Fiat, 19 miliardi dallo Stato non sono bastati? All’orizzonte ci sono altri tagli

Fiat prevede dei nuovi tagli e l'Italia trema di nuovo, nonostante i tanti aiuti dati dallo Stato negli ultimi 26 anni.

Direttore

Laureato in Scienze della Comunicazione e Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica presso l’Università Federico II, giornalista pubblicista dal 2017, Antonio comincia a lavorare giovanissimo per Calciomercato.it, la sua passione per i motori però lo porta presto a cambiare rotta e ad approdare a Tuttomotoriweb.it. Negli anni collabora anche con FoxSports.it e Motorsport.com occupandosi di F1, MotoGP, Formula E, SBK, WRC, MXGP, Endurance e Automotive. Dal 2022 è direttore di TuttoMotoriWeb e a partire dal 2026 è direttore di Tuttonotizie.eu.

Fiat prevede dei nuovi tagli e l’Italia trema di nuovo, nonostante i tanti aiuti dati dallo Stato negli ultimi 26 anni.

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Il comparto auto europeo non se la passa benissimo e meno ancora in Italia, dove a causa della crisi le vendite stanno calando. La situazione è disastrosa se rapportata al periodo pre-Covid con perdite di oltre il 20%. Quando si parla di vetture, naturalmente il primo pensiero va sempre a Fiat, che negli anni ha fagocitato praticamente tutti i marchi italiani, salvo rare eccezioni, diventando il principale polo industriale nostrano nella filiera dell’automotive.

I fatti però dicono che Mirafiori continua a non decollare, a poco è servita sinora la 500 Hybrid, così come sembra essere stato nullo l’apporto dei 19 miliardi in aiuti (Dal 2000 ad oggi, secondo ItaliaOggi), che lo Stato ha erogato negli anni al colosso torinese. Nella fabbrica del capoluogo piemontese manca soprattutto una seconda linea di produzione.

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Nel nuovo piano industriale di Stellantis sono previsti 60 miliardi di investimento per nuovi modelli, e il 70% verrà destinato a brand come Fiat, Peugeot, Jeep e Ram. Fiat significa Italia è vero, ma non solo, nei documenti si cita ad esempio Pomigliano, ma come sappiamo bene il colosso torinese produce tantissimo anche in Sudamerica, Serbia, Marocco e Algeria.

Quando sapremo le intenzioni di Fiat per l’Italia

Inoltre, allineandosi alle politiche anche di altre Case costruttrici, sono previsti 6 miliardi di tagli. Questo significa che verranno fatti fuori un po’ di rami secchi, ovvero quegli stabilimenti che hanno una produttività al di sotto delle proprie capacità. Sappiamo bene che alla porta ci sono soprattutto i cinesi, che vorrebbero mettere le mani su alcuni stabilimenti, magari affittandoli per la produzione delle proprie vetture.

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Secondo quanto riportato da TorinoCronaca, una fonte interna a Mirafiori avrebbe rivelato una scarsa reazione del mercato alla Fiat 500 Hybrid, che da previsioni doveva raggiungere le 100.000 vetture prodotte all’anno e al momento è a soli 14.000 esemplari in due mesi. La stima è che si chiuderà il 2026 con circa 70.000 macchine venute fuori dallo stabilimento.

Nei piani Fiat non c’è spazio al momento per una seconda linea produttiva a Mirafiori, anche perché l’investimento sarebbe sicuramente considerevole. Dovrebbe arrivare la nuova 500, ma andrà a sostituire la vecchia quindi per la fabbrica piemontese non dovrebbero arrivare grossi incrementi di produzione. C’è grande attesa a questo punto per giugno, quando Filosa finalmente sarà presente all’audizione in commissione parlamentare. Qui, infatti, potrà essere illustrato con maggiori dettagli il piano che Stellantis ha in mente per l’Italia con i suoi marchi. Bisognerà capire poi anche che fine faranno alcuni marchi nostrani, in particolare Lancia, che da tempo ha un solo modello a listino e naturalmente Maserati, che negli ultimi anni ha conosciuto un crollo verticale.

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