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Bruce Springsteen oggi, martedì 3 novembre 2026, giorno delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, ha pubblicato su Instagram un video rivolto ai funzionari elettorali e ai rappresentanti del governo americano. Il cantautore del New Jersey, 77 anni, ha ricordato loro il giuramento sulla Costituzione e li ha invitati a non seguire nessuna direttiva che metta a rischio elezioni libere ed eque.
Camicia di flanella, sguardo dritto in camera, il musicista parte senza giri di parole: «Parlo ai funzionari elettorali e ai rappresentanti del nostro governo nel giorno delle elezioni». Poi la frase che regge tutto il messaggio: «Avete prestato giuramento di preservare, proteggere e difendere la nostra Costituzione». Cita Thomas Jefferson, terzo presidente degli Stati Uniti e autore della Dichiarazione d’indipendenza, per ricordare che il governo richiede il consenso dei governati. E chiude ringraziando chi lavora ai seggi: «Il nostro voto è la nostra voce».
Nel video il nome di Donald Trump non compare. Non serve. Il giorno prima, lunedì 2 novembre, lo stesso Springsteen aveva definito su Instagram la guida della Casa Bianca «corrotta, senza legge e antiamericana». Nella didascalia del video di oggi rimanda all’Oath Project, l’iniziativa con cui l’American Constitution Society, associazione di giuristi progressisti, invita i cittadini a giurare a loro volta fedeltà alla Costituzione.
Il giuramento citato nel video è quello che pronuncia il presidente
Le parole «preservare, proteggere e difendere la Costituzione» sono la formula del giuramento presidenziale fissato dall’articolo II, sezione 1, della Costituzione americana, la stessa che Donald Trump ha pronunciato il 20 gennaio 2025 all’inizio del suo secondo mandato. Gli altri funzionari, federali e statali, giurano invece di sostenere la Costituzione, come prevede l’articolo VI.
La scelta delle parole non è casuale. Springsteen prende la promessa più solenne della Repubblica americana e la consegna a chi conta le schede in una contea dell’Ohio o della Georgia. Il messaggio è semplice: quella promessa vale più di qualsiasi ordine arrivi da Washington. Ha ragione, e non lo diciamo per simpatia verso un artista. Lo dicono i giudici americani.
Un giuramento non ha un padrone politico.
Due ordini esecutivi di Trump sulle elezioni sono stati fermati dai giudici federali
Donald Trump ha firmato due ordini esecutivi sulle elezioni, il 25 marzo 2025 e il 31 marzo 2026, e i tribunali federali ne hanno bloccato le parti principali prima del voto di oggi. Un ordine esecutivo è un atto firmato dal solo presidente, senza passare dal Congresso.
Il primo, l’ordine esecutivo 14248 sull’integrità delle elezioni americane, voleva imporre una prova documentale della cittadinanza per iscriversi alle liste e impedire il conteggio delle schede per posta arrivate dopo il giorno del voto, anche se spedite in tempo. Il 24 giugno 2026 la giudice federale Denise Casper, a Boston, lo ha bloccato in modo permanente nei suoi punti chiave, scrivendo che la Costituzione non concede al presidente alcun potere specifico sulle elezioni: quei poteri spettano agli Stati e al Congresso.
Il giorno dopo, 25 giugno, è toccato al secondo, l’ordine esecutivo 14399 sulla verifica della cittadinanza nelle elezioni federali. In una sentenza di 37 pagine la giudice Indira Talwani ha dichiarato incostituzionali le parti che volevano creare liste centralizzate dei cittadini adulti e dare al servizio postale federale nuovi poteri sulle schede spedite per posta. L’appello di Springsteen, in sostanza, ripete con la chitarra a tracolla quello che due giudici hanno già messo nero su bianco.

C’è anche chi, in queste ore, ripete che le presidenziali del 2020 furono truccate. Non lo furono. Il 1° dicembre 2020 l’allora procuratore generale William Barr, nominato dallo stesso Trump, dichiarò che il dipartimento di Giustizia non aveva trovato frodi di dimensioni tali da cambiare il risultato. Chi oggi agita quel sospetto contro i funzionari dei seggi lavora contro le regole che quei funzionari hanno giurato di applicare.
