Anche in vista dell’estate 2026, il mondo si prepara a fare i conti con El Niño, l’ormai famoso fenomeno che conduce ad un aumento delle temperature e ad eventi estremi. L’Onu dirama un primo allarme.
Durante la scorsa settimana, abbiamo avuto un primo assaggio di temperature elevate, con picchi superiori ai 35° nelle giornate di martedì e mercoledì. Attualmente il clima è più fresco, e non sono mancate le piogge ed i temporali, come testimoniato dal caos che si è generato a Roma. Tuttavia, per le prossime settimane, è atteso il ritorno del caldo, e sarà nuovamente El Niño il grande protagonista dei mesi estivi.
Gli esperti ne parlano ormai da diversi mesi, ed anche l’Onu, mediante l’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) ha dato una conferma. Il fenomeno climatico che porterà ad innalzare le temperature globali e favorirà eventi estremi sarà presente anche durante il 2026, ed è probabile all’80% che possa formarsi tra poco. Inoltre, esiste un bel 90% di probabilità che possa durare sino al mese di novembre, risultando dunque più intenso rispetto al passato. Potrebbe addirittura essere il più intenso del secolo in corso, ed alcuni lo hanno già soprannominato il Super El Niño. La situazione non è affatto tranquilla, come segnalato da uno dei principali esperti del settore.
El Niño, cosa c’è da sapere in vista della rovente estate
Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, ha lanciato l’allarme in merito all’avvento di El Niño, affermando: “Il mondo deve considerare tale fenomeno come un urgente allarme climatico“. Secondo le stime più recenti, il ritorno di questo evento sarà di intensità quantomeno moderata, e c’è il rischio che possa presto trasformarsi potenzialmente forte. Ma di cosa parliamo esattamente quando facciamo riferimento ad El Niño? Esso è un fenomeno climatico, che si genera solitamente ogni due-sette anni, e che parte dalle acque dell’Oceano Pacifico.
In buona sostanza, la zona delle acque equatoriale centro-orientale, vanno a riscaldarsi in maniera anormale, e ciò si verifica nel momento in cui i venti alisei perdono potenza, spingendo l’acqua calda di Asia ed Australia verso l’Ecuador ed il Perù. In seguito, avviene un rilascio di vapore e di calore nell’aria, così da alimentare l’incremento di temperature sul pianeta, ma anche i fenomeni estremi si verificano con incidenza maggiore. Stando agli ultimi dati, le acque dell’Oceano Pacifico si sarebbero già riscaldate di 6° rispetto alla media primaverile, e secondo l’Omm, i prossimi potrebbero essere i mesi più caldi di sempre. L’allarme è in costante crescita.



