L’Istat rivela l’inquietante dato sulla crisi in Italia: la povertà cresce ed il potere d’acquisto crolla

Secondo i dati Istat, il 16% delle famiglie arriva a fatica a fine mese, ed i salari hanno perso l'8,6% di potere d'acquisto dal 2019.

L’Italia sarà anche in crescita sotto il profilo dell’occupazione, ma il potere d’acquisto, secondo gli ultimi dati Istat, continua a diminuire. Nel frattempo, le famiglie in soglia di povertà sono in aumento.

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Che l’Europa e l’Italia non stiano vivendo un periodo particolarmente florido sotto il profilo economico è ormai un dato di fatto, ed è il raffronto con il passato a far tremare in tal senso. Secondo gli ultimi dati diffusi dalle ultime ore dall’Istat, rispetto al 2019 i salari in Italia hanno perso ben l’8,6% in termini di potere d’acquisto, un vero e proprio salasso. Le pressioni a rialzo sul mercato dei beni energetici, generati dal conflitto in Medio Oriente, e tutto ciò che consegue la crescita dell’inflazione stanno favorendo uno scenario drammatico.

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Tutto ciò provoca anche un rallentamento dei tempi di recupero del potere d’acquisto, ma non è escluso che quest’ultimo, anziché crescere, possa nuovamente diminuire, costringendo i lavoratori a nuove, distruttive sfide quotidiane. L’Istat ha dunque fatto chiarezza nel report annuale, che ha registrato come le retribuzioni contrattuali del 2025 abbiano condotto ad un recupero in termini reali, ma confermando le gravi perdite del potere d’acquisto.

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Dati Istat, il 16% delle famiglie fatica ad arrivare a fine mese

Pur parlando di ceto medio, il 16,1% delle famiglie ha fatto sapere di arrivare alla fine del mese con grandi difficoltà, e l’Istat non mente in tal senso, spiegando quanto segue: “Lo scenario previsto per l’Italia è contraddistinto dalla prevalenza dei rischi di ribassi, ma le stime più recenti dei previsori italiani ed internazionali indicano il mantenimento di un ritmo di crescita che è similare rispetto a quello che si era osservato lo scorso anno“.

Il problema, in chiave 2026, si collega alle incertezze geopolitiche del Medio Oriente, portando all’aumento dei costi dell’energia, così come di quelli dei carburanti, fino a 120 dollari al barile. L’umore dei consumatori è tornato a decrescere, mentre le imprese prefigurano maggiore resilienza. Si parla di un possibile ribasso della crescita del Pil italiano nel 2026, e la Banca d’Italia ed il Ministero dell’Economia e delle Finanze parlano di una crescita del Pil dello 0,5% e dello 0,6% rispettivamente. Drammatico il dato che riguarda la natalità, con ben 6,6 milioni di persone che desiderano un figlio, ma dichiarato di aver dovuto rinunciare per motivi legati alla crisi economica.

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