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Con la sentenza n. 190, depositata a Roma il 6 novembre 2026, la Corte costituzionale ha stabilito che sul caso Almasri il tribunale dei ministri doveva spiegare perché Giusi Bartolozzi non fosse concorrente nei reati contestati al ministro. Bartolozzi è l’ex capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Per le presunte false dichiarazioni, invece, la Procura di Roma può andare avanti senza il permesso della Camera.
Il ricorso era partito dalla Camera dei deputati, che aveva sollevato un conflitto di attribuzione. È lo strumento con cui un potere dello Stato accusa un altro di aver invaso le sue competenze. Il bersaglio erano il Collegio per i reati ministeriali del Tribunale di Roma, cioè il tribunale dei ministri, e la Procura della Repubblica. Secondo Montecitorio, per portare Bartolozzi davanti a un giudice serviva la stessa autorizzazione chiesta per i ministri. La Consulta gli ha dato ragione solo in parte. Sul punto decisivo ha detto di no.
Lo scudo dei ministri non copre chi lavora per loro.
La Corte costituzionale esclude l’autorizzazione della Camera per le false dichiarazioni
La Corte costituzionale ha stabilito che il tribunale dei ministri e la Procura di Roma non dovevano chiedere alla Camera l’autorizzazione a procedere contro Giusi Bartolozzi per le dichiarazioni che l’accusa ritiene false, rese davanti al tribunale stesso nell’audizione del 31 marzo 2025. Nella sentenza 6 novembre 2026, n. 190 la Corte, presieduta da Giovanni Amoroso, con i giudici Francesco Viganò e Luca Antonini come redattori, spiega il perché. Le regole sui reati ministeriali sono speciali e l’autorizzazione esiste per proteggere l’azione di governo. Per questo non si possono allargare per analogia.
Il ragionamento è netto e lo condividiamo per intero. L’autorizzazione serve a evitare che un giudice blocchi una scelta politica di un ministro. Non può diventare un ombrello per chi, chiamato da un tribunale a raccontare cosa è successo, è accusato di non aver detto il vero. La maggioranza ha perso proprio la parte del ricorso che contava.
Il tribunale dei ministri dovrà motivare perché ha escluso il concorso
Secondo la Consulta, il tribunale dei ministri di Roma doveva mettere per iscritto perché non riteneva Giusi Bartolozzi concorrente nei reati attribuiti a Nordio. La Procura di Roma glielo aveva chiesto in modo esplicito: considerare quella condotta un concorso nei reati del ministro oppure, in alternativa, un caso di false dichiarazioni. Se il tribunale avesse scelto il concorso, avrebbe dovuto chiedere alla Camera l’autorizzazione anche per lei.
La Procura, aggiunge la Corte, doveva poi comunicare alla Camera le valutazioni del tribunale. Così Montecitorio avrebbe potuto contestarle con un nuovo conflitto, se le avesse ritenute lesive delle sue prerogative. Su questo la Camera ha ragione: una decisione che tocca le competenze di un potere dello Stato va motivata, e i giudici non fanno eccezione. Nel ricorso la Camera parlava di un «salto di consequenzialità logico-giuridica». Da una parte il tribunale aveva descritto il ruolo di Bartolozzi come «centrale o comunque comprimario». Dall’altra non ne aveva tenuto conto quando ha valutato il concorso. Per difendere l’ex capo di gabinetto, insomma, la Camera ha dovuto sostenere che nella vicenda avesse avuto un ruolo da protagonista.
Chi è Giusi Bartolozzi, l’ex capo di gabinetto del ministro Nordio
Giusi Bartolozzi è una magistrata. È stata deputata di Forza Italia nella scorsa legislatura e poi capo di gabinetto di Carlo Nordio al ministero della Giustizia, in via Arenula. Ha lasciato l’incarico dopo il referendum sulla riforma della giustizia della primavera 2026, che il governo ha perso. Oggi è imputata a Roma per false informazioni al pubblico ministero.
Il tribunale dei ministri ha definito «mendaci» e «inattendibili» le sue dichiarazioni sul caso Almasri, e per questo ha trasmesso gli atti alla Procura ordinaria. Resta il giudizio di un collegio che indagava, non una sentenza. Fino a una condanna definitiva Bartolozzi è innocente, ed è giusto ricordarlo proprio mentre la sentenza le toglie l’ombrello della Camera.
Il caso Almasri, dall’arresto a Torino al no della Camera sui tre ministri
Il caso Almasri comincia il 19 gennaio 2025, quando a Torino viene arrestato Osama Almasri Njeem, generale libico ricercato dalla Corte penale internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità. Il 21 gennaio era già libero, rimpatriato a Tripoli con un volo di Stato. Il tribunale dei ministri ha poi chiesto di processare il ministro Nordio, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. Il 9 ottobre 2025 la Camera ha negato l’autorizzazione per tutti e tre.
