Molestie sessuali, la commessa: «Un cliente ha eiaculato sul cartellino e l’ha dato in mano alla mia collega»

Lavora in un negozio mentre studia e racconta le molestie sessuali dei clienti nei camerini: «Il responsabile quasi sempre lascia correre»

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«Un cliente ha eiaculato sul cartellino numerato del camerino e poi l’ha messo in mano a una mia collega». Chi parla è una giovane commessa, W., che lavora in un negozio mentre studia e racconta le molestie sessuali che lei e le colleghe subiscono dai clienti nei camerini: coppie che fanno sesso dietro la tenda, liquidi lasciati su specchi e vetri, e quel pezzo di plastica passato di mano senza una parola.

La sua storia è arrivata alla nostra redazione con un messaggio lungo, scritto di getto, che si apre con un avvertimento: non intende cambiare idea. «Ho scelto io di lavorare nei negozi, mi sta bene, intanto studio», spiega. Il problema non è il lavoro. Il problema è quello che accade a pochi metri dalla cassa: «Nei camerini continuo a sentire coppie che fanno sesso, e c’è chi lascia sperma o altri liquidi sul vetro o sulla tenda».

Il cartellino sporco in mano alla collega e il responsabile che lascia correre

Il cartellino sporco consegnato alla collega è l’episodio che la commessa considera più grave, perché tocca il corpo di chi lavora e non solo il negozio. «Bastava un taglietto sulla pelle e un cliente con l’HIV, e lei avrebbe rischiato. Lo so che sembro esagerata, ma tenetevelo», scrive.

Poi c’è l’ultimo episodio, il giorno prima del messaggio. Una ragazza esce dal camerino e, racconta W., «mi chiede scusa, mi dice che glielo avevano richiesto per i suoi contenuti a pagamento e che aveva lasciato i suoi liquidi sullo specchio». La giovane lavoratrice resta immobile. Solo dopo arriva la rabbia. «Ho subito uno stupro e più di una molestia, e lì ho provato la stessa cosa: essere trascinata dentro qualcosa che non avevo scelto di vedere. Anche questa è molestia».

Chi fa queste cose, nel suo racconto, se ne va quasi sempre senza conseguenze. «Scappano, e sul momento non puoi dimostrare che siano stati loro», spiega la commessa, che ricorda come nei camerini, giustamente, non ci siano telecamere. Il resto lo fanno le regole interne: «Durante il turno non possiamo tenere il telefono addosso, tutto passa dal responsabile, che quasi sempre lascia correre. Ed è per questo che continua: nessuno paga». Aprire la tenda è vietato: «Avviso il responsabile e lui, quando arriva, li invita ad andarsene con le buone, senza nemmeno aprire». Il nome del negozio non lo può dire, perché il contratto glielo impedisce.

Il conto, per lei, si paga in dignità e in salute. «Io non c’entro niente, sono lì a fare il mio lavoro», scrive. «Un negozio non è un motel: non devo mettere in conto queste cose e non devo farci l’abitudine. Una tenda tirata non le rende meno gravi».

Il camerino è il posto di lavoro di qualcun altro.

Il suo caso non è isolato. Decine di persone hanno risposto alla sua denuncia: alcune hanno dubitato, molte altre hanno raccontato episodi simili capitati a loro o ad amiche, dalla coppia sorpresa in camerino all’uomo che si masturbava con la tenda socchiusa. «Chiedete in un negozio qualsiasi: almeno una volta è successo a tutti», insiste W. I dati sulle molestie sul lavoro le danno ragione.

Le molestie sessuali sul lavoro colpiscono più di una lavoratrice su otto

Le molestie sessuali sul lavoro riguardano il 13,5% delle donne tra 15 e 70 anni che lavorano o hanno lavorato in Italia, secondo l’indagine dell’Istituto nazionale di statistica (Istat) Le molestie: vittime e contesto, anno 2022-2023. Tra le più giovani, dai 15 ai 24 anni, la quota sale al 21,2%: una ragazza su cinque.

Gli uomini colpiti, nella stessa rilevazione, sono il 2,4%. Il quadro è chiaro: il rischio pesa soprattutto sulle donne giovani, cioè proprio sul profilo di chi sta alla cassa e nei camerini dei negozi, spesso con contratti brevi e con poca forza per alzare la voce.

