Meloni insultata da Parigi in diretta al Tg1 durante lo sciopero francese con almeno 600mila in piazza

Una parolaccia in diretta e lo sciopero sparisce: l'insulto a Meloni da Parigi, cosa prevede la legge italiana e perché nessuno ha querelato.

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Giovedì 5 novembre 2026 un uomo ha insultato la premier Giorgia Meloni in diretta al Tg1 delle 20, durante il collegamento da Parigi. Il telegiornale principale della Rai raccontava lo sciopero generale contro il carovita in Francia. L’uomo si è girato verso la telecamera e ha gridato una volgarità in italiano contro la presidente del Consiglio. L’inviata Marzia De Giuli non si è fermata e ha continuato il servizio.

Meloni insultata in italiano durante il Tg1 delle 20 da Parigi

L’insulto contro Giorgia Meloni è andato in onda su Rai 1 nell’edizione delle 20 condotta da Giorgia Cardinaletti: pochi secondi, una sola parola volgare dopo il nome della premier, in diretta e quindi senza alcuna possibilità di tagliarla. Il video ha cominciato a girare in rete la mattina dopo.

Dell’uomo non si sa niente. Non ha un nome, e non si sa se sia un italiano che vive a Parigi, un turista o un francese che conosce la nostra lingua. Di sicuro c’è soltanto la reazione dell’inviata: un attimo di rumore alle spalle, poi il racconto della piazza è andato avanti. È il dettaglio da tenere a mente, perché dice come si risponde a un disturbatore.

Quella parola, invece, ha mangiato tutto il resto. Nei titoli che rilanciano il video lo sciopero compare a stento, come sfondo. Eppure era quello il motivo per cui una troupe della televisione pubblica stava in mezzo a una strada di Parigi.

In Francia lo sciopero generale ha portato in piazza almeno 600mila persone

Lo sciopero generale del 5 novembre in Francia ha messo in piazza 600mila persone secondo il ministero dell’Interno francese e 1,6 milioni secondo la Confédération générale du travail (Cgt), il sindacato che lo ha organizzato. La Cgt ne conta 350mila soltanto a Parigi. La differenza tra le due stime è di un milione di persone.

Infografica TuttoNotizie. Sciopero generale in Francia del 5 novembre: quanti in piazza. Cgt, sindacato organizzatore: 1.600.000 persone; Ministero dell'Interno francese: 600.000 persone; Solo Parigi, secondo la Cgt: 350.000 persone. Fonte: Cgt e ministero dell'Interno francese, 2026.
Infografica TuttoNotizie. Fonte: Cgt e ministero dell'Interno francese, 2026

Il distacco tra le cifre dei sindacati e quelle delle autorità non è una specialità francese: anche da noi, per lo sciopero del 30 ottobre l’Usb ha diffuso sia un milione sia 1,5 milioni di manifestanti. Le ragioni della protesta, però, si somigliano. Secondo la segretaria generale della Cgt, Sophie Binet, i cortei sono stati circa 260. I sindacati chiedono di alzare il salario minimo, di rafforzare i programmi sociali e contestano la legge di bilancio che il governo francese sta cercando di far approvare in parlamento.

Il ministero dell’Educazione nazionale francese ha comunicato che quasi il 16% degli insegnanti ha aderito. Il governo di Parigi ha schierato 70mila agenti, come già nelle giornate di mobilitazione del 24 e del 31 ottobre, dopo tre sabati di proteste e scontri cominciati il 17 ottobre. Sono gli stessi temi, salari che non tengono il passo con i prezzi, che in Italia hanno portato in piazza lo studente del corteo di Milano che parlava dei salari reali scesi dal 2008.

Infografica TuttoNotizie. Lo sciopero generale in Francia del 5 novembre in tre cifre. Cortei in tutta la Francia: 260; Agenti schierati dal governo: 70.000; Insegnanti in sciopero (%): 16. Fonte: Cgt, ministero dell'Educazione e governo francese, 2026.
Infografica TuttoNotizie. Fonte: Cgt, ministero dell'Educazione e governo francese, 2026

Milioni di lavoratori, pensionati e studenti si sono fermati per chiedere stipendi più alti. Un uomo ha preso quel microfono e lo ha usato per sé. Chi lo ha rilanciato gli ha dato esattamente quello che cercava.

