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Alessia Pifferi, la psicologa: "Ha capito che Diana era l'unica persona che poteva avere vicino: ora è sola al mondo"

Alessia Pifferi, la psicologa Alessandra Bramante analizza il comportamento della donna condannata all'ergastolo per la morte della figlioletta Diana

Un documento interessante quello raccolto da Quarto Grado qualche giorno fa. La trasmissione Mediaset ha infatti intervistato Alessandra Bramante, psicologa esperta e consulente esterna dell’avvocato Alessia Pontenani, legale difensore di Alessia Pifferi. Quest’ultima è appena stata condannata all’ergastolo per l’omicidio di Diana, la figlioletta di 18 mesi lasciata morire di stenti. La bambina è rimasta sei giorni da sola nella casa di Milano in cui viveva con la mamma, che si è assentata per trascorrere dei giorni fuori città, lasciando a casa la bambina. L’autopsia sul corpicino della piccola ha determinato che il decesso è avvenuto per disidratazione: senza cibo né acqua, Diana si è spenta piano piano, al termine di una lunga agonia.

Conclusa la lunga fase di indagini che ha caratterizzato questo caso, costellata da ben due perizie psichiatriche sull’imputata, Pifferi ha ricevuto la condanna massima: carcere a vita.
Le parole della psicologa che ora la segue da vicino in carcere ci aprono uno spaccato diverso di Pifferi. Di sicuro, diverso dalla sola e unica narrazione tv che ascoltiamo da mesi.

Alessia Pifferi psicologa
La piccola Diana, spirata a 18 mesi in casa: lasciata sola per sei giorni, la bimba è morta di fame e sete

Alessia Pifferi, la psicologa Alessandra Bramante: "Sciopero della fame? No, è una situazione depressiva. Ha capito di essere sola al mondo"

Noi siamo degli esseri umani. A volte succedono e facciamo cose che sono terribili, ma rimaniamo comunque degli esseri umani, che sono degni di essere aiutati e supportati nei momenti di difficoltà”, afferma Bramante. Sullo sciopero della fame che Pifferi avrebbe condotto qualche giorno fa, la psicologa dice: “Credo che lei non sia in grado di pensare allo sciopero, ma che la sua sia una situazione depressiva, reattiva anche a un processo che è stato molto pesante da vari punti di vista. Perché lei sapeva già di essere una donna sola, ed ora penso che, con questo processo, ha capito di essere sola al mondo. E forse avrà capito che quella bambina era forse l’unica persona che avrebbe potuto avere vicino, e che non ce l’ha più, per colpa sua”.

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