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Il Senato chiede alla Corte costituzionale di annullare la richiesta di processo per truffa aggravata all’Inps contro Daniela Santanchè, senatrice di Fratelli d’Italia ed ex ministra del Turismo. La Camera lo appoggia. Il Senato aveva già seguito la stessa strada per l’ex senatore Carlo Giovanardi. Il Fatto Quotidiano ha dato la notizia oggi, 5 novembre 2026. Al centro ci sono le email e gli audio che la Procura di Milano ha usato nell’inchiesta sulla cassa integrazione Covid di Visibilia.
La Procura accusa Santanchè e altri imputati, tra cui il compagno Dimitri Kunz, di aver ottenuto senza averne diritto la cassa integrazione in deroga tra maggio 2020 e febbraio 2022. I soldi riguardavano i dipendenti di Visibilia Editore spa e Visibilia Concessionaria srl, società in cui lei ha avuto cariche amministrative. Secondo i pm, 13 lavoratori risultavano in cassa a zero ore a loro insaputa e intanto continuavano a lavorare. L’Inps avrebbe così pagato oltre 126mila euro. Santanchè respinge le accuse. È imputata, non condannata: resta innocente fino a sentenza definitiva.
Il reato contestato è quello dell’articolo 640-bis del codice penale: la truffa aggravata per ottenere soldi pubblici. In pratica, denaro dello Stato pensato per chi durante la pandemia era rimasto senza lavoro. Santanchè si è dimessa da ministra il 25 marzo 2026, dopo che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni le aveva chiesto pubblicamente di farlo. Nel lasciare l’incarico ha detto di essere «abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri».
Il Senato vuole cancellare la richiesta di rinvio a giudizio per Santanchè
Il Senato chiede alla Consulta di dichiarare nulli tutti gli atti della Procura di Milano basati sulle email e sulle registrazioni della senatrice, a partire dalla richiesta di rinvio a giudizio del 2 maggio 2024. La richiesta è riportata nell’ordinanza della Corte costituzionale n. 94 del 2026. Lo strumento si chiama conflitto di attribuzione: è il ricorso con cui un potere dello Stato accusa un altro di avergli tolto una competenza.
I passaggi sono messi in fila negli atti. L’inchiesta su Santanchè è iscritta dal 21 settembre 2023. Nel settembre 2025 l’Aula del Senato ha approvato la proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. Il ricorso è stato depositato il 30 gennaio 2026. Il 4 maggio 2026 la Corte lo ha dichiarato ammissibile: è solo un primo filtro e non dice ancora chi ha ragione. La Corte ha anche ordinato di notificarlo alla Camera, perché i due rami del Parlamento hanno la stessa posizione sulla questione. Adesso la Camera si è schierata con Palazzo Madama.
Caso Visibilia, la truffa all'Inps e il ricorso del Senato
- La Procura di Milano iscrive Daniela Santanchè nell'inchiesta sulla cassa integrazione Covid di Visibilia
- I pm di Milano chiedono il rinvio a giudizio di Santanchè per truffa aggravata all'Inps
- Il Senato deposita alla Consulta il ricorso per conflitto di attribuzione contro la Procura
- Santanchè si dimette da ministra del Turismo dopo la richiesta di Giorgia Meloni
- La Corte costituzionale dichiara ammissibile il ricorso del Senato
- La gup Tiziana Gueli rinvia l'udienza al 3 febbraio 2027 in attesa della Consulta
- Emerge che la Camera appoggia il Senato nella richiesta di annullare gli atti dei pm
Le prove contestate vengono da una segnalante alla Consob e da un privato
Le email sono arrivate alla Procura il 7 luglio 2023, su una chiavetta USB consegnata da un legale della Consob, che le aveva ricevute da una segnalante. Le registrazioni sono sette colloqui registrati di nascosto da un privato e consegnati l’8 novembre 2023. A cinque di questi colloqui partecipava la senatrice. La Consob è l’autorità che vigila sulla Borsa. Il 22 novembre 2023 la stessa segnalante ha consegnato anche un hard disk. I colloqui vanno dal 27 novembre 2019 al 4 febbraio 2022.
Il Senato si richiama all’articolo 68 della Costituzione. Per intercettare un parlamentare, «in qualsiasi forma», o per sequestrare la sua corrispondenza serve l’autorizzazione della sua Camera. Con la sentenza n. 170 del 2023 sul caso Renzi, la Consulta ha stabilito che anche le email sono corrispondenza. C’è poi un punto che la Procura dovrà chiarire davanti ai giudici costituzionali. In un procedimento parallelo, il 4 agosto 2023, i pm avevano messo da parte le email della senatrice in attesa del permesso del Parlamento. Secondo il Senato, quello che da una parte veniva accantonato, dall’altra veniva acquisito.
