Blocco dei Tir al Sud, Rixi annuncia 480 milioni subito: scaffali vuoti e 7 distributori su 10 a secco

Blocco dei Tir contro il caro gasolio: Rixi annuncia 480 milioni, la Sicilia revoca il fermo, la Campania no. Cosa dice la legge sui blocchi stradali.

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Il viceministro delle Infrastrutture Edoardo Rixi ha annunciato martedì 20 ottobre, al termine del tavolo convocato da Matteo Salvini nella Prefettura di Milano, lo sblocco di circa 480 milioni di euro per gli autotrasportatori. È la risposta del governo al blocco dei Tir contro il caro gasolio che da metà ottobre ferma il Sud, con scaffali vuoti nei supermercati e distributori senza carburante in Puglia, Calabria, Basilicata, Campania e Sicilia.

La notizia conta per due motivi. Il primo: quei soldi sono crediti già dovuti, per domande presentate fino al 30 agosto, e arrivano solo dopo giorni di autostrade e porti chiusi. Il secondo: la legge italiana punisce chi ostruisce una strada con veicoli o oggetti con la reclusione da 1 a 6 anni e, dal giugno 2025, punisce anche chi la blocca con il proprio corpo. Lo stesso governo che ha voluto quella stretta ha fissato date e tavoli con chi teneva fermi i camion ai caselli. Per noi la regola è una sola: lo Stato paga puntualmente ciò che deve e fa rispettare la legge a tutti, con o senza camion.

Cosa ha deciso il tavolo di Milano del 20 ottobre

Rixi ha riassunto così l’esito dell’incontro: «Abbiamo sbloccato circa un miliardo di euro: 480 milioni per quanto riguarda tutte le domande che sono arrivate fino ad agosto e poi mettiamo nuove risorse su settembre-ottobre, però il credito d’imposta sarà ovviamente nel 2027». I 430 milioni annunciati nei giorni precedenti sono diventati 480 e, secondo il viceministro, l’erogazione parte dal 20 ottobre stesso.

Il pacchetto comprende anche 590 milioni per il rinnovo dei mezzi e altri 150 milioni tra credito d’imposta e misure sul sistema europeo delle emissioni per il trasporto marittimo, pensati per contenere il costo dei traghetti verso le isole. Una nuova finestra per le domande si aprirà a inizio novembre. Rixi ha inoltre detto che il governo lavora a un modello spagnolo: un meccanismo che adegua le tariffe dell’autotrasporto quando sale il prezzo del gasolio.

L’effetto sulla protesta è stato parziale. Il Comitato trasportatori siciliani ha revocato il fermo. In Campania i presidi sono andati avanti, con i mezzi pesanti fermi sulla A30 tra Caserta e Salerno, mentre a Ischia e Procida iniziavano a scarseggiare carburante e alimenti.

Come è iniziata la protesta e come si è allargata

La catena è partita a Taranto. Dal 12 ottobre gli operai dell’ex Ilva, in protesta contro la chiusura dell’area a caldo, hanno ostacolato il passaggio delle autocisterne della raffineria Eni, che rifornisce Puglia, Basilicata e Calabria. Il 15 ottobre, secondo i dati diffusi da Eni, 150 stazioni Enilive su 300 in Puglia erano rimaste senza carburante.

Il 14 ottobre le associazioni dei gestori Faib e Fegica hanno segnalato impianti a secco in Puglia, Basilicata e Calabria. Dalla mezzanotte del 16 ottobre è scattato il fermo degli autotrasportatori in Sicilia e Calabria. Salvatore Bella, coordinatore del Comitato trasportatori siciliani, ha descritto così la situazione sull’isola: «L’adesione è totale, in Sicilia non circolano mezzi pesanti». Mario Pansini, coordinatore regionale di Fedralog in Calabria, ha avvertito: «Siamo pronti ad andare a Roma con i nostri Tir se entro il 20 ottobre non avremo avuto risposte concrete alle nostre richieste».

Il 18 ottobre Alessandro Zavalloni, segretario di Fegica, ha stimato che tra il 60 e il 70 per cento dei distributori del Sud fosse ancora senza scorte. Vuol dire che, su dieci impianti, sei o sette avevano il cartello di esaurito. Sotto questa pressione Salvini ha anticipato il tavolo dal 27 al 20 ottobre, spostandolo dal ministero alla Prefettura di Milano.

