Giulia Cecchettin, il film «Se domani non torno» è nei cinema: Timi è il padre Gino, Turetta sconta l’ergastolo

Uscito il 5 novembre, il film su Giulia Cecchettin con Timi e Martina. Turetta sconta l'ergastolo definitivo; nel 2026 le donne uccise sono scese a 34.

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Il film su Giulia Cecchettin, «Se domani non torno», è uscito nei cinema italiani il 5 novembre 2026. La regista Paola Randi racconta la studentessa di 22 anni uccisa l’11 novembre 2023 a Fossò, in provincia di Venezia, dall’ex fidanzato Filippo Turetta. Nel cast ci sono Sabrina Martina nel ruolo di Giulia e Filippo Timi in quello del padre, Gino Cecchettin. Alla prima, a Roma, il pubblico ha agitato le chiavi.

Quel gesto ha una storia precisa. Nel novembre 2023 migliaia di ragazze e ragazzi scesero in piazza e agitarono in aria le chiavi di casa. Volevano dire una cosa semplice: una donna deve poter uscire la sera e tornare a casa. Tre anni dopo, lo stesso suono ha riempito una sala cinematografica della capitale.

«Se domani non torno» è nelle sale dal 5 novembre con Notorious Pictures

«Se domani non torno» è nei cinema dal 5 novembre 2026 con la distribuzione di Notorious Pictures, la casa che lo ha prodotto, insieme a Sky Italia e con la collaborazione della Fondazione Giulia Cecchettin. Prima dell’uscita il film era stato proiettato al Giffoni Film Festival e alla ventunesima Festa del Cinema di Roma.

Il titolo viene da una poesia che la peruviana Cristina Torres-Cáceres scrisse nel 2017, dopo l’uccisione della studentessa messicana Mara Castilla. Elena Cecchettin, la sorella di Giulia, ne lesse dei versi nei giorni del ritrovamento, e da allora quella poesia gira in Italia. Il film non mette in scena il delitto: sceglie di raccontare la famiglia e quello che le resta dopo.

Nel cast Filippo Timi interpreta il padre Gino Cecchettin

Nel film Filippo Timi interpreta Gino Cecchettin, Sabrina Martina è Giulia, Tecla Bossi la sorella Elena e Tommaso Allione il fratello Davide. La sceneggiatura è di Paola Randi e Lisa Nur Sultan. La storia è presa liberamente da «Cara Giulia», il libro che il padre ha scritto con Marco Franzoso e che Rizzoli ha pubblicato.

Gino Cecchettin ha scelto di non chiudersi nel lutto. Da quella scelta sono nati un libro, una fondazione e anni di incontri nelle scuole. C’è chi lo accusa di guadagnarci. Noi pensiamo che un padre che va nelle aule a parlare di rispetto faccia un servizio pubblico, ed è lo Stato a dover dimostrare di fare altrettanto.

Giulia Cecchettin aveva 22 anni ed è stata uccisa a Fossò l’11 novembre 2023

Giulia Cecchettin aveva 22 anni e studiava ingegneria biomedica all’Università di Padova. La sera dell’11 novembre 2023 Filippo Turetta l’ha aggredita prima a Vigonovo, vicino a casa sua, e poi nella zona industriale di Fossò. Mancavano pochi giorni alla sua laurea.

Il corpo è stato trovato il 18 novembre 2023 vicino al lago di Barcis, in provincia di Pordenone. Il giorno dopo la polizia tedesca ha fermato Turetta in autostrada, vicino a Lipsia. Nel processo la Corte d’assise di Venezia ha accertato che l’ha colpita con 75 coltellate.

La storia fin qui

Il caso Giulia Cecchettin, dal delitto al film nei cinema

  1. Filippo Turetta uccide Giulia Cecchettin, 22 anni, tra Vigonovo e Fossò
  2. Il corpo di Giulia Cecchettin viene trovato vicino al lago di Barcis
  3. La Corte d'assise di Venezia condanna Filippo Turetta all'ergastolo
  4. Dopo le rinunce agli appelli, l'ergastolo a Turetta diventa definitivo
  5. Esce in Gazzetta Ufficiale la legge n. 181, che introduce il reato di femminicidio
  6. Il film di Paola Randi «Se domani non torno» arriva nei cinema italiani

Filippo Turetta sconta l’ergastolo, diventato definitivo il 14 novembre 2025

Filippo Turetta è in carcere per scontare l’ergastolo, cioè il carcere a vita. La pena è definitiva dal 14 novembre 2025. La Corte d’assise di Venezia lo aveva condannato il 3 dicembre 2024 per omicidio volontario premeditato.

