Indice dei contenuti
Tommaso Cerpelletti, 21 anni, studente del terzo anno di Matematica all’Università Cattolica di Brescia, è diventato prof a 21 anni di matematica e scienze alla scuola media di Paratico, nel Bresciano. L’istituto comprensivo di Iseo lo ha chiamato un venerdì alle 8.30 per coprire due ore quella stessa mattina. Ha avuto un’ora per preparare la lezione di scienze. La storia l’ha raccontata lui stesso a Leggo.
Questa storia conta perché non è un’eccezione, è il piano di riserva scritto nero su bianco dal ministero dell’Istruzione e del Merito. Lo Stato chiede a chi vuole una cattedra stabile una laurea magistrale, un percorso abilitante da 60 crediti e un concorso. Poi, quando le graduatorie finiscono, lo stesso Stato telefona a uno studente e gli affida una classe in mattinata. Il ragazzo non ha colpe e ha fatto bene. Chi deve rispondere è il ministero, che a ottobre ha ancora cattedre scoperte e manda in aula chi arriva da interpello senza nessuno accanto.
Cosa è successo a Paratico secondo il racconto di Tommaso
Tommaso vive a Marcheno, in Val Trompia, e cercava un lavoro che gli lasciasse il tempo per gli esami. Su consiglio della madre, che fa la maestra, ha risposto a un interpello, cioè a un avviso con cui una scuola cerca un supplente fuori dalle graduatorie. «Venerdì alle 8.30 squilla il telefono. Era l’istituto comprensivo di Iseo», ha raccontato. Dall’altra parte gli hanno chiesto quanto tempo gli serviva per arrivare: c’erano due ore da coprire quella mattina.
Firmati i documenti, lo hanno mandato alla scuola media di Paratico, sul lago d’Iseo. Per la lezione di scienze aveva un’ora. Ha aperto il libro, ha studiato il primo capitolo ed è entrato in classe davanti a ragazzi di 11-13 anni. Il debutto gli è piaciuto al punto da fargli pensare all’insegnamento come strada per il futuro. È una buona notizia per la scuola italiana, non una vergogna.
Cos’è un interpello e cosa prevede l’ordinanza 88 del 2024
Gli interpelli sono regolati dall’ordinanza ministeriale 88 del 16 maggio 2024, all’articolo 13. La scuola può pubblicarli sul proprio sito solo dopo aver esaurito tutte le liste: le graduatorie provinciali per le supplenze, quelle a esaurimento e quelle d’istituto, comprese quelle delle scuole vicine. Hanno preso il posto delle vecchie domande spontanee, le cosiddette Mad, che ogni candidato mandava a decine di scuole senza regole uniformi.
Il punto che spiega il caso di Paratico sta qui: l’interpello è aperto anche a chi non ha il titolo di studio completo. Chi ha la laurea o l’abilitazione passa davanti, ma se nessuno con il titolo risponde, il dirigente può assumere uno studente. Quel servizio, però, non vale punteggio nelle graduatorie finché il titolo non arriva. Il ministero ha poi precisato le regole con una nota del 9 ottobre 2024, che permette alle scuole primarie e dell’infanzia di pubblicare avvisi preventivi per le assenze fino a 10 giorni. Tradotto: il sistema sa in anticipo che le liste non bastano e si è organizzato per chiamare chiunque sia disponibile.
Le due regole dello Stato: 60 crediti per entrare, una telefonata per supplire
Per diventare insegnante di ruolo nella scuola secondaria serve oggi un percorso preciso. Lo ha fissato il decreto del Presidente del Consiglio del 4 agosto 2023, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 25 settembre 2023: dopo la laurea magistrale si devono ottenere 60 crediti universitari in un corso abilitante, con tirocinio in classe ed esame finale. Il decreto fissa anche il prezzo massimo a carico del candidato: 2.500 euro, ridotti a 2.000 per chi frequenta il corso mentre è ancora iscritto alla magistrale. Poi c’è il concorso.
