In Italia c’è carenza di pediatri: ne mancano ben 500, al Nord la situazione è fuori controllo

Secondo i più recenti dati Gimbe, in Italia mancherebbero ben 500 pediatri, con le più gravi carenze nel Nord del paese.

Redattore senior

Laureato in scienze della comunicazione, sono giornalista pubblicista dal 2022, mi occupo di diverse tematiche e credo profondamente nel potere della comunicazione e del giornalismo.

Che l’Italia attraversi un periodo complesso sotto diversi punti di vista è sotto gli occhi di tutti, ed ora c’è anche la mancanza di pediatri ad alimentare le preoccupazioni. I dati più recenti sono allarmanti.

L’allarme sanità in Italia riguarda anche professionisti come i pediatri, fondamentali per la cura dei nostri bambini. Secondo i più recenti dati Gimbe, in Italia ne mancherebbero ben 500. La maggior parte delle carenze si registrano al Nord Italia, in Lombardia, Piemonte e Veneto, per l’80% del numero totale. La sopracitata fondazione ha fatto sapere che in molte zone del nostro paese si registrano addirittura oltre 1.000 paziente per ogni singolo pediatra, oltre i limiti massimi consentiti.

In base a quanto reso noto, anche se si tratta ancora di stime, ben 1.547 pediatri andranno in pensione nel 2029, una data che non è poi così lontana in calendario, ed il ricambio generazionale è attualmente un bel punto di domanda. Stando ai dati attuali, il governo vuole introdurre un’assistenza pediatrica sino ai 18 ani, ma ciò richiede l’assunzione di oltre 3.500 nuovi professionisti per garantire a tutti una copertura adeguata. Al momento, dunque, la situazione è molto delicata, e non ci sono certezze su un eventuale miglioramento delle condizioni in chiave futura.

Pediatri, è allarme in Italia per il sottonumero di professionisti

Il numero di pediatri è ormai insufficiente in Italia, ed in molte zone del paese, secondo la fondazione Gimbe, si registrano delle criticità ricorrenti. Ad esempio, tra di esse vengono segnalate le procedure, che risultano essere troppo complesse, ma anche le risposte spesso tardive delle ASL. A far spavento è il numero troppo alto di assistiti in diverse aree geografiche del paese, a tal punto che, per alcune famiglie, è diventata un’impresa riuscire ad iscrivere il proprio figlio ad un pediatra. Questi le criticità più frequenti sottolineate da Nino Cartabellotta, il presidente della fondazione Gimbe.

Cartabellotta ha poi aggiunto: “Ci sono forti disagi e questa situazione rischia di provocare la compromissione della continuità di assistenza pediatrica, soprattutto per i bambini più piccoli e per quelli più fragili“. Stando ai dati Istat risalenti al primo gennaio del 2025, i bambini nella fascia 0-5 anni con iscrizione obbligatoria al pediatra erano 2,4 milioni, mentre erano più di 4 milioni i minori di età compresa tra i 6 ed i 13 anni. A parere di Cartabellotta, non è bene farsi ingannare dal calo demografico, in relazione alla diminuzione del numero dei pediatri: “La riduzione della popolazione 0-5 anni ha determinato una contrazione del fabbisogno teorico di pediatri di circa 500 unità nel periodo indicato. Il calo demografico, tuttavia, non si traduce in una repentina riduzione proporzionale del carico assistenziale“.

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