Taranto, bambina di 9 anni esclusa dalla mensa per 12 euro: il padre dà al Comune 24 ore per riammetterla

Dodici euro mai chiesti alla famiglia: la bambina esclusa dalla mensa a Taranto, la diffida al Comune e cosa dice la legge sui minori.

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Una bambina di 9 anni è stata esclusa dalla mensa scolastica a Taranto il 2 novembre 2026 per un presunto debito di circa 12 euro, che risale all’anno scolastico precedente e che, secondo la famiglia, nessuno aveva mai chiesto. Oggi, 6 novembre, il padre ha inviato una diffida al Comune di Taranto tramite l’avvocato Fabrizio Del Vecchio. La richiesta è di riammettere la figlia entro 24 ore. Altrimenti la famiglia andrà dal giudice.

Il racconto della famiglia è semplice. La scuola telefona al padre all’ora di pranzo: il pasto della figlia non è arrivato, perché gli uffici comunali hanno segnalato una morosità, cioè un pagamento arretrato. L’uomo va a riprendere la bambina. Intanto i compagni di classe restano seduti a mangiare. Dodici euro sono meno di una pizza con la bibita.

Un debito degli adulti non si riscuote a tavola.

La bambina è stata riportata a casa per un arretrato mai notificato

Il 2 novembre il padre ha dovuto portare a casa la bambina prima del pranzo perché la mensa non aveva consegnato il suo pasto. Secondo il legale, la decisione è partita da una comunicazione degli uffici del Comune di Taranto su circa 12 euro non pagati nell’anno scolastico 2025/2026. Sempre secondo la famiglia, quella somma non era mai stata contestata prima: se qualcuno l’avesse chiesta, l’avrebbe pagata subito.

Non è ancora chiaro chi abbia bloccato materialmente il pasto: il Comune, la scuola o l’azienda che gestisce la refezione. Su un punto però non ci sono dubbi. La prima persona a pagare per quel debito non è stata chi lo aveva, ma una bambina di quarta elementare, davanti ai compagni.

Il padre ha dato al Comune 24 ore per riammettere la figlia

Con la diffida inviata il 6 novembre 2026, l’avvocato Fabrizio Del Vecchio chiede al Comune di Taranto di ridare il servizio mensa alla bambina entro 24 ore da quando riceve l’atto. Se il Comune non risponde, annuncia un ricorso al giudice, anche per chiedere il risarcimento dei danni. Secondo il legale, interrompere il pasto espone la bambina a «una traumatica e inaccettabile discriminazione ed emarginazione davanti ai propri compagni di classe».

Il passaggio più importante della diffida riconosce le ragioni del Comune e ne fissa i limiti. Il diritto di avviare «le ordinarie procedure di recupero crediti nei confronti dei genitori» resta intatto, scrive Del Vecchio, ma è «totalmente illegittimo rivalersi sul minore sospendendo l’erogazione del pasto». Siamo d’accordo con lui, parola per parola. Per farsi pagare, un Comune ha a disposizione solleciti, avvisi di pagamento e riscossione forzata. Sono strumenti che colpiscono l’adulto che deve i soldi. Il piatto di una bambina non serve a riscuotere un credito.

La legge italiana protegge i bambini dalle sanzioni per colpa dei genitori

Con la legge 27 maggio 1991, n. 176, l’Italia ha ratificato la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia. L’articolo 2 obbliga le istituzioni a proteggere ogni bambino da qualunque sanzione legata alla condizione o al comportamento dei genitori. L’articolo 3 stabilisce che, nelle decisioni delle autorità amministrative, l’interesse del bambino viene prima di tutto.

Ci sono poi le regole della mensa. Il decreto ministeriale del 31 dicembre 1983 inserisce le mense scolastiche tra i servizi pubblici «a domanda individuale». Vuol dire che le chiede la famiglia e il Comune le fa pagare. Il contratto lega l’ente e il genitore. La bambina non ha firmato niente.

A Taranto la mensa è partita in ritardo e con tariffe più alte

Quest’anno il servizio di refezione a Taranto è partito tardi: la piattaforma per le iscrizioni è stata riaperta solo il 17 ottobre 2026, dopo che la Giunta aveva rivisto le tariffe dell’anno scolastico 2026/2027 con la delibera n. 385 del 14 ottobre, come ricorda la Cgil di Taranto. Otto consiglieri comunali di centrodestra hanno calcolato aumenti tra il 30 e il 48,4 per cento. Secondo i loro conti, una famiglia con due figli a mensa passerebbe da 180 a 267,20 euro al mese.

