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Che Elon Musk sia un visionario è riconosciuto ormai da tutti. Ora il CEO di Tesla sembra pronto a compiere il passo che ha tenuto il mondo della tecnologia con il fiato sospeso per mesi: l’acquisto di Twitter. Dopo una lunga serie di ripensamenti, l’operazione da 44 miliardi di dollari dovrebbe chiudersi entro venerdì 28 ottobre.
Quando: la scadenza di venerdì
La data non è casuale. È stata fissata dalla giudice Kathaleen McCormick della Court of Chancery del Delaware, il tribunale davanti al quale Twitter aveva fatto causa a Musk per costringerlo a rispettare l’accordo firmato in primavera. Se l’acquisto non verrà completato entro venerdì, le due parti finiranno a processo.
Secondo quanto riportato da Bloomberg, Musk avrebbe confermato in una videoconferenza con le banche che finanziano l’operazione la sua intenzione di chiudere entro la scadenza. Ai dipendenti, intanto, è arrivata un’email interna firmata dalla responsabile marketing e risorse umane Leslie Berland: Musk è negli uffici di San Francisco in questi giorni e venerdì parlerà direttamente al personale.
Come: il prezzo e i finanziamenti
Il prezzo resta quello concordato ad aprile, quando il consiglio di amministrazione di Twitter aveva accettato l’offerta di 54,20 dollari per azione, per un valore complessivo di circa 44 miliardi di dollari. Una parte importante arriva dai prestiti bancari: circa 12,5 miliardi, con Morgan Stanley, Bank of America e Barclays tra i principali finanziatori, ciascuna con un impegno di almeno 2,5 miliardi.
Il resto arriva dalle risorse personali di Musk, che nei mesi scorsi ha venduto azioni Tesla per decine di miliardi di dollari, e da un gruppo di coinvestitori tra cui figurano Larry Ellison, Marc Andreessen e il fondo sovrano del Qatar.
Il blitz con il lavandino
A far capire che la svolta è vicina è stato lo stesso Musk. Oggi si è presentato nel quartier generale di Twitter a San Francisco portando in mano un lavandino e ha pubblicato il video con la frase «Let that sink in», un gioco di parole intraducibile: in inglese «sink» significa lavandino, ma l’espressione vuol dire anche «fatevene una ragione». Nelle stesse ore ha cambiato la descrizione del suo profilo in «Chief Twit».
Mesi di tira e molla
La strada fino a qui è stata tutt’altro che lineare:
- Aprile: Twitter accetta l’offerta di Musk.
- Luglio: Musk annuncia di voler rinunciare, contestando i dati sugli account falsi e automatizzati.
- Luglio-settembre: Twitter lo porta in tribunale per obbligarlo a rispettare l’accordo.
- Inizio ottobre: Musk propone di andare avanti alle condizioni originali.
Resta l’incognita su cosa accadrà dopo l’acquisizione. Nei giorni scorsi il Washington Post ha scritto che Musk avrebbe prospettato agli investitori tagli molto pesanti al personale. Per avere risposte bisognerà attendere venerdì, quando il nuovo proprietario dovrebbe parlare per la prima volta ai dipendenti.





