Luca Ward: «Prendo una pensione ridicola». La legge per gli artisti ex Enpals è ferma alla Camera dal 2024

Dopo la Cassazione del 2022 l'Inps chiede indietro soldi agli artisti ex Enpals. Ward: prendo una pensione ridicola. La legge che aspetta dal 2024.

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Luca Ward, attore e doppiatore nato a Ostia nel 1960, la voce italiana di Russell Crowe nel Gladiatore, ha detto in un’intervista pubblicata il 30 ottobre 2026: «Prendo una pensione ridicola per quello che ho versato». Con queste parole è tornato a sostenere i pensionati dello spettacolo iscritti all’ex Enpals. A molti di loro l’Inps chiede di restituire somme che avevano ottenuto in tribunale, con sentenze poi superate dalla Corte di cassazione.

Per spiegarsi, Ward ha fatto l’esempio della sua carriera: in 63 anni di lavoro, racconta, ha versato «5 milioni tra Enpals e Inps» e gliene vengono riconosciuti «soltanto 500.000». Sono i suoi conti e nessun documento pubblico li conferma o li smentisce. Il punto che solleva, però, non riguarda solo lui. Riguarda centinaia di persone che, dopo una vita passata tra palcoscenici, set e sale di doppiaggio, si vedono chiedere indietro migliaia di euro. Ward dice di avere il telefono pieno di messaggi di colleghi disperati.

Chi è Luca Ward, il doppiatore che guida la protesta sulle pensioni

Luca Ward è uno dei doppiatori più conosciuti in Italia: ha dato la voce a Russell Crowe, Samuel L. Jackson, Keanu Reeves e Hugh Grant. È anche la voce narrante della mostra Dante Inferno, inaugurata il 22 ottobre 2026 alla Città della Scienza di Napoli. Da almeno un anno è la faccia più nota della battaglia sulle pensioni del settore.

Il 10 ottobre 2025 Ward ha firmato, con Massimo Boldi, Massimo Dapporto, Jerry Calà, Stefania Sandrelli, Simona Izzo, Franco Oppini e decine di altri lavoratori dello spettacolo, una lettera aperta contro le richieste di restituzione. I firmatari parlavano di una situazione che rischia di ridurli in miseria. Nella stessa occasione Ward se l’era presa con un’ingiustizia, sono parole sue, commessa da Cassazione e Inps ai danni di chi lavora nello spettacolo. Un anno dopo, nell’intervista, la denuncia è la stessa.

La sentenza della Cassazione del 2022 ha ribaltato le cause vinte dai pensionati ex Enpals

Con la sentenza n. 38018 del 29 dicembre 2022 la Corte di cassazione ha dato ragione all’Inps sul calcolo della cosiddetta Quota B delle pensioni ex Enpals. Fino a quel momento, secondo la ricostruzione dei firmatari della lettera, tribunali e corti d’appello avevano dato torto all’istituto quasi ovunque.

La Quota B, per spiegarla in breve, è la parte della pensione legata agli anni lavorati dopo il 1992. Il decreto legislativo n. 503 del 1992 ha diviso l’assegno in due parti: una per l’anzianità maturata prima della riforma, l’altra per quella successiva. Secondo i pensionati, prima l’Enpals e poi l’Inps hanno calcolato quella seconda parte al ribasso. Dal 2014, racconta la lettera, molti giudici hanno riconosciuto l’errore e hanno ordinato di ricalcolare gli assegni. Ward parla di circa 400 tra attori e tecnici che avevano vinto in primo e in secondo grado, prima che la Cassazione cambiasse tutto.

Chi pensa che questi artisti non abbiano pagato abbastanza si sbaglia. La lite non riguarda contributi mancanti. Riguarda la formula con cui la legge trasforma in pensione i contributi già versati. Nel vecchio sistema retributivo l’assegno non si calcola su quanto hai pagato, ma sui redditi che hai avuto, entro i tetti fissati dalle norme. Per questo chi ha versato tanto può ritrovarsi con molto meno di quanto si aspettava.

La storia fin qui

Pensioni ex Enpals, dalla Cassazione alla protesta di Luca Ward

  1. La Cassazione, con la sentenza n. 38018, dà ragione all'Inps sul calcolo della Quota B ex Enpals
  2. Federico Mollicone presenta alla Camera una risoluzione sulle pensioni dello spettacolo
  3. Mollicone e Walter Rizzetto presentano la proposta di legge 1793
  4. La proposta 1793 viene avviata in commissione Lavoro, poi l'esame si ferma
  5. Luca Ward, Massimo Boldi e decine di artisti firmano una lettera contro i recuperi Inps
  6. Luca Ward: «Prendo una pensione ridicola per quello che ho versato»

Perché l’Inps chiede indietro i soldi agli artisti in pensione

L’Inps chiede indietro ai pensionati ex Enpals le maggiorazioni che i tribunali avevano riconosciuto prima della sentenza del 2022, perché ora le considera somme non dovute. Dopo il caso dell’attrice Laura Morante, l’istituto ha difeso in una nota la legittimità della richiesta, presentandola come applicazione della sentenza della Cassazione.