Caso Almasri, dall'arresto del generale alla sentenza su Bartolozzi
- La polizia arresta a Torino il generale libico Osama Almasri, ricercato dalla Corte penale internazionale
- Almasri viene liberato e rimpatriato a Tripoli con un volo di Stato
- Giusi Bartolozzi viene sentita dal tribunale dei ministri: per l'accusa le sue dichiarazioni sono false
- La Camera nega l'autorizzazione a procedere per Nordio, Piantedosi e Mantovano
- La Corte costituzionale, sentenza 190: per Bartolozzi non serve l'autorizzazione della Camera
I numeri di questa storia si leggono in fila. Il generale è rimasto in carcere due giorni. Per tre membri del governo la Camera ha votato no. A diciannove mesi dall’audizione, l’unica persona che ha davanti un giudice è una collaboratrice del ministro.

Per i lettori il problema sono i vertici del ministero della Giustizia
Chi ha commentato la notizia se la prende soprattutto con il governo: il 38 per cento dei commenti analizzati accusa l’esecutivo nel suo insieme. Una parte non piccola pensa che a pagare saranno solo i pesci piccoli. È una rabbia che poggia su un fatto vero: i ministri sono stati protetti da un voto politico, la loro collaboratrice no.
Cosa pensano i lettori: Caso Almasri e Giusi Bartolozzi
Abbiamo letto e classificato uno per uno 26 commenti pubblici. Ogni commento conta una volta sola.
- Governo corrotto, ora paghino tutti38%
- Coppia Bartolozzi compromessa, carcere meritato27%
- Pesci piccoli, i veri responsabili impuniti12%
- Dopo il referendum dovevano dimettersi4%
- Fuori tema o senza opinione19%
Le tesi più sostenute
- 15%Bartolozzi e il marito meritano carcere e condanna
- 12%Questo governo è pieno di indagati, un club di inquisiti
- 12%Bartolozzi è un pesce piccolo, i vertici resteranno impuniti
Le convinzioni dei lettori, verificate
- Falso
Per processare Bartolozzi per false dichiarazioni serviva l'autorizzazione della Camera
La Corte costituzionale ha escluso l'obbligo di chiedere l'autorizzazione per le dichiarazioni rese il 31 marzo 2025. Il tribunale doveva solo motivare perché non l'ha ritenuta concorrente nei reati del ministro.
Fonte: Corte costituzionale, sentenza 6 novembre 2026, n. 190
- Non verificabile
Bartolozzi è stata fotografata a cena con Delmastro in un locale aperto in società con un prestanome di mafiosi
Negli atti ufficiali consultati non abbiamo trovato documenti che confermino l'episodio. Senza un atto, l'affermazione non si può dare per accertata.
Fonte: Nessun atto ufficiale reperito
- Non verificabile
Il marito di Bartolozzi è stato arrestato per tangenti
Non abbiamo trovato provvedimenti o comunicati ufficiali che confermino un arresto. La sentenza della Consulta riguarda solo la posizione di Bartolozzi.
Fonte: Nessun atto ufficiale reperito
Come abbiamo fatto lo studio
Commenti pubblici sotto i post Facebook di ANSA.it, Corriere della Sera, La Stampa. Un sistema di intelligenza artificiale ha assegnato ogni commento a una sola categoria; le percentuali le calcoliamo noi sul totale. Nessun commento è citato o attribuito.
Due voci che circolano tra i lettori, però, non trovano conferma negli atti ufficiali. Una riguarda una cena con il sottosegretario Andrea Delmastro, l’altra un presunto arresto del marito di Bartolozzi. Su questi punti non abbiamo trovato documenti, e un’accusa senza documenti non diventa vera perché viene ripetuta. Per criticare il caso Almasri bastano gli atti.
Il processo per false informazioni al pm riprende il 28 gennaio 2027
Il processo a Roma contro l’ex capo di gabinetto era stato sospeso in attesa della Corte costituzionale e ha la prossima udienza il 28 gennaio 2027. Prima di allora la Procura deve trasmettere alla Camera le valutazioni del tribunale dei ministri sul mancato concorso. A quel punto Montecitorio potrà decidere se aprire un nuovo conflitto.
Quel passaggio è legittimo, ma ha un limite. Un secondo ricorso usato per allungare i tempi di un processo per false dichiarazioni sarebbe un uso improprio di uno strumento costituzionale. E il ministro Nordio, che ha scelto Bartolozzi come capo del suo gabinetto, deve riferire in Parlamento sul ruolo del suo ufficio nella liberazione di Almasri. Gli elettori hanno il diritto di sapere chi ha deciso cosa, non solo chi è finito in aula.

Ora i passaggi sono tre: la Procura informa la Camera, la Camera decide se ricorrere di nuovo alla Consulta, il Tribunale di Roma riprende il processo a fine gennaio. La sentenza 190 ha già fissato una regola: davanti a un giudice, chi lavora con un ministro risponde come ogni altro cittadino.
Come abbiamo lavorato
- Abbiamo consultato un documento ufficiale, citato in fondo all’articolo.
- Abbiamo letto e classificato 26 commenti pubblici dei lettori per capire dubbi e domande a cui rispondere.
- Distinguiamo i fatti accertati da quello che è solo sostenuto dalle parti, e lo diciamo nel testo.
- Ultimo aggiornamento: 6 novembre 2026, ore 13:06.
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