Di recente i politici nostrani hanno cominciato ad usare sempre più spesso l’AI per la propria campagna elettorale. Vediamo perché può essere sbagliato.
Basta girare sui social, sui profili dei principali partiti italiani (sia di destra che di sinistra), per imbattersi in video e immagini che non sono propriamente corrispondenti al vero. Il deepfake, infatti, va sempre di più per la maggiore e crea un problema bello grosso che potrebbe allargarsi in futuro, ma facciamo un po’ di chiarezza.
La parola deepfake nasce nel 2017 e sta ad indicare una tecnica per la sintesi dell’immagine umana fondata sull’AI, che permette di sovrapporre immagini e video esistenti con video e immagini originali. In pratica, avete presente quando vedete il politico di turno con in mano un cartello dove si auto-accusa di qualcosa? Ecco quello è deepfake.
Il problema però risiede nel fatto che stiamo vivendo un momento di passaggio e mutamento tecnologico. L’AI sta prendendo piede in questi mesi nel nostro Paese e non tutti hanno gli strumenti adatti per riuscire a dividere la realtà dalla finzione. Capita così che alcuni elettori confondano le cose alimentando un clima d’odio che non fa bene al Paese e soprattutto non giova al dibattito politico.
Come scovare il deepfake
Questo crea una serie di reazioni a catena indicibili. Per prima cosa c’è il fenomeno del Liar’s Dividend (Il dividendo del bugiardo), ovvero la linea tra realtà e finzione viene abbattuta e anche il politico colto in flagranza di un reato può difendersi affermando che quel determinato video è fatto con AI. Allo stesso modo alcuni politici onesti verranno demoliti da finti video creati ad arte per screditarne l’immagine.
Naturalmente noi non possiamo avere il controllo dell’intera rete, milioni di utenti ogni giorno possono creare immagini e clip fake, ma possiamo quantomeno chiedere alla nostra classe dirigente di evitare l’uso dell’AI per questo genere di pratiche. Purtroppo in Italia c’è anche una bassa alfabetizzazione digitale, che non fa altro che alimentare la condivisione di questi contenuti che vengono poi spacciati in molti casi per veri. Da questo punto di vista l’Europa ha già introdotto l’obbligo di etichettare chiaramente questi video e queste immagini per distinguerle da quelle reali. Molto però si può ancora fare da questo punto di vista.
Questo è un mondo inesplorato che avrà bisogno di leggi proprie che dovranno essere “costruite” nei prossimi anni. Il consiglio che possiamo dare oggi è frenare l’istinto a condividere spasmodicamente qualsiasi cosa, chiedersi sempre se il contenuto che si è visto sia reale o meno, magari con un controllo incrociato. Spesso la stessa AI è in grado di suggerirci se quella determinata immagine o quella clip sia stata manipolata o meno da un’intelligenza artificiale. Una cosa è certa: la ricerca della verità nell’informazione non è mai stata così complicata come oggi.




