Blocco tir Calabria, scaffali vuoti nei supermercati: Fedralog prolunga il fermo fino al 27 ottobre

Blocco tir Calabria: scaffali vuoti il 19 ottobre, Fedralog prolunga il fermo al 27. Il governo sblocca 480 milioni fermi da mesi. Fatti, date e richieste.

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Il 19 ottobre, quarto giorno del blocco tir in Calabria proclamato da Fedralog, la federazione regionale dell’autotrasporto, i supermercati calabresi mostravano scaffali vuoti e banchi frigo senza merce. Il fermo doveva chiudersi il 20 ottobre. Quel giorno, dopo il tavolo di Milano con il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, il referente calabrese di Fedralog Mario Pansini ha annunciato che il blocco prosegue fino al 27 ottobre.

La notizia conta per due ragioni. La prima: un fermo annunciato per 120 ore è diventato un blocco di 12 giorni, deciso in poche ore e senza un nuovo preavviso. La seconda: il governo ha ammesso che oltre 400 milioni di euro già stanziati per il settore erano fermi «per motivi burocratici». La nostra posizione è netta. Protestare è un diritto, ma svuotare i supermercati di una regione non lo è, e chi prolunga il blocco oltre quanto proclamato deve risponderne. Allo stesso tempo chi governa deve spiegare perché i soldi dovuti alle imprese sono rimasti in un cassetto per mesi, fino a quando i camion si sono fermati.

Cosa è successo dal 16 al 20 ottobre

Il fermo è iniziato alla mezzanotte del 16 ottobre, in contemporanea in Calabria e in Sicilia. In Calabria lo ha proclamato Fedralog, in Sicilia il Comitato Trasporto Siciliano. Entrambi i fermi risultavano nel calendario degli scioperi del ministero delle Infrastrutture con durata di 120 ore, fino alle 24 del 20 ottobre. Nel frattempo presidi e blocchi si sono allargati a Puglia, Campania, Basilicata e Molise.

Il 19 ottobre le immagini degli scaffali vuoti sono arrivate da Calabria, Sicilia, Campania e Puglia. In un supermercato di Napoli è comparso un cartello che avvisava della mancata consegna delle merci per lo sciopero dei trasportatori. Nello stesso giorno la protesta ha chiuso lo svincolo dell’A30 tra Caserta e Salerno. A Palermo un centinaio di mezzi pesanti ha occupato via Oreto, all’innesto dell’autostrada, e un presidio ha bloccato il porto. Confcommercio ha stimato danni fino a 50 milioni di euro per il commercio del Sud: quanto il fatturato di un anno di circa 50 supermercati di medie dimensioni.

Chi ha proclamato il fermo e per quali motivi

La protesta calabrese nasce il 6 ottobre, quando un centinaio di camion si è radunato sotto la Cittadella regionale di Catanzaro. L’8 ottobre l’assessore regionale Antonio Montuoro ha ricevuto una delegazione di Fedralog, ma l’incontro non ha fermato il blocco. Quel giorno il consigliere regionale di Fedralog Girolamo Giovinazzo ha detto: «Ci scusiamo fin d’ora con chi non vedrà il litro di latte o il chilo di pasta negli scaffali dei supermercati, non è colpa nostra». Ha aggiunto che il fermo avrebbe comportato «il blocco totale dei mezzi».

Le ragioni elencate da Fedralog sono il costo del gasolio, le tariffe giudicate insufficienti, le spese per personale, assicurazioni, manutenzione e rate dei mezzi, e una liquidità che molte piccole imprese dicono di aver esaurito. Il 15 ottobre anche Unatras, il coordinamento delle associazioni nazionali dell’autotrasporto, ha minacciato un fermo nazionale. Il governo ha risposto il 16 ottobre convocando un incontro per il 27 ottobre.

Il tavolo di Milano: 480 milioni subito e un miliardo promesso

Il 20 ottobre il ministro Salvini ha riunito in Prefettura a Milano le sigle del settore, tra cui Fai, Anita, Assotir, Cna Fita, Confartigianato Trasporti, Fedit, Fiap, Confcooperative e Legacoop, e poi una delegazione di autotrasportatori autonomi. Il viceministro Edoardo Rixi ha annunciato che la dotazione per i contributi sale da 430 a 480 milioni e copre tutte le domande arrivate fino al 30 agosto. I primi pagamenti, ha detto Salvini, partono dal 21 ottobre.

Il ministro ha definito l’incontro «l’inizio di un percorso» e ha parlato di «un miliardo abbondante di risorse, che per motivi burocratici erano e sono ancora bloccati», più altri 100-150 milioni aggiuntivi da cercare. Rixi ha aggiunto che il credito d’imposta arriverà nel 2027 e che oltre 150 milioni di nuove risorse serviranno a compensare l’aumento dei noli marittimi legato alle quote di emissione. Le associazioni nazionali hanno giudicato «positivi» gli impegni, con riserva di vigilare sui provvedimenti. Il Comitato Trasporto Siciliano ha revocato il fermo. In Puglia la revoca è parziale.

