Fedez denunciato da 4 ragazzi per un selfie negato: un 19enne svenuto, i legali: «Ha reagito a un’aggressione»

Fedez denunciato per lesioni e minacce da 4 ragazzi padovani: selfie negato, un 19enne svenuto, video in Procura. I legali: «Ha reagito a un'aggressione»

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Fedez, nome d’arte di Federico Leonardo Lucia, è stato denunciato per lesioni personali e minacce da quattro ragazzi padovani tra i 19 e i 21 anni. La querela è stata depositata lunedì 19 ottobre 2026 alla Procura di Milano dagli avvocati Alberto Berardi, Giuseppe Lombardino e Paolo Tabasso. I fatti risalgono alla notte del 16 ottobre, davanti alla discoteca The Club in largo La Foppa, a Milano. I legali del rapper negano ogni pestaggio.

La notizia conta perché mette a confronto due versioni opposte di una stessa notte, e perché uno dei due racconti è già in parte scritto nei video depositati in Procura. La nostra posizione è semplice: chiedere una foto a un personaggio famoso non autorizza nessuno a usare le mani, né il famoso né chi lo accompagna. Fedez oggi è solo denunciato e ha diritto a difendersi. Proprio per questo una nota degli avvocati non basta: deve dire cosa è successo, consegnare i nomi dei quattro uomini che erano con lui e, se sostiene di essere stato aggredito, presentare a sua volta una querela.

Cosa racconta la denuncia sulla notte del 16 ottobre

Secondo la querela, i quattro amici erano arrivati a Milano per salutare un ragazzo in partenza per l’Australia. Verso le 5 del mattino, usciti dal locale, aspettavano il rapper Artie Five. Hanno invece incrociato Fedez, che quella notte festeggiava i 37 anni compiuti il 15 ottobre, circondato da quattro guardie del corpo.

Due fratelli, di 19 e 21 anni, si sono avvicinati per chiedere un selfie mentre un amico filmava con il telefono. Nella denuncia i ragazzi attribuiscono a Fedez la frase «Se rimani qua le prendi». A quel punto, scrivono i loro legali, il gruppo ha deciso di allontanarsi. Sempre secondo la querela, le guardie del corpo li hanno spintonati e uno dei ragazzi si è sentito dire: «Non mi guardare così, sennò ti metto in un bagagliaio».

La denuncia sostiene poi che Fedez abbia colpito al volto uno dei giovani e che le guardie del corpo abbiano continuato con calci e pugni, inseguendo il gruppo per alcuni metri lungo corso Garibaldi. L’aggressione, secondo questa ricostruzione, si è fermata solo quando gli amici hanno chiamato il 112. All’arrivo della polizia, il rapper e il suo seguito non c’erano più. Tutto questo è quanto sostengono i quattro ragazzi: nessun giudice ha ancora accertato nulla.

Le ferite e i video depositati in Procura

Il 19enne, sempre in base alla querela, è caduto a terra e ha perso i sensi. Il 118 lo ha portato al Policlinico di Milano, dove i medici hanno annotato una perdita di coscienza di qualche secondo con amnesia, cioè un vuoto di memoria sui momenti precedenti, e un taglio sulla fronte. Il fratello è stato visitato nello stesso ospedale. Gli altri due amici sono andati il giorno dopo al pronto soccorso dell’Azienda ospedaliera di Padova, con un giorno di prognosi ciascuno.

La querela è lunga 12 pagine e ha in allegato alcuni video girati con il telefono. I ragazzi hanno presentato la denuncia tre giorni dopo i fatti. La legge dà tre mesi di tempo per sporgere querela per lesioni: loro hanno usato 72 ore.

La risposta degli avvocati di Fedez

I legali del rapper, Gabriele Minniti e Andrea Petrolucci, hanno fatto sapere che il loro assistito ha solo «reagito a un’aggressione subita da alcuni giovani in evidente stato di alterazione» e che non ha preso «parte ad alcun pestaggio». Hanno aggiunto un avvertimento: chi diffonde ricostruzioni diverse dai fatti «se ne assumerà le responsabilità innanzi all’autorità giudiziaria».