I giudici avevano escluso due aggravanti: la crudeltà e lo stalking, che i tribunali chiamano atti persecutori. Turetta ha rinunciato all’appello. La procura generale di Venezia ha ritirato il ricorso con cui la procura chiedeva di riconoscere quelle aggravanti. Il 14 novembre 2025 la Corte d’assise d’appello ha preso atto delle due rinunce e la sentenza è diventata definitiva. Per gli ergastolani il codice penale prevede la liberazione condizionale solo dopo almeno 26 anni di pena, e solo se il condannato dimostra di essersi ravveduto.

La pena più dura, quindi, c’era già. Il carcere a vita lo prevedeva la legge in vigore nel 2023, e lo Stato lo ha applicato. Chi dice che il caso Cecchettin è finito senza giustizia ricorda male: la giustizia penale ha fatto il suo lavoro fino in fondo.

Dal 17 dicembre 2025 il femminicidio è un reato a sé nel codice penale

Dal 17 dicembre 2025 il codice penale prevede il reato di femminicidio, all’articolo 577-bis. Lo ha introdotto la legge 2 dicembre 2025, n. 181, votata all’unanimità da Camera e Senato. La pena è l’ergastolo per chi uccide una donna come atto di odio o di discriminazione, o per impedirle di essere libera.

Nella scheda del Dipartimento per il programma di Governo ci sono anche altre misure. Più formazione obbligatoria per magistrati e medici. Accesso ai centri antiviolenza per le ragazze minorenni anche senza il permesso dei genitori. Avvocato pagato dallo Stato per le vittime. Manca un capitolo dedicato all’educazione al rispetto nelle scuole. Turetta aveva 21 anni quando ha ucciso: la pena è arrivata, ma solo dopo.

Il carcere arriva dopo. La scuola arriva prima.

Per questo il nuovo reato, da solo, non basta. Tocca al ministero dell’Istruzione e del Merito e al Parlamento dare a ogni scuola superiore ore di educazione affettiva stabili, con un programma e personale formato. Altrimenti resta l’iniziativa dei singoli presidi e delle famiglie che, come i Cecchettin, ci mettono la faccia.

Le donne uccise in Italia nel primo semestre 2026 sono scese da 54 a 34

Secondo il Dossier Viminale 2026 del ministero dell’Interno, dal 1° gennaio al 30 giugno 2026 in Italia sono state uccise 34 donne. Il conto mette insieme omicidi volontari e femminicidi. Nello stesso periodo del 2025 erano state 54: il calo è del 37 per cento.

Infografica TuttoNotizie. Donne uccise in Italia, primo semestre 2025 e 2026. 1° semestre 2025: 54 donne uccise; 1° semestre 2026: 34 donne uccise. Fonte: Ministero dell'Interno, Dossier Viminale 2026.
Infografica TuttoNotizie. Fonte: Ministero dell'Interno, Dossier Viminale 2026

È un dato che conforta, ma restano 34 donne in sei mesi, più di una a settimana. Il nuovo reato ha anche cambiato il modo di contare. Il ministero tiene separati i casi classificati come femminicidio da quelli che restano omicidi volontari, e i confronti con gli anni passati vanno letti con attenzione. A dirlo è lo stesso ministero, che nel dossier precisa da quando è in vigore l’articolo 577-bis.

Ad agitare le chiavi in sala erano ragazze e ragazzi che nel 2023 andavano al liceo. Hanno avuto ragione a scendere in piazza allora, e hanno ragione a farlo oggi. Il rumore da solo non cambia nulla. Ha già cambiato però una legge e il modo in cui il Paese ne parla. Le prossime date sono già fissate: l’11 novembre 2026, terzo anniversario della morte di Giulia, e il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Entro fine anno il Viminale pubblicherà anche i nuovi dati sulle donne uccise.

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  • Ultimo aggiornamento: 6 novembre 2026, ore 09:35.

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Tag:Femminicidio