le compagnie petrolifere scaricano sul prezzo alla pompa. Il Post, che ha raccolto le voci ai presìdi il 19 ottobre, riferisce anche la richiesta di poter tornare a bruciare le sterpaglie ai bordi dei campi e a spargere il letame come «facevano i nostri nonni».
Il divieto di bruciare le sterpaglie: cosa dice davvero la legge
Qui la protesta sbaglia bersaglio, e lo dicono le norme. Il Testo unico ambientale del 2006 permette di bruciare i residui vegetali in piccoli cumuli, al massimo 3 metri cubi per ettaro al giorno, come normale pratica agricola. La stessa legge vieta però ogni fuoco nei periodi di massimo rischio incendi dichiarati dalle Regioni. Non è un capriccio pugliese: vale in tutta Italia.
La Regione Puglia applica questa regola da anni. Con decreto del presidente della Giunta dichiara ogni anno il periodo di grave pericolosità per gli incendi e vieta di bruciare stoppie, paglie e vegetazione residua delle colture di cereali e foraggio. La Protezione civile regionale pubblica inoltre un’informativa aggiornata sul rischio di propagazione del fuoco, comune per comune. Fuori dal periodo di rischio, bruciare piccoli cumuli resta possibile.
Il tema è già arrivato in Consiglio regionale: la IV Commissione ha dedicato un’audizione alla gestione dei residui di potatura e delle stoppie nel Gargano, proprio l’area degli olivicoltori che oggi protestano. La strada giusta è quella: finanziare trinciatura e compostaggio delle frasche, non riaprire ai fuochi in estate in una provincia che ogni anno brucia.
Letame e nitrati: la regola protegge l’acqua che beviamo
Sul letame non esiste un divieto totale. Esiste un limite, che viene dalla direttiva europea sui nitrati del 1991: nelle zone vulnerabili non si possono spargere più di 170 chili di azoto per ettaro all’anno. Per capirci, è la quantità contenuta nel letame di 2 o 3 vacche su un campo da calcio. Oltre quella soglia l’azoto non resta nel terreno: finisce nelle falde e nei pozzi.
Una pratica antica non è per questo una pratica sicura. I nonni spargevano letame su campi più piccoli, con meno capi e senza pozzi che servono interi paesi. Chi chiede di cancellare il limite chiede, di fatto, di pagare la crisi di oggi con l’acqua potabile di domani. Su questo la Regione non deve arretrare di un centimetro.
L’esenzione Irpef del 2024 e i numeri Istat sulle aziende
C’è poi una contraddizione tutta politica. Nel febbraio 2024, dopo settimane di trattori in strada in mezza Europa, il governo Meloni inserì nella legge di conversione del decreto Milleproroghe (legge 18 del 2024) l’esenzione Irpef sui redditi agrari e dominicali fino a 10.000 euro, con sconto del 50 per cento fino a 15.000. Valeva per il 2024 e il 2025. Fu presentata come la risposta alla crisi delle campagne. Due anni e mezzo dopo, la stessa rabbia è tornata in strada, stavolta in Capitanata.
Il motivo lo spiegano i numeri. Secondo il settimo censimento Istat dell’agricoltura, in Italia operano 1.133.006 aziende agricole su 12,4 milioni di ettari. Fanno circa 11 ettari a testa, cioè una quindicina di campi da calcio. Con 11 ettari non si tratta con un supermercato: il prezzo lo si subisce. Lo stesso vale per il padroncino con uno o due camion davanti a un committente che paga a 4 mesi.
Il sostegno pubblico esiste già: il rimborso parziale delle accise sul gasolio per i mezzi pesanti e i contributi della Politica agricola comune, che da decenni paga gli agricoltori anche in base agli ettari. Se dopo decenni di aiuti i redditi restano bassi, il problema non è quanto denaro arriva. È che quel denaro tiene in vita imprese troppo piccole per il mercato. Un sussidio non trasforma un campo piccolo in un’azienda forte, e nessun bonus riporterà in Puglia i compratori cinesi di marmo.
Cosa chiediamo a Regione, governo e committenti
Alla Regione Puglia chiediamo di mantenere i divieti sui fuochi estivi e i limiti sul letame, e di pagare le alternative: trinciatura, compostaggio e raccolta delle frasche nel Gargano, con un bando aperto subito.
Al ministero dell’Agricoltura, guidato da Francesco Lollobrigida, chiediamo di legare ogni nuovo euro pubblico a fusioni, cooperative e reti d’impresa, e di semplificare davvero la vendita diretta a chilometro zero. È la richiesta più sensata ascoltata in queste piazze.
Ai committenti dell’autotrasporto chiediamo di rispettare la legge, che fissa già a 60 giorni il termine massimo di pagamento. Chi paga a 120 giorni non è un cliente difficile: è un soggetto che viola una norma, e le autorità di controllo devono sanzionarlo.
Ai manifestanti, infine, chiediamo di tenere i blocchi pacifici e di presentare richieste scritte a Regione e governo. Sui fuochi e sul letame la risposta deve essere no. Sulla dimensione delle aziende e sui pagamenti in ritardo, la risposta deve arrivare in fretta.
Servono aziende più grandi, non assegni più grossi.
Fonti
- Istat (2022). Noi Italia, Ambiente e agricoltura: risultati del 7° Censimento generale dell’agricoltura.
- Istat (2022). Annuario statistico italiano, capitolo 13 Agricoltura.
- Regione Puglia (2015). Decreto del Presidente della Giunta regionale n. 180 del 26 marzo 2015, divieto di bruciatura delle stoppie e delle paglie.
- Consiglio regionale della Puglia. In IV Commissione audizione sul divieto di abbruciamento delle frasche nel territorio del Gargano.
- Consiglio regionale della Puglia. Bussola normativa, Bruciatura: divieti.
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