Una incoerenza di procedura, se la Corte la riconoscerà, si corregge su quei singoli atti. Non cancella un’accusa. Qui nessun magistrato ha messo sotto controllo il telefono di una senatrice. Una persona ha raccolto delle prove e le ha portate a chi doveva indagare.
L’immunità protegge il mandato, non la cassa integrazione.
L’articolo 68 serve a impedire che i giudici spiino il lavoro di un parlamentare. Non serve a rendere inutilizzabile quello che una segnalante porta all’autorità di vigilanza. Se passa la tesi del Senato, ogni parlamentare che guida un’azienda sarebbe al riparo dalle prove raccolte da chi lavora con lui. Chi denuncia un abuso va protetto, e questa tesi lo lascia solo.

Il caso dell’ex ministro Carlo Giovanardi ha già portato lo stesso argomento alla Consulta
Carlo Giovanardi è un politico modenese con una lunga carriera in Parlamento. È stato ministro per i Rapporti con il Parlamento nei governi Berlusconi e oggi è imputato davanti al Tribunale di Modena in un processo legato alla white list antimafia delle imprese. Il suo nome torna spesso anche per le sue posizioni sulla strage di Ustica.
La sua vicenda spiega perché il Senato insiste. Con la sentenza n. 218 del 2023, la Consulta aveva stabilito che il Senato non poteva proteggere Giovanardi dichiarando gran parte delle sue condotte opinioni espresse da parlamentare. Il 5 dicembre 2024 il Senato ha votato un nuovo conflitto, con 81 sì e 49 astenuti. Riguardava i video girati di nascosto da un privato nel 2014. Il 29 gennaio 2026 la Camera è intervenuta chiedendo di accogliere il ricorso. La sentenza n. 111 del 23 giugno 2026 ha chiuso quel giudizio. Adesso Palazzo Madama usa quel precedente per Santanchè.
Dal 1993 deputati e senatori si processano senza il permesso delle Camere
La legge costituzionale 29 ottobre 1993, n. 3, approvata negli anni di Tangentopoli, ha abolito l’autorizzazione a procedere. Da allora, per processare un parlamentare non serve il via libera della sua Camera. Le Camere devono ancora autorizzare arresti, perquisizioni, intercettazioni e sequestri di corrispondenza. Il processo invece è uguale per tutti.
Il Senato e la Camera hanno torto. Chiedere di annullare la richiesta di processo usando una delle garanzie rimaste vuol dire ottenere di fatto quello che è stato abolito 33 anni fa. L’articolo 3 della Costituzione dice che i cittadini sono uguali davanti alla legge. L’articolo 112 obbliga i pm a esercitare l’azione penale. Nessun imprenditore accusato di una truffa sulla cassa integrazione ha un’assemblea che va alla Consulta per lui. A marzo il governo ha chiesto a Santanchè di fare un passo indietro per responsabilità politica. Il Parlamento oggi le offre uno scudo giudiziario. Le due cose non stanno insieme.
Chi parla di insabbiamento, però, sbaglia su un punto. Nell’ottobre 2025 la giudice ha sospeso il processo e anche la prescrizione, cioè il tempo oltre il quale il reato si estingue. Anche se la Corte desse ragione al Senato, le conseguenze riguarderebbero gli atti basati su quelle prove. La Procura potrebbe comunque chiedere l’autorizzazione a usarle.
Cosa succede ora tra la Consulta e il tribunale di Milano
La giudice dell’udienza preliminare di Milano, Tiziana Gueli, ha rinviato l’udienza al 3 febbraio 2027 in attesa della Corte costituzionale, che non ha ancora reso pubblica la data della decisione di merito. Il caso è seguito dalle pm Maria Giuseppina Gravina e Luigi Luzi.

Santanchè ha anche altri procedimenti. È in corso il processo per il presunto falso in bilancio di Visibilia. Nel filone Ki Group-Bioera, la Procura si prepara a chiedere il processo per bancarotta per 16 persone, tra cui di nuovo l’ex ministra. Se la Consulta darà ragione al Senato, la Procura dovrà chiedere l’autorizzazione e Palazzo Madama dovrà concederla: negarla vorrebbe dire trasformare una garanzia in un salvacondotto. Poi la decisione spetterà alla giudice di Milano.
Davanti al giudice, come tutti gli altri.
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- Ultimo aggiornamento: 5 novembre 2026, ore 09:18.
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Fonti
- Corte costituzionale (2026). Ordinanza n. 94 del 2026, conflitto di attribuzione promosso dal Senato nei confronti della Procura di Milano.
- Gazzetta Ufficiale (2023). Corte costituzionale, sentenza n. 218 del 2023, processo penale a carico di Carlo Amedeo Giovanardi.
- Corte costituzionale (2026). Sentenza 23 giugno 2026, n. 111, conflitto di attribuzione promosso dal Senato sul caso Giovanardi.
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