Su questo punto l’Inps applica la giurisprudenza, non se la inventa. Le conseguenze però sono pesanti. I firmatari della lettera segnalano un’ingiustizia che nessuna sentenza può sistemare. Alcuni pensionati hanno vinto in via definitiva prima del dicembre 2022 e continuano a ricevere l’assegno più alto. Altri, con la stessa carriera e lo stesso diritto, si vedono tagliare la pensione con la scritta «somme indebitamente percepite». A decidere la differenza è stata la data della causa, non il lavoro fatto.

Un pensionato non può pagare i dubbi del legislatore.

Quando una norma si presta a due letture così diverse da dividere per otto anni i tribunali e la Cassazione, l’errore non è di chi ha fatto causa. È di chi ha scritto la norma, e la correzione spetta solo al Parlamento.

La proposta di legge Mollicone-Rizzetto è ferma in commissione dal luglio 2024

La proposta di legge 1793 per chiarire una volta per tutte il calcolo delle pensioni dello spettacolo è stata presentata alla Camera il 20 marzo 2024. La firmano Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura, e Walter Rizzetto, presidente della commissione Lavoro, entrambi di Fratelli d’Italia. Il 31 luglio 2024 è stata avviata in commissione Lavoro e da allora, denunciano i pensionati, non è più andata avanti.

Il testo nasce da una risoluzione presentata da Mollicone il 5 aprile 2023 e interviene sul decreto legislativo 182 del 1997, la norma che ha adeguato le pensioni dello spettacolo alla riforma Dini. Questa contraddizione pesa più di ogni sentenza: la proposta è di due esponenti della maggioranza e uno dei due presiede proprio la commissione dove la legge è bloccata. Mettere il testo in calendario non dipende dall’opposizione, né dall’Inps, né dai giudici.

Non servirebbe nemmeno inventare uno strumento nuovo. Nel 2021 il decreto-legge n. 73, il cosiddetto Sostegni bis, ha già cambiato lo stesso decreto 182 del 1997 per i lavoratori dello spettacolo, come l’Inps ha spiegato nella circolare n. 163 del 29 ottobre 2021. Quando la politica ha voluto, ha toccato quella norma in pochi mesi. Sulla Quota B aspetta da due anni e mezzo.

Nello spettacolo si guadagnano in media 11.790 euro l’anno

Secondo l’Osservatorio Inps sui lavoratori dello spettacolo, nel 2025 le persone con almeno una giornata pagata nel settore erano 368.192, con una retribuzione media di 11.790 euro l’anno e 99 giornate retribuite. Fanno meno di mille euro al mese, per circa un giorno di lavoro ogni tre o quattro.

Infografica TuttoNotizie. Lavoratori dello spettacolo, i numeri dell'Inps sul 2025. Lavoratori con almeno una giornata pagata: 368.192; Retribuzione media annua (euro): 11.790; Giornate retribuite in media: 99. Fonte: Inps, Osservatorio lavoratori dello spettacolo, 2026.
Infografica TuttoNotizie. Fonte: Inps, Osservatorio lavoratori dello spettacolo, 2026

Ward non è il pensionato tipo dello spettacolo e lo sa: è un professionista di successo, con una carriera lunghissima. Ma quei numeri descrivono il settore dei suoi colleghi, fatto di lavoro a singhiozzo, contratti brevi e lunghi periodi senza paga. Il fondo pensioni, che dal 2011 è passato dall’Enpals soppresso all’Inps come racconta la scheda dell’istituto, esiste proprio perché questo lavoro è discontinuo. Per chi ha messo insieme una pensione a fatica, una richiesta di restituzione da migliaia di euro può cancellare anni di risparmi.

Le pensioni basse non sono un problema solo dello spettacolo: artigiani e commercianti con assegni da 700 euro lo sanno bene. Qui però c’è qualcosa in più di un assegno basso. Persone che hanno vinto in tribunale si vedono chiedere indietro quello che i giudici avevano dato loro, perché lo Stato non ha mai chiarito cosa dice la sua stessa legge.

Chi può chiudere la questione ha un nome e una carica. La commissione Lavoro della Camera può calendarizzare e votare la proposta 1793, e il governo può inserirne il contenuto in un emendamento, con una norma che fermi il recupero delle somme incassate in buona fede in base a sentenze. La manovra per il 2027, attesa all’esame del Parlamento nelle prossime settimane, è la prima occasione concreta. Fino ad allora l’Inps continuerà a chiedere i rimborsi applicando la sentenza del 2022.

Come abbiamo lavorato

  • Abbiamo consultato 3 documenti e fonti ufficiali, elencati in fondo all’articolo.
  • Distinguiamo i fatti accertati da quello che è solo sostenuto dalle parti, e lo diciamo nel testo.
  • Ultimo aggiornamento: 30 ottobre 2026, ore 16:06.

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