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Il bambino degli scontri di Milano, filmato durante i saccheggi del 17 e 18 ottobre in centro, ha 12 anni. All’inizio si era detto 11. I suoi genitori hanno parlato in un’intervista al Tg1: «Non ha rubato lui, ma ha sbagliato». Il figlio, raccontano, adesso esce di casa solo per andare a scuola.
La nostra posizione è netta. Lo sbaglio di un figlio di 12 anni lo pagano i genitori, con il risarcimento ai commercianti, e lo dice il codice civile dal 1942. Il bambino, invece, non va messo alla gogna sui social e non può essere espulso: chi lo chiede pretende una cosa che la legge vieta. Il pianto in famiglia riguarda la famiglia. Le vetrine rotte riguardano chi ci lavora, e vanno ripagate.
Cosa mostrano i video del bambino negli scontri di Milano
Gli scontri sono cominciati sabato 17 ottobre tra piazza Duomo e San Babila. Domenica 18, poco prima delle 17, gruppi di ragazzi con il volto coperto sono tornati in centro, tra via Torino, piazza Castello e piazza Cordusio. Hanno lanciato cestini contro le vetrine e svuotato diversi negozi, compreso un supermercato.
In uno dei video il ragazzino lancia un cestino dei rifiuti. In un altro esce da un negozio di abbigliamento devastato con addosso così tante cinture da restarne quasi sommerso. In una terza ripresa un uomo che sta filmando lo ferma e resta stupito dalla sua statura: un metro e 30, l’altezza media di un bambino di quarta elementare.
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ne aveva parlato nel video diffuso dopo il Consiglio dei ministri sul decreto sicurezza. Lo aveva indicato come il più giovane tra gli identificati, con 11 anni. L’età è stata poi corretta: ne ha 12.
Cosa hanno detto i genitori nell’intervista
La coppia ha aperto la porta di casa alle telecamere. Il messaggio è doppio: il figlio ha sbagliato, ma non ha rubato. «Certo che ha sbagliato. E ora non fa che piangere», hanno detto i genitori. Sulla merce hanno spiegato che erano gli altri a spingerlo: «Gli altri gli dicevano di prendere oggetti, non ha portato nulla a casa».
Il padre ha aggiunto che il figlio sogna di fare l’avvocato. Secondo il suo racconto, il ragazzo si sarebbe trovato in mezzo agli scontri per caso. La punizione decisa in casa è chiara: da solo non esce più, solo scuola e casa. È una scelta che spetta a loro, e la rispettiamo.
Dove le parole dei genitori non coincidono con i video
Le due frasi dei genitori possono stare insieme. Un ragazzino può uscire da un negozio carico di cinture e poi buttarle per strada prima di tornare a casa. Su questo i video pubblicati non dicono come è finita, e non attribuiamo al bambino un furto che nessuno ha accertato.
Il punto debole del racconto è un altro: il caso. Chi passa per caso in una strada durante un saccheggio non lancia un cestino dei rifiuti. La scena è nel video, e la contraddizione con la versione del padre è evidente.
Ma la domanda vera non è chi abbia preso la merce. È perché un bambino di 12 anni fosse in centro, di domenica pomeriggio, nel mezzo di un secondo giorno di devastazioni, dopo quelle del sabato. E chi, in quel momento, doveva sapere dove si trovasse.
I numeri: 271 fermati, 220 sono minorenni
Il bambino dei video non è un caso isolato. Dopo i due giorni di disordini, 271 persone sono state portate in Questura. Di queste, 220 sono minorenni: più di 4 su 5. Già sabato, sui circa 50 fermati, quasi la metà non aveva 18 anni.
Per 11 maggiorenni è stato chiesto il carcere. Tra i minori identificati ci sono anche ragazzini di 12 anni. Dietro ognuno di loro c’è una famiglia che, quel pomeriggio, non sapeva o non ha impedito.
Chi paga i danni: l’articolo 2048 del codice civile
Sotto i 14 anni in Italia non si risponde penalmente. Lo stabilisce l’articolo 97 del codice penale. Per un dodicenne quindi non ci sarà un processo, e chi ha avuto il negozio devastato non potrà aspettarsi un risarcimento da quella strada.
La strada c’è, ed è un’altra. L’articolo 2048 del codice civile, in vigore dal 1942, rende i genitori responsabili dei danni causati dai figli minorenni che vivono con loro. Si liberano solo se dimostrano di non aver potuto impedire il fatto. I giudici, negli anni, hanno chiesto di provare un’educazione e una sorveglianza adeguate all’età. Un bambino di 12 anni in mezzo a un saccheggio rende questa prova molto difficile.
L’ammonimento del questore e perché l’espulsione non è possibile
Accanto ai genitori c’è lo Stato. Il decreto Caivano del 2023 permette al questore di convocare anche i ragazzi tra 12 e 14 anni, insieme ad almeno un genitore, per un ammonimento: un richiamo ufficiale che resta agli atti. A chi doveva sorvegliare il minore si applica una multa da 200 a 1.000 euro, salvo che dimostri di non aver potuto impedire il fatto. È uno strumento serio e proporzionato, pensato proprio per casi come questo.
L’espulsione invece non è uno strumento disponibile. Nessuna fonte ufficiale ha indicato la cittadinanza della famiglia, e il ragazzo potrebbe essere italiano. In ogni caso l’articolo 19 del Testo unico sull’immigrazione, del 1998, vieta di espellere gli stranieri minorenni. E i genitori non hanno commesso alcun reato che la giustifichi.
Anche la gogna va fermata. La Carta di Treviso, il codice firmato dai giornalisti italiani nel 1990, vieta di rendere riconoscibile un minore coinvolto in fatti di cronaca. Per questo non scriviamo il suo nome. Il suo volto, però, gira di telefono in telefono, insieme a commenti sui tratti del viso e a dubbi su chi siano i suoi genitori. Sono attacchi che non riparano una sola vetrina.
La rabbia per i negozi colpiti è fondata e la condividiamo. Chi ha perso merce, vetrine e giorni di lavoro deve essere pagato. Proprio per questo il bersaglio giusto è chi ne risponde per legge.
Cosa chiediamo
- La Questura di Milano convochi il ragazzo e i genitori per l’ammonimento previsto dal decreto Caivano, visto che l’età lo consente.
- I genitori, che dicono di aver capito, lo dimostrino offrendo subito il risarcimento ai commercianti colpiti, senza aspettare una causa.
- Chi conserva il video con il volto del bambino smetta di diffonderlo.
Le lacrime restano in casa. Il conto delle vetrine si paga fuori, a chi le ha perse.
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