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Ad Halloween Santo Stefano di Cadore, in provincia di Belluno, si divide lungo la stessa strada. Oggi, sabato 31 ottobre 2026, dalle 16, il Bar 2000 di via Nazionale a Campolongo, frazione del comune del Comelico, offre caramelle e gelato ai bambini che non festeggiano la notte delle zucche e un premio in denaro a chi recita una preghiera ai Santi. A poche decine di metri c’è la vetrina accusata di blasfemia.
La titolare del bar, Gallia Halyna, ha chiamato l’iniziativa Festa di tutti i Santi e l’ha annunciata con una locandina appesa al locale, poi rimbalzata sui social ben oltre la valle. Per i genitori c’è un aperitivo. Sulla sua pagina Facebook Halyna scrive di voler «premiare i bambini che in questi giorni si ricordano dei nostri Santi». Sul premio è stata ancora più concreta: con quei soldi, ha spiegato, i bambini domenica potranno andare alle giostre.
Al Bar 2000 la festa dei Santi promette un premio in denaro a chi prega
Il Bar 2000 di Campolongo dà caramelle e gelato a tutti i bambini che si presentano oggi pomeriggio e un piccolo premio in denaro solo a quelli che recitano una preghiera ai Santi. La condizione è chiara: la moneta arriva dopo la preghiera.
Un bar è un’impresa privata e la sua titolare può organizzare la festa che vuole, anche religiosa. Chi invoca lo Stato laico per fermarla sbaglia indirizzo: la laicità obbliga le istituzioni pubbliche a restare neutrali, non obbliga un esercente a tenere per sé la propria fede. Un’iniziativa legittima, però, può essere lo stesso un’idea sbagliata. E questa lo è.
Pagare un bambino perché preghi trasforma la preghiera in una prestazione con tariffa. Il bambino impara che il gesto vale per quello che rende. E il bambino di un’altra fede, o di una famiglia che non prega, esce dallo stesso bar con il gelato ma senza la moneta. Chi dice di difendere la tradizione cristiana dal consumismo finisce per usare proprio lo strumento del consumismo: il denaro come incentivo.
Chi è Gallia Halyna, la barista che da anni combatte Halloween
Gallia Halyna gestisce il Bar 2000 di via Nazionale ed è presidente di un’associazione del terzo settore, cioè un ente senza scopo di lucro, che si chiama La Vita è un dono di Dio. Da anni porta avanti, soprattutto sui social, una campagna contro la festa del 31 ottobre.
La festa di oggi, quindi, non nasce dal nulla. Arriva però mentre il paese è diviso già da una settimana per una vetrina, e a pochi passi da quella vetrina. Un’alternativa alla notte delle zucche sarebbe stata una proposta. Messa lì, diventa una risposta.
La vetrina di Mauro Pomarè è finita sotto accusa e poi davanti alle telecamere Rai
Mauro Pomarè, titolare di un negozio in via Nazionale a Campolongo, ha allestito come ogni stagione la sua vetrina, questa volta con foglie secche, zucche intagliate e figure di Halloween. Alcuni cittadini l’hanno accusata di essere blasfema e diabolica. Qualcuno è andato a dirglielo in faccia, dentro il negozio.
Il commerciante ha risposto con un video su Facebook di circa un quarto d’ora, girato davanti agli addobbi, con in mano i fogli degli appunti. «Sono cattolico e ci tengo a ribadirlo per evitare fraintendimenti», ha detto. Ha spiegato di essersi ispirato a una tradizione celtica e di voler soltanto tenere vivo il centro del paese. Nei giorni dopo a Campolongo sono arrivate le troupe della Rai.
Per il codice penale la blasfemia richiede parole oltraggiose, non zucche
L’articolo 724 del codice penale punisce chi «pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità». La pena è una sanzione amministrativa da 51 a 309 euro: non è nemmeno un reato, è un illecito che si paga come una multa. Servono parole, e devono essere rivolte contro Dio.
Un tempo la norma proteggeva anche «i simboli o le persone venerati nella religione dello Stato». Quelle parole non ci sono più: le ha cancellate la Corte costituzionale con la sentenza n. 440 del 18 ottobre 1995, perché proteggevano una sola religione. L’altro articolo che si sente citare, il 403, punisce chi offende in pubblico una confessione religiosa insultando chi la professa, con una multa da 1.000 a 5.000 euro. Anche in questo caso serve un’offesa a persone di fede.
Una zucca in vetrina non è una bestemmia.

Non lo è per la legge e nemmeno per il buon senso: una vetrina che non dice una parola contro Dio e non offende nessun credente non rientra in nessuna delle due norme. Sull’accusa di blasfemia Pomarè ha ragione, e chi l’ha accusato ha torto.
Il sindaco ha giudicato la festa senza aver visto la vetrina
Interpellato sul caso, il sindaco di Santo Stefano di Cadore ha detto che «blasfema è di per sé la festa, se si inneggia al satanismo». Nella stessa occasione ha ammesso: «Non entro nel merito della vetrina, anche perché non l’ho vista». Ha aggiunto che per lui Halloween è una festa commerciale, che i bambini prendono come una carnevalata.
Le due frasi non stanno insieme. Una festa non può essere allo stesso tempo una carnevalata per bambini e una cosa blasfema. E chi guida un comune non accosta la parola blasfemia a un commerciante del paese sotto attacco senza aver guardato la sua vetrina. Il sindaco rappresenta anche Pomarè, che tiene accesa una luce in una frazione di montagna. Gli deve una parola chiara: la vetrina è legittima e il negozio va lasciato lavorare in pace.
La parrocchia di San Giacomo si è schierata con il commerciante
La parrocchia di San Giacomo, quella del posto, ha difeso Pomarè, e anche dalla Camera di commercio è arrivata solidarietà al negoziante. I cattolici del paese, insomma, non vedono il diavolo in quelle zucche.
C’è un dettaglio che chiude la discussione meglio di qualsiasi articolo di legge. Nella vicina parrocchia di Santo Stefano, il 31 ottobre, si festeggia un compleanno in canonica e i bambini ci vanno vestiti da Halloween, con tanto di foto pubblicata poi sul bollettino parrocchiale. Se la festa delle zucche entra nella casa del parroco, non minaccia la fede di nessuno.
Sulla stessa strada restano due iniziative private, una commerciale e una religiosa, ed entrambe hanno il diritto di esistere. Solo una, però, chiede ai bambini di guadagnarsi qualcosa con la preghiera. La festa al Bar 2000 comincia oggi alle 16. Domani, domenica 1 novembre, è Ognissanti, la festa che Halyna dice di voler difendere, e lunedì 2 novembre si ricordano i defunti.
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- Ultimo aggiornamento: 31 ottobre 2026, ore 17:34.
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Fonti
- Codice penale, art. 724. Bestemmia e manifestazioni oltraggiose verso i defunti (testo vigente).
- Codice penale, art. 403. Offese a una confessione religiosa mediante vilipendio di persone (testo vigente).
- Corte costituzionale (1995). Sentenza n. 440 del 18 ottobre 1995 sull’articolo 724 del codice penale.