Trump, gli ordini sul voto e l'appello di Springsteen al midterm
- Donald Trump firma l'ordine esecutivo 14248 sulle elezioni: prova di cittadinanza e limiti al voto per posta
- Donald Trump firma il secondo ordine esecutivo sul voto, il 14399, con nuovi poteri al servizio postale
- La giudice Denise Casper blocca in modo permanente i punti chiave del primo ordine
- La giudice Indira Talwani dichiara incostituzionali parti del secondo ordine sul voto per posta
- Bruce Springsteen sostiene Abdul El-Sayed, candidato democratico al Senato in Michigan
- Nel giorno del midterm Bruce Springsteen ricorda ai funzionari elettorali il giuramento sulla Costituzione
Il rocker del New Jersey che da cinquant’anni racconta l’America operaia
Bruce Springsteen, nato il 23 settembre 1949 a Long Branch, nel New Jersey, è il cantautore di Born to Run, l’album del 1975, di Born in the U.S.A., il disco del 1984 che contiene Dancing in the Dark e I’m on Fire, e di Streets of Philadelphia, la canzone sull’Aids che vinse l’Oscar nel 1994. Il pubblico lo chiama da sempre the Boss.
Nel 2025 è uscito il film Springsteen: Liberami dal nulla, con Jeremy Allen White, sulla nascita dell’album Nebraska del 1982. Nel 2023 aveva rinviato una serie di concerti per curare un’ulcera peptica, poi è tornato sul palco. Quest’anno ha girato gli Stati Uniti con il Land of Hope and Dreams American Tour, presentato come un tour in difesa dell’America contro quello che lui ha chiamato un aspirante re e il suo governo canaglia a Washington.
Lo scontro con il presidente non nasce oggi. Nel maggio 2025, dopo un concerto a Manchester in cui Springsteen aveva definito l’amministrazione corrotta, incompetente e traditrice, Trump gli aveva risposto sul suo social Truth chiamandolo sopravvalutato. Uno scambio tra un cittadino famoso e l’uomo più potente del mondo: il primo ha solo una voce, il secondo firma ordini esecutivi.
Il sostegno ad Abdul El-Sayed nella corsa al Senato del Michigan
Lunedì 2 novembre Springsteen ha appoggiato su Instagram Abdul El-Sayed, medico, ex direttore della sanità pubblica di Detroit e candidato democratico al Senato in Michigan, che sfida l’ex deputato repubblicano Mike Rogers. L’endorsement è arrivato il giorno dopo che la deputata democratica Haley Stevens, rivale di El-Sayed alle primarie, si era schierata con Rogers.
Qui le due cose vanno tenute separate. Il sostegno a un candidato è una scelta di parte, legittima come quella di qualsiasi elettore. L’appello ai funzionari, invece, vale per tutti: chi conta i voti in Michigan deve contarli allo stesso modo, che vinca El-Sayed o vinca Rogers. È questa la parte del messaggio che dovrebbe sottoscrivere anche chi non ascolterebbe mai un disco di Springsteen.
Il tema riguarda anche l’Italia, alleata di Washington. Matteo Salvini ha scelto di non fare gli auguri a Trump per il midterm, dopo averlo sostenuto nel 2024. Il governo italiano, qualunque sia la simpatia dei suoi ministri, ha un solo dovere in queste ore: riconoscere il risultato che uscirà dalle urne e, se servirà, dai tribunali americani.
Cosa succede dopo la chiusura dei seggi del midterm
Dopo la chiusura dei seggi, nella notte italiana tra il 3 e il 4 novembre 2026, gli Stati contano le schede, comprese quelle arrivate per posta, e nelle settimane successive certificano i risultati; il nuovo Congresso si insedierà il 3 gennaio 2027. In palio ci sono tutti i 435 seggi della Camera dei rappresentanti e 35 seggi del Senato.

Saranno i funzionari a cui ha parlato Springsteen a gestire ogni passaggio: lo spoglio, i riconteggi dove il margine è stretto, la firma sui verbali. Il loro compito è contare ogni voto valido e non piegarsi a pressioni di nessuno, da qualunque ufficio arrivino. I giudici federali hanno già tracciato il confine. Ora tocca a chi ha giurato rispettarlo, scheda dopo scheda, fino alla certificazione.
Come abbiamo lavorato
- Abbiamo consultato 3 documenti e fonti ufficiali, elencati in fondo all’articolo.
- Distinguiamo i fatti accertati da quello che è solo sostenuto dalle parti, e lo diciamo nel testo.
- Ultimo aggiornamento: 3 novembre 2026, ore 17:07.
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Fonti
- The White House (2025). Executive Order 14248, Preserving and Protecting the Integrity of American Elections.
- The White House (2026). Executive Order 14399, Ensuring Citizenship Verification and Integrity in Federal Elections.
- Congress.gov, Constitution Annotated. Article II, Section 1, Clause 8: Oath of Office for the Presidency.