Quando ha presentato le nuove tariffe, l’assessora alla Pubblica istruzione Maria Lucia Simeone ha parlato del pasto come di un momento educativo, da riconoscere «anche come momento educativo e di condivisione nella giornata scolastica». Il 24 ottobre ha incontrato i genitori di 10 scuole. Ne è uscita una tregua fino a gennaio, mentre il Comune cerca i soldi per abbassare la quota o introdurre sconti dal secondo figlio. Così, mentre chiedeva pazienza alle famiglie sui rincari, la macchina comunale ha tolto quella condivisione a una bambina per 12 euro.

Infografica TuttoNotizie. Bambina esclusa dalla mensa a Taranto: le cifre della vicenda. Euro del presunto debito: 12; Anni della bambina: 9; Ore chieste per riammetterla: 24; Rincaro massimo stimato tariffe (%): 48,4. Fonte: Diffida dell'avv. Del Vecchio, consiglieri comunali di centrodestra di Taranto, 2026.
Infografica TuttoNotizie. Fonte: Diffida dell'avv. Del Vecchio, consiglieri comunali di centrodestra di Taranto, 2026
La storia fin qui

Mensa scolastica a Taranto, dalle nuove tariffe alla bambina esclusa

  1. La Giunta di Taranto approva la delibera n. 385 sulle nuove tariffe della mensa 2026/2027
  2. Il Comune di Taranto riapre la piattaforma per le iscrizioni alla refezione scolastica
  3. L'assessora Simeone e i genitori di 10 scuole concordano una tregua sulle tariffe fino a gennaio
  4. Una bambina di 9 anni resta senza pasto per un presunto arretrato di 12 euro; il padre la riporta a casa
  5. L'avvocato Fabrizio Del Vecchio diffida il Comune: riammissione entro 24 ore

A Lodi i giudici avevano già fermato un Comune sulla mensa

Il 13 dicembre 2018 il Tribunale di Milano ha giudicato discriminatoria la condotta del Comune di Lodi. Con il suo regolamento, il Comune aveva di fatto lasciato fuori dalla mensa molti bambini stranieri. I giudici hanno ordinato di cambiare le regole, e nel 2020 la Corte d’appello di Milano ha respinto il ricorso del Comune. Il caso era diverso da quello di Taranto, ma il principio è lo stesso: per decidere chi entra in mensa un Comune non può usare criteri che colpiscono i bambini per cose che non dipendono da loro.

All’estero il principio è già diventato legge. Nel 2017 lo Stato americano del New Mexico ha vietato per legge di umiliare o lasciare senza pasto gli alunni le cui famiglie hanno debiti con la mensa: la scuola deve trattare con i genitori. Per farlo non servono grandi riforme, basta una regola scritta.

Se la diffida resta senza risposta, la famiglia potrà rivolgersi al giudice

Se il Comune di Taranto non riammetterà la bambina entro 24 ore dalla diffida, l’avvocato Del Vecchio ha annunciato un ricorso al tribunale e una richiesta di risarcimento. Il Comune deve riammetterla subito, senza aspettare un giudice.

Non basta. Il Comune deve anche dire chi ha dato l’ordine di bloccare il pasto e chiedere scusa alla famiglia. Poi il sindaco Piero Bitetti e la Giunta devono scrivere nel regolamento della refezione che nessun alunno resta senza piatto per un arretrato: gli arretrati si chiedono ai genitori con una lettera. Anche la dirigenza della scuola deve spiegare perché ha chiamato il padre invece di far sedere la bambina a tavola e risolvere la questione nel pomeriggio. La vicenda può essere segnalata anche al Garante regionale dei diritti dei minori della Puglia.

Le prossime scadenze sono già fissate: la risposta del Comune alla diffida entro 24 ore, l’eventuale ricorso al giudice e, a gennaio, la verifica promessa sulle tariffe della mensa. I conti si fanno con gli adulti, non a tavola.

Infografica TuttoNotizie. Bambina esclusa dalla mensa a Taranto: cosa succede adesso. 1. Riammissione in mensa; 2. Ricorso al giudice e richiesta danni; 3. Verifica sulle tariffe della mensa. Fonte: Diffida dell'avv. Del Vecchio e Comune di Taranto, 2026.
Infografica TuttoNotizie. Fonte: Diffida dell'avv. Del Vecchio e Comune di Taranto, 2026

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  • Ultimo aggiornamento: 6 novembre 2026, ore 12:16.

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