Due cose vanno fissate. La prima: lo stato di alterazione dei ragazzi è un’affermazione della difesa di Fedez, non un dato degli atti, e i referti citati dalla denuncia non ne parlano. La seconda: la nota ammette che una reazione fisica c’è stata. Il punto in discussione non è se qualcuno ha colpito, ma chi ha iniziato e quanto è durato.

Il punto debole delle due versioni e cosa devono mostrare i video

Nel Codice penale la difesa legittima, articolo 52, vale solo contro un pericolo in corso e solo se la risposta è proporzionata. Chi insegue per alcuni metri un gruppo che se ne sta andando non si sta difendendo. Se i filmati confermano l’inseguimento in corso Garibaldi, la tesi della reazione cade. Se invece mostrano i ragazzi che attaccano per primi, cade la denuncia e i quattro rischiano a loro volta un’accusa per aver denunciato il falso.

C’è poi la proporzione delle forze. Da una parte un uomo di 37 anni con quattro guardie del corpo, cioè quattro professionisti pagati per proteggerlo. Dall’altra quattro studenti tra i 19 e i 21 anni. Il mestiere di una guardia del corpo è mettere distanza tra il cliente e un pericolo. Chi se ne va non è un pericolo. Se qualcuno del gruppo ha davvero alzato le mani, il compito di quattro professionisti era bloccarlo e aspettare la polizia, non lasciare la zona prima che arrivasse.

Infine un dettaglio che pesa: secondo la denuncia, Fedez e il suo seguito si sono allontanati prima dell’arrivo degli agenti. Chi è convinto di aver subito un’aggressione, di norma, resta e la denuncia. A oggi non risulta alcuna querela del rapper contro i quattro ragazzi.

Il precedente del 2024 e l’archiviazione

Non è la prima volta che il nome di Fedez compare in una vicenda di violenza iniziata al The Club. Nella notte tra il 21 e il 22 aprile 2024, dopo una lite nello stesso locale, il personal trainer Cristiano Iovino fu aggredito sotto casa sua a Milano. La Procura aprì un fascicolo anche sul rapper per rissa e lesioni. Nel 2025 il giudice per le indagini preliminari di Milano ha archiviato la posizione di Fedez: mancavano gli elementi per la rissa, non c’era querela della vittima e non c’erano certificati medici.

L’uomo che allora faceva da guardia del corpo al rapper, Christian Rosiello, è stato condannato in appello il 25 giugno 2026 a 3 anni e 8 mesi nel processo sulle curve di San Siro. La sentenza non è definitiva e Fedez non è mai stato indagato in quel procedimento. Quei fatti non hanno alcun legame con la notte del 16 ottobre. Dicono però una cosa che riguarda il presente: chi sceglie gli uomini che gli camminano accanto risponde delle persone che sceglie, e il rapper ha già avuto una volta la prova di quanto costi sbagliare.

Cosa prevede la legge e le prossime tappe

L’articolo 582 del Codice penale punisce le lesioni personali con la reclusione da 6 mesi a 3 anni. Per le lesioni lievi serve la querela della vittima, e qui c’è. L’articolo 612 punisce la minaccia, con pena più alta se è grave. L’articolo 110 stabilisce che, quando più persone partecipano allo stesso reato, ognuna risponde della pena prevista: per questo la frase attribuita a Fedez e l’ordine che i ragazzi dicono di aver sentito contano quanto i colpi.

Adesso la querela passa a un pubblico ministero della Procura di Milano, che deve decidere se iscrivere il rapper e le guardie del corpo nel registro degli indagati. Al momento non risulta alcuna iscrizione. Il primo passo è ottenere i filmati: quelli dei ragazzi, già depositati, e quelli delle telecamere di largo La Foppa e corso Garibaldi, che molti esercizi conservano per pochi giorni.

La richiesta

Fedez deve raccontare in prima persona cosa è successo e consegnare agli inquirenti i nomi dei quattro uomini che erano con lui. Se sostiene di essere stato aggredito, i suoi avvocati devono depositare una querela, non un comunicato. La Procura di Milano deve acquisire subito le immagini delle telecamere della zona, prima che vengano cancellate, e ascoltare i presenti. Le quattro guardie del corpo devono essere identificate, perché nessuno lavora a volto coperto dietro un personaggio famoso.

Un no a una foto si dice con la voce. Tutto il resto, se i video lo confermano, è reato.

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