Cosa dice la legge sui blocchi stradali

Il decreto legislativo 66 del 1948, riscritto dal primo decreto sicurezza del 2018, è chiaro. Chi, per impedire la circolazione, depone oggetti su una strada ordinaria o ferrata, o comunque la ostruisce o la ingombra, rischia la reclusione da 1 a 6 anni. La stessa pena vale per chi ostruisce una zona portuale. La pena raddoppia se il fatto è commesso da più persone.

Fino al 2025 il blocco fatto con il solo corpo era punito con una multa amministrativa da 1.000 a 4.000 euro. Con l’articolo 14 del decreto legge 48 del 2025, convertito nella legge 80 e in vigore dal 5 giugno 2025, anche sedersi sull’asfalto è diventato reato: fino a un mese di arresto e 300 euro di multa, fino a 2 anni se lo fanno più persone insieme.

Il governo conosce queste norme, perché le ha scritte. Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida lo ha detto il 17 ottobre: «Manifestare è lecito e degno di rispetto, bloccare le strade per impedire ai prodotti di essere distribuiti è un reato». Rixi, dopo il tavolo, ha parlato di blocchi «non più tollerabili». Eppure l’unica risposta concreta dello Stato è stata un incontro anticipato di una settimana e un assegno. Stabilire caso per caso se un presidio al casello sia reato spetta alle procure. Ma finora nessuna prefettura ha reso pubblico un numero di identificazioni o denunce, e questo è già un fatto.

Lo sconto sul gasolio che gli autotrasportatori hanno già

Chi guida mezzi da 7,5 tonnellate in su, con motore Euro 5 o superiore, paga già un’accisa ridotta: 403,22 euro ogni mille litri contro l’aliquota ordinaria. La differenza si chiede ogni tre mesi all’Agenzia delle Dogane. Per il terzo trimestre 2026 il rimborso vale 269,68 euro ogni mille litri, cioè quasi 27 centesimi per ogni litro messo nel serbatoio, con domande aperte dal 1° ottobre al 2 novembre.

A questo si aggiunge il credito d’imposta contro il caro gasolio, quello dei 480 milioni. Qui sta il punto debole: le domande chiuse il 30 agosto vengono pagate dal 20 ottobre, e i consumi di settembre e ottobre saranno compensati, parola di Rixi, nel 2027. Un’impresa con due camion intanto anticipa tutto. Un credito pagato in ritardo e sbloccato solo con le autostrade ferme non è una concessione del governo: è un debito dello Stato saldato fuori tempo.

Per questo i nuovi sconti a pioggia non ci convincono. Il meccanismo spagnolo citato da Rixi, che lega le tariffe al prezzo del carburante, scarica il rincaro su chi ordina il trasporto, non sul contribuente. È una regola di mercato, non un sussidio, e andava scritta prima che i camion si fermassero.

Il precedente dei Forconi nel gennaio 2012

La Sicilia ha già vissuto questa scena. Dal 16 al 20 gennaio 2012 il movimento dei Forconi, con autotrasportatori, agricoltori e pescatori, fermò l’isola: benzina esaurita a Palermo e in decine di città, scaffali dei supermercati semivuoti, acqua minerale introvabile. Il 19 gennaio l’incontro in Regione con il presidente Raffaele Lombardo e i prefetti di Palermo e Catania finì senza accordo. Il fermo dei camion si chiuse a mezzanotte del 20 gennaio, allo scadere dei cinque giorni consentiti dalla legge sugli scioperi del settore.

Quattordici anni dopo le immagini sono identiche: stessi presidi, stessi distributori chiusi, stesso tavolo convocato in fretta. Le risposte date sotto pressione hanno tamponato l’emergenza di allora senza cambiare nulla di strutturale, e il conto è tornato.

Cosa devono fare governo e prefetture adesso

Salvini e Rixi paghino davvero i 480 milioni nei tempi annunciati e indichino una data certa, non un generico 2027, per i crediti di settembre e ottobre. Nessun protocollo va firmato mentre un casello resta chiuso. I prefetti e le procure applichino l’articolo 1 del decreto del 1948 ai blocchi fatti con i mezzi con la stessa prontezza con cui applicherebbero il nuovo articolo 1-bis a un gruppo di studenti seduti sull’asfalto, e rendano pubblici i numeri. Il governo porti in Parlamento, nel decreto promesso, la regola sulle tariffe legate al gasolio e un piano per spostare merci su treni e navi, invece di un altro bonus.

Chi al Sud ha trovato il banco frigo vuoto ha ragione ad arrabbiarsi, perché paga lui un ritardo che non ha causato. Le regole valgono anche sull’autostrada, e i debiti dello Stato si saldano alla scadenza, non al casello.

Fonti

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Tag:Economia