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Si fa sempre più strada l’ipotesi nucleare in Italia. Cerchiamo di capire nello specifico cosa spaventa gli italiani e perché.
Stiamo vivendo una crisi energetica pesantissima, che sta portando un po’ tutti i governi del mondo a fare delle riflessioni diverse per quanto concerne il futuro. In particolare l’Italia è uno di quei paesi che più di tutti sta cercando di capire come raggiungere in futuro una certa autonomia da questo punto di vista. Tra le ipotesi vagliate con forza dal Governo c’è quella del nucleare, un leitmotiv da anni e anni per tutti noi.
A questo punto viene spontaneo chiedersi: perché in Italia non si è mai fatto niente in tal senso e c’è così tanta paura? Essenzialmente uno dei motivi principali è dato dal caso Chernobyl. Il disastro del 1986 accese così tanto in negativo i riflettori sulla questione da mandare l’intero Paese nel panico. D’altronde nel 1987 arrivarono 3 referendum sulla questione che misero definitivamente la parola fine al nucleare in Italia.
Il disastro Fukushima
Come se non bastasse, nel giugno del 2011, un altro referendum sul nucleare fu sonoramente bocciato dagli italiani con il 94% di preferenze contrarie. Anche in quel frangente l’opinione pubblica fu pesantemente influenzata dal fatto che appena 3 mesi prima, a causa di un terremoto, la centrale di Fukushima aveva dato vita ad un disastro senza precedenti. Quello giapponese insieme a Chernobyl, sono gli unici incidenti classificati di livello 7 nella scala INES.
Fortunatamente, a differenza del disastro ucraino, in terra nipponica non vi fu alcun incendio con dispersione di radionuclidi i atmosfera. Nonostante ciò vi fu comunque un enorme rilascio di sostanze radioattive nell’oceano Pacifico. A spaventare gli italiani c’è poi un altro elemento che lega questi 2 disastri. Entrambi, infatti, erano evitabili e sono avvenuti per errori umani.
Le paure degli italiani
Ancora oggi un sondaggio portato avanti dall’istituto di ricerca Youtrend per Green & Blue, ha evidenziato che il 47% degli italiani ha paura delle scorie radioattive e il 42% teme possibili incidenti. Attualmente l’Italia, effettivamente, è sprovvista di un deposito nazionale definitivo per i rifiuti radioattivi e c’è l’ansia soprattutto per un possibile inquinamento della nostra terra.
D’altronde quello che è stato fatto con la Terra dei fuochi è sotto gli occhi di tutti. L’Italia ha un problema che in altri Paesi o non c’è o ha meno incidenza: le mafie. Il nostro Paese ha all’interno un vero e proprio stato nello stato che potrebbe vedere in questa nuova energia una ghiotta opportunità per guadagnarci. In Italia, la percezione generale è quella di una certa mancanza di fiducia nei confronti delle istituzioni nel gestire un qualcosa come il nucleare, che ha bisogno dei massimi standard di sicurezza.
Come si muoverà il Governo e perché non ci vuole il referendum
Per quanto riguarda i movimenti di questo Governo, al momento si pensa ad una nuova legge che non andrà in contrasto con l’esito del referendum del 1987 e del 2011. All’epoca furono semplicemente cancellate le norme del momento, ma in Costituzione non c’è un divieto specifico, quindi l’Esecutivo potrà tranquillamente andare avanti per la sua strada.
Non è quindi obbligatorio un referendum, la legge può passare tranquillamente attraverso le 2 camere, allo stesso tempo però, in seguito, l’opposizione, un comitato di cittadini o le Regioni, potrebbero comunque chiedere un referendum. A tal proposito però il ministro Fratin si è detto fiducioso di riuscire a spiegare ai cittadini la validità di tale progetto.