Il punto debole: un fermo di 120 ore che diventa di 12 giorni

Qui sta la contraddizione. Fedralog aveva proclamato un fermo dal 16 al 20 ottobre. Il 20 ottobre Pansini ha dichiarato: «Continueremo con il fermo fino al 27 ottobre, quando il ministro Salvini dovrà comunicarci quali soluzioni o impegni intende intraprendere». Fedralog si è detta «non soddisfatta» perché dal tavolo non sarebbero emersi «nuovi impegni da parte del governo se non lo sblocco di risorse già in precedenza stanziate, somme del 2025 che aspettavamo da mesi».

La legge 146 del 1990 sugli scioperi nei servizi essenziali, estesa nel 2000 anche ai lavoratori autonomi e ai piccoli imprenditori, impone un preavviso minimo di 10 giorni e l’obbligo di garantire le prestazioni indispensabili. L’autotrasporto rientra in questa disciplina attraverso un codice di autoregolamentazione valutato dalla Commissione di garanzia, che tutela in particolare il trasporto di medicinali, beni deperibili, animali vivi e carburanti. A nostro giudizio un prolungamento di 7 giorni annunciato lo stesso giorno della scadenza non è un preavviso: è un blocco a oltranza. Lo ha detto anche il viceministro Rixi, che pure ha riconosciuto le ragioni della categoria: «Le istanze sono giuste, ma i blocchi non possono essere consentiti sine die», perché «ci sono problemi di approvvigionamento per supermercati e ospedali».

Il blocco delle strade, poi, non è lo sciopero. Fermare i propri camion è lecito; impedire agli altri di passare non lo è. Lo sanno le stesse associazioni di categoria: undici sigle nazionali hanno scritto al ministro dell’Interno per chiedere presidi delle forze dell’ordine ai blocchi di Brindisi e Foggia.

Il governo deve spiegare perché i fondi del 2025 erano fermi

La seconda contraddizione riguarda chi governa. Le parole di Salvini sono chiare: le risorse erano bloccate «per motivi burocratici». Si tratta di contributi già stanziati, su domande presentate fino al 30 agosto, che le imprese aspettavano da mesi. Sono stati sbloccati nelle stesse ore in cui i supermercati del Sud restavano senza merce. Il messaggio arrivato agli autotrasportatori è lo stesso dei precedenti: il fermo nazionale del dicembre 2007, chiuso con un accordo firmato dal governo in pochi giorni, e i blocchi dei Forconi in Sicilia nel gennaio 2012. Ogni volta i camion si fermano, i cittadini restano senza benzina e latte, e la politica trova in fretta soldi che prima non trovava.

Un governo che paga solo quando le strade sono bloccate insegna che bloccare funziona. Per questo i blocchi tornano. Il ministero deve dire quale passaggio amministrativo ha tenuto fermi 430 milioni e chi ne è responsabile.

Chi paga davvero: negozi, agricoltori e cittadini senza auto

In Italia la strada muove la grande maggioranza delle merci: secondo i dati Eurostat sulla ripartizione tra i mezzi di trasporto, oltre 8 tonnellate su 10 di merci via terra viaggiano su gomma. La grande distribuzione lavora con magazzini quasi vuoti e consegne quotidiane. Bastano 3 o 4 giorni senza camion per svuotare gli scaffali, come la Calabria ha visto dal 16 al 19 ottobre.

Il conto non lo pagano i ministri né i dirigenti delle associazioni. Lo pagano l’anziano di un paese dell’entroterra che non ha l’auto per cercare un negozio rifornito, il piccolo alimentari che perde incassi, l’agricoltore con la frutta ferma. Coldiretti Puglia ha avvertito di un rischio di paralisi delle attività agricole. E i pagamenti promessi dal 21 ottobre non risarciscono un negoziante che ha chiuso con le casse vuote.

Cosa chiediamo

  • Fedralog Calabria sospenda il blocco fino al tavolo del 27 ottobre. Chi vuole essere ascoltato dal governo non può presentarsi con le strade chiuse.
  • La Commissione di garanzia sugli scioperi apra un’istruttoria sul prolungamento deciso il 20 ottobre e dica se preavviso e prestazioni indispensabili sono stati rispettati.
  • Le prefetture di Calabria e Campania garantiscano il passaggio di farmaci, carburanti e beni deperibili, e sanzionino chi impedisce la circolazione.
  • Il ministero delle Infrastrutture pubblichi il calendario dei pagamenti e spieghi perché 430 milioni del 2025 erano fermi.
  • Governo e Regioni investano nel trasporto merci su ferrovia e nei porti del Sud: un’economia appesa a un solo mezzo resta esposta a ogni blocco.

Il diritto di protesta finisce davanti allo scaffale vuoto, e il dovere di governare non comincia quando i camion si fermano.

Fonti

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Tag:Economia