Infografica TuttoNotizie. Molestie sessuali sul lavoro in Italia: chi le ha subite nella vita. Donne 15-70 anni: 13,5; Donne 15-24 anni: 21,2; Uomini 15-70 anni: 2,4. Fonte: Istat, 2024.
Infografica TuttoNotizie. Fonte: Istat, 2024

Questi numeri contano anche gli episodi che arrivano da fuori, come quelli di un cliente. Ed è proprio sui clienti che la legge italiana ha fatto un passo preciso, che nel negozio di W., per come lo racconta lei, non è mai arrivato.

Il negozio deve proteggere chi lavora anche dai clienti

Il datore di lavoro deve proteggere i dipendenti anche dalle molestie dei clienti, perché l’articolo 2087 del codice civile gli impone di tutelare l’integrità fisica e morale di chi lavora per lui e il decreto legislativo 81 del 2008 gli chiede di valutare tutti i rischi, compresi quelli biologici.

A queste regole si è aggiunta la legge 15 gennaio 2021, n. 4, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 26 gennaio 2021, che ha ratificato la Convenzione numero 190 dell’Organizzazione internazionale del lavoro, adottata a Ginevra il 21 giugno 2019. La Convenzione chiede di considerare espressamente la violenza e le molestie che arrivano da terzi, cioè da clienti e utenti, e di inserirle nella gestione della sicurezza. Il Codice delle pari opportunità, all’articolo 26, definisce molestia sessuale ogni comportamento indesiderato a connotazione sessuale che offende la dignità di chi lavora o crea un clima ostile e umiliante.

Uno sperma lasciato su un oggetto che passa di mano, uno specchio da pulire, una coppia che fa sesso a due metri dalla commessa rientrano in questa definizione. Un’azienda che risponde con un responsabile che arriva quando può e chiede ai clienti di andarsene con le buone non sta gestendo un rischio: lo scarica su chi guadagna meno. Ogni catena del commercio deve scrivere nel documento di valutazione dei rischi, il fascicolo obbligatorio sulla sicurezza, che cosa fa il personale quando un cliente sporca, molesta o si espone: chi chiama le forze dell’ordine, con quali guanti e prodotti si pulisce, come si segnala. E gli ispettori del lavoro devono andare a controllarlo.

Chi subisce molestie sessuali da un cliente può denunciare e chiedere conto all’azienda

Chi subisce molestie sessuali da un cliente può presentare denuncia o querela alle forze dell’ordine e, nello stesso tempo, segnalare per iscritto il fatto all’azienda, che da quel momento non può dire di non sapere. La querela va presentata entro tre mesi, dodici per la violenza sessuale.

La strada pratica parte dalla segnalazione scritta, anche una semplice email al responsabile e all’ufficio del personale, con data, ora e descrizione. Poi c’è il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, che ha il diritto di chiedere che quel rischio entri nella valutazione. Se l’azienda non si muove, si possono coinvolgere il sindacato, la consigliera di parità della propria provincia e l’Ispettorato del lavoro. Per chi ha toccato liquidi biologici con una ferita aperta, la strada è il pronto soccorso, subito: i medici valutano se serve una profilassi, che funziona solo se iniziata entro poche ore. Il numero 1522, gratuito e attivo giorno e notte, aiuta anche chi subisce molestie sul lavoro.

Infografica TuttoNotizie. Molestie da un cliente: come difendersi. 1. Segnala per iscritto; 2. Pronto soccorso se ferite; 3. Denuncia o querela; 4. Rischio nella valutazione; 5. Ricorso se non agisce. Fonte: L. 4/2021, c.c., D.Lgs. 81/2008.
Infografica TuttoNotizie. Fonte: L. 4/2021, c.c., D.Lgs. 81/2008

Sul piano penale, sarà una procura a stabilire caso per caso se un gesto come quello del cartellino sia molestia o qualcosa di più grave. Ma senza una chiamata alle forze dell’ordine nessuno aprirà mai un fascicolo, e chi sporca e se ne va continuerà a farlo.

W. intanto ha deciso per sé. «Sto già pensando di cambiare lavoro», dice. Resta il fatto che una lavoratrice non dovrebbe scegliere tra il suo stipendio e la sua dignità: tocca al negozio cambiare le regole, prima che sia lei a cambiare negozio.

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