Il disastro della rivoluzione digitale: l’intelligenza artificiale ha già tagliato mezzo milione di posti di lavoro

In base alle analisi più recenti, l'intelligenza artificiale ha già prodotto la perdita di mezzo milione di posizioni lavorative.

Redattore senior

Laureato in scienze della comunicazione, sono giornalista pubblicista dal 2022, mi occupo di diverse tematiche e credo profondamente nel potere della comunicazione e del giornalismo.

Si continua a parlare con insistenza dell’impatto che l’intelligenza artificiale ha avuto sul fronte del mondo del lavoro. Secondo un recente report, sono già andati perduti ben mezzo milione di posti.

Il mondo del lavoro sta cambiando, frutto di nuove dinamiche e di una rivoluzione digitale che porta con sé più dolori che gioie. Secondo l’analisi fornita dall’International Labour Organization, che è stata ripresa dal “Consumers’ Forum“, il 25% dell’occupazione globale è potenzialmente esposta all’automazione, tramite l’utilizzo dell’IA. Inoltre, negli ultimi tre anni, circa 425.000 lavoratori hanno perso il loro posto per via degli effetti introdotti dalle nuove tecnologie.

Inoltre, va purtroppo segnalato come l’Europa sia uno dei centri mondiali in cui l’intelligenza artificiale abbia avuto l’impatto più devastante, con circa 142.000 esuberi. L’analisi sottolinea come le maggiori perdite di posti di lavoro si verificano nei paesi ad alto reddito, dove la percentuale di posizioni ad alto rischio raggiunge la bellezza del 34%. Le professioni più minacciate sono quelle che comprendono attività ripetitive, oltre che quelle in cui c’è un elevato utilizzo di componenti digitali e testuali facili da automatizzare.

Intelligenza artificiale, i settori lavorativi più a rischio

L’intelligenza artificiale mette a rischio un gran numero di professioni, tra cui le operazioni di call center e customer care, così come il lavoro di impiegati postali e bancari, così come le attività di traduzione e gestione delle casse. Ci sono poi delle discussioni che riguardano la sostenibilità ambientale attorno all’IA. L’International Energy Agency ha ammonito affermando che il consumo globale di elettricità dei data center potrebbe raddoppiare già entro il 2030. Nello specifico, si alzerà dai 415 terawattora a 945, un valore pari al 3% del fabbisogno elettrico mondiale. Il Consumers’ Forum ha poi fatto sapere che i data center che si occupano di generare l’IA stanno provocando grandi emissioni di gas serra, per valori compresi tra il 2,5% ed il 3,7%, e sono previsti ulteriori picchi di crescita considerando lo sviluppo della tecnologia.

Guardando ai colossi del pianeta, c’è chi come Jeff Bezos, vale a dire il fondatore di Amazon, crede che l’intelligenza artificiale non possa mettere a rischio una grande quantità di posti di lavoro. Tuttavia, molte autorità ed anche Papa Leone XIV la vedono in un altro modo, sottolineando alcuni interrogativi sul futuro di questa transizione, che rischia di provocare gravi pericoli al mercato del lavoro. L’IA spazzerà via milioni di posti di lavoro? Questo ce lo dirà solamente il tempo, ma è ovvio che i dati che stanno emergendo non possono far ben sperare, in un periodo già molto critico sul fronte lavorativo.

Tag:Intelligenza Artificiale