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Ferita da un paziente durante il lavoro, medicata con una decina di punti e poi rimandata in reparto a completare il turno. È il racconto che un’infermiera ha affidato ai social e che in queste ore sta facendo discutere, soprattutto tra chi lavora nella sanità.
Cosa è successo
Secondo il suo racconto, la vicenda si sarebbe verificata in un ospedale psichiatrico in Canada. L’infermiera stava gestendo gli effetti personali di un paziente quando quest’ultimo l’avrebbe colpita alla coscia con un taglierino. Il personale di sicurezza sarebbe intervenuto per contenere l’uomo, mentre la donna è stata soccorsa e medicata: per chiudere la ferita sarebbero serviti circa dieci punti di sutura.
Il passaggio che ha indignato chi ha letto la sua testimonianza arriva subito dopo. Una volta medicata, la responsabile le avrebbe chiesto di rimanere in servizio fino alla fine del turno, perché in reparto mancava personale e non c’era nessuno in grado di sostituirla.
Una testimonianza ancora da verificare
La storia è stata diffusa in forma anonima e, allo stato attuale, non risultano conferme ufficiali né il nome della struttura coinvolta. Si tratta quindi di un racconto personale, che va preso con la dovuta prudenza. Ha però toccato un tema molto concreto per chi lavora nei reparti: quello delle aggressioni al personale sanitario e della carenza cronica di organico.
Un problema che non conosce confini
Le violenze contro infermieri e medici sono una questione aperta in molti Paesi, Canada compreso, dove i sindacati di categoria denunciano da tempo turni scoperti e reparti al limite. I servizi di psichiatria sono tra i più esposti, perché il personale si trova spesso a gestire pazienti in fase acuta con risorse ridotte.
In Italia il tema è altrettanto sentito. Le aggressioni negli ospedali e nei pronto soccorso sono frequenti e le associazioni di categoria chiedono da anni più sicurezza nei reparti e più assunzioni. Il racconto dell’infermiera canadese, al di là dei dettagli ancora da chiarire, è diventato per molti il simbolo di una situazione condivisa: quella di professionisti che, anche dopo aver subito una violenza, si sentono chiedere di non lasciare scoperto il reparto.
Le reazioni
Sotto la testimonianza si sono moltiplicati i commenti di colleghi da diversi Paesi. Molti hanno raccontato esperienze simili, altri hanno sottolineato che nessuna carenza di personale può giustificare la richiesta di continuare a lavorare a chi è appena stato ferito. In tanti hanno invitato l’infermiera a segnalare l’accaduto alle autorità competenti e al proprio sindacato.
Resta da capire se la struttura interessata prenderà posizione o se emergeranno ulteriori dettagli su quanto avvenuto.





