Una nuova epidemia di Ebola a quanto pare starebbe colpendo il Congo. I medici sono in allerta visto quanto accaduto qualche anno fa.
Il mondo sembra andare letteralmente a rotoli e tra una guerra e l’altra ci si infila anche qualche virus, come la nuova epidemia di ebola certificata dal Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie dell’Africa. In particolare questa piaga si sarebbe concentrata nella zona orientale della Repubblica Democratica del Congo. I casi sospetti sarebbero già 246 e in particolare spaventano i morti, che hanno già raggiunto l’impressionante numero di 65. Di questi quasi sicuramente 4 sono causati da ebola.
L’Institut National de Recherche Biomédicale di Kinshasa, che è la capitale del Paese, hanno già fatto le prime analisi, ed è venuto fuori che il virus era presente su 13 pazienti sui 20 analizzati. Ricordiamo che l’ebola si trasmette attraverso il contatto di fluidi corporei e porta a febbri emorragiche, che non hanno una vera e propria cura e spesso sono letali.
Questa piaga ha già colpito in passato la Repubblica Democratica del Congo dove si è sviluppata un’epidemia tra il 2018 e il 2020 che ha sterminato oltre 2.000 persone. Il focolaio più recente che si era sviluppato nel Paese invece è datato settembre 2025, quindi nemmeno tanti mesi fa.
Come si trasmette e da dove arriva
L’attuale epidemia si sta sviluppando nella provincia di Ituri, al confine con Uganda e Sudan del Sud. Proprio alla luce di tutto questo l’agenzia h deciso di convocare i rappresentanti dei tre Paesi per riuscire a coordinare attività di sorveglianza e contenimento. A tutto ciò prenderà parte anche una delegazione dell’Oms. Dall’esplosione del Covid-19 ogni situazione del genere viene presa sicuramente più seriamente. L’imperativo è sempre lo stesso: contenere il più possibile il virus.
L’ebola è un patogeno naturale che nel tempo si è evoluto. Storicamente i principali serbatoi di questa malattia sono considerati i pipistrelli e il passaggio di specie avviene tramite il contatto diretto con animali infetti e i loro fluidi o frutti parzialmente mangiati. Fortunatamente l’Italia da questo punto di vista è un Paese abbastanza sicuro con dei protocolli di sorveglianza già attivi sul territorio. Solitamente non ci sono casi né qui né in tutta Europa, al massimo qualche operatore sanitario che si era contagiato in Africa poi rimpatriato. Naturalmente la speranza è che in Congo la situazione venga ben tenuta e non si allarghi come qualche anno fa.