Un insulto urlato non è un’opinione: è rumore.

Le ultime visite della premier a Parigi sono state per i Volenterosi e per l’energia

Giorgia Meloni nel 2026 è andata a Parigi il 6 gennaio, per il vertice della Coalizione dei Volenterosi sull’Ucraina convocato all’Eliseo dal presidente francese Emmanuel Macron, e il 17 aprile, per il vertice internazionale sulla crisi energetica. Il collegamento del Tg1 di giovedì non riguardava un viaggio della premier: riguardava la piazza francese.

Lo diciamo perché chi cerca in queste ore notizie su Meloni a Parigi trova soprattutto l’urlo. La premier con quella diretta non c’entrava, se non come bersaglio di una persona che nessuno ha identificato.

Per la legge italiana l’offesa a una persona assente è diffamazione, ma serve la querela

Il codice penale italiano, all’articolo 595, punisce come diffamazione chi offende la reputazione di una persona assente parlando con più persone, con un’aggravante se l’offesa passa da un mezzo di pubblicità come la televisione; si procede solo se la persona offesa presenta querela. L’ingiuria, cioè l’offesa rivolta direttamente a chi è presente, non è più reato dal 2016.

L’ha cancellata il decreto legislativo 15 gennaio 2016, n. 7, che ha abrogato l’articolo 594 del codice penale e l’ha trasformato in un illecito civile, punito con una sanzione pecuniaria. Nel caso di giovedì c’è poi un ostacolo pratico: il fatto è avvenuto in Francia e l’autore non ha un nome. Gli strumenti per difendersi, quindi, esistono già, e nessuno li ha ancora usati.

Saviano fu condannato in primo grado a 1.000 euro per aver diffamato Meloni

Il 12 ottobre 2023 il tribunale monocratico di Roma ha condannato lo scrittore Roberto Saviano a 1.000 euro di multa per diffamazione nei confronti di Giorgia Meloni, chiamata «bastarda» nel dicembre 2020 durante una puntata di Piazzapulita su La7 dedicata ai migranti. La procura aveva chiesto 10mila euro; la difesa ha annunciato ricorso in appello.

Quel precedente mostra due cose. La prima: anche chi governa può chiedere giustizia, e un giudice può dargliela. La seconda: la soglia è alta. La Corte europea dei diritti dell’uomo, con la sentenza Lingens contro Austria del 1986, ha stabilito che un politico deve sopportare critiche più dure di un privato cittadino. Vale per questa premier e varrà per chi verrà dopo.

Nessuna denuncia annunciata dopo l’insulto in diretta

Fino alla mattina del 6 novembre 2026 né Palazzo Chigi né la Rai hanno annunciato denunce o querele per l’insulto andato in onda dal collegamento di Parigi. Per la diffamazione la querela va presentata entro tre mesi da quando la persona offesa ha saputo del fatto.

Il nostro giudizio è netto. Chi ha urlato ha sbagliato, e non ha fatto opposizione: ha regalato alla premier la parte della vittima, quando Meloni andrebbe incalzata sui salari, sulle tasse e sulle promesse. La Rai fa bene a tenere il racconto sullo sciopero, come ha fatto la sua inviata. Sbaglia la maggioranza se usa questi secondi come prova di un clima d’odio, e sbaglia l’opposizione se li tratta come una battuta. I disturbatori delle dirette esistono da decenni: ogni volta che un’interruzione diventa un caso nazionale, il prossimo impara che funziona.

I prossimi passaggi sono altrove. In Francia il governo deve portare in fondo la legge di bilancio contestata dai sindacati, che hanno già riempito le piazze cinque volte in tre settimane. In Italia l’unica scadenza legata all’urlo è quella dei tre mesi per un’eventuale querela, a inizio febbraio 2027. Lo sciopero era la notizia. L’urlo no.

Come abbiamo lavorato

  • Abbiamo consultato un documento ufficiale, citato in fondo all’articolo.
  • Distinguiamo i fatti accertati da quello che è solo sostenuto dalle parti, e lo diciamo nel testo.
  • Ultimo aggiornamento: 6 novembre 2026, ore 10:13.

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Tag:Francia