Chi risponde a un interpello salta tutto questo. Non per furbizia, ma perché la norma lo consente e la scuola non ha alternative. La contraddizione è documentata nelle stesse carte del ministero: con una mano pretende anni di studio e migliaia di euro per abilitare un docente, con l’altra scrive l’ordinanza che permette di mettere in cattedra uno studente al terzo anno con un’ora di preavviso. Se il titolo serve davvero a insegnare bene, allora serve anche a Paratico. Se non serve per due ore di scienze, il ministero spieghi perché lo fa pagare 2.500 euro.
Quanti sono i supplenti e perché servono giovani in cattedra
La riserva a cui il ministero attinge è enorme. Secondo le stime di Tuttoscuola, i supplenti in Italia superano i 200mila ogni anno, circa un insegnante su quattro. È come se in una scuola con 40 docenti 10 cambiassero ogni settembre. Non esiste invece un dato pubblico nazionale su quanti di loro insegnino senza il titolo completo, materia per materia. Il ministero lo ha, perché ogni contratto passa dai suoi sistemi, e non lo pubblica.
Il problema non è l’età di Tommaso. L’Ocse, nei rapporti Education at a Glance, colloca da anni l’Italia tra i Paesi con il corpo docente più anziano: più della metà degli insegnanti della secondaria ha almeno 50 anni, contro circa un terzo della media Ocse. Un ventunenne che sceglie la cattedra invece della fabbrica o dell’estero è una risorsa rara. Molti giovani laureati insegnano da anni in istituti tecnici e primarie con risultati riconosciuti da alunni e famiglie. L’età non è il difetto. Il difetto è la telefonata delle 8.30.
Chi entra di ruolo ha un tutor, chi arriva da interpello ha un libro
Il paragone che pesa di più è dentro la stessa scuola. Chi entra di ruolo affronta un anno di formazione e prova regolato dal decreto ministeriale 226 del 16 agosto 2022: ha un docente tutor che lo segue, ore di osservazione in classe, un bilancio delle competenze e un comitato che lo valuta a fine anno. Lo Stato ritiene quindi che un laureato abilitato, vincitore di concorso, abbia bisogno di un anno con qualcuno accanto prima di essere giudicato pronto.
A chi arriva da interpello lo stesso Stato dà sessanta minuti e un manuale. Nessun collega di riferimento, nessuna consegna sulla classe, nessuna indicazione sul programma svolto. Tommaso se l’è cavata perché ha studiato e perché ha avuto il coraggio di entrare. Ma un sistema che regge sul coraggio dei singoli non è un sistema. E gli studenti di Paratico hanno gli stessi diritti di quelli che trovano un docente di ruolo con il tutor.
Cosa deve fare il ministero dell’Istruzione
Le richieste sono tre e sono tutte alla portata del ministro Giuseppe Valditara.
- Pubblicare ogni anno, materia per materia e provincia per provincia, quanti supplenti insegnano senza il titolo di accesso completo. Il dato esiste nei sistemi informativi del ministero.
- Chiudere le nomine prima del primo giorno di scuola. Gli interpelli devono restare l’eccezione per le assenze improvvise, non il modo ordinario di coprire cattedre a ottobre.
- Affiancare a chi arriva da interpello almeno un docente di riferimento dello stesso istituto, con poche ore riconosciute, come già avviene per i neoassunti con il decreto 226 del 2022.
Agli istituti come quello di Iseo non si può chiedere altro: hanno applicato le regole e hanno garantito la lezione. La responsabilità sta a chi scrive le regole e non programma le assunzioni in tempo.
Tommaso Cerpelletti merita rispetto e, se vorrà, una cattedra vera, con la laurea in tasca e un collega accanto. Un’ora di preparazione non è un metodo, è un tampone, e il ministero non può continuare a chiamarlo scuola.
Ne stiamo parlando sulla nostra pagina Facebook: leggi i commenti e di’